Il selfie con Nilton e la laguna al tramonto, prima che il valido autista riparta verso UyuniIl selfie con Nilton e la laguna al tramonto, prima che il valido autista riparta verso Uyuni

| 19 Settembre 2026

In viaggio con Nilton, scampiamo la neve e puntiamo sul Cile

Finalmente possiamo riprendere il viaggio, ci aspettano 90 chilometri senza niente di interessante sul percorso, più che altro è una tappa di trasferimento e non essendo ancora certi delle condizioni di Umberto, affrontiamo la giornata con calma. Il percorso mantiene sempre la stessa direzione, piccoli tratti di asfalto interrompono lo sterrato e, almeno nelle prime ore, il vento è dalla nostra parte. Da lontano vediamo sollevarsi grandi nuvole di polvere.

Per qualche istante, pensiamo possa trattarsi di una nuova tempesta di sabbia, poi ci accorgiamo che quelle nuvole avanzano rapidamente verso di noi. Sono i camion che, per evitare le buche della strada principale, percorrono delle piste laterali nella sabbia a una velocità davvero impressionante.

Passano i chilometri, a dir la verità piuttosto monotoni, ma siamo contenti perché le condizioni di Umberto si rivelano migliori di quanto pensassimo e raggiungiamo San Cristóbal prima del previsto.

A fine giornata riguardiamo le foto, sorridendo per quelle tre isolate nuvolette che hanno regalato un tocco artistico agli scatti fatti a fine tappa, inconsapevoli del significato di quell’importante segnale premonitore.

La ripartenza va meglio di quanto pensassimo. Umberto sta bene, raggiungiamo San Cristobal in breve tempo, il viaggio prosegue
La ripartenza va meglio di quanto pensassimo. Umberto sta bene, raggiungiamo San Cristobal in breve tempo
La ripartenza va meglio di quanto pensassimo. Umberto sta bene, raggiungiamo San Cristobal in breve tempo, il viaggio prosegue
La ripartenza va meglio di quanto pensassimo. Umberto sta bene, raggiungiamo San Cristobal in breve tempo

Una tempesta inattesa

La mattina successiva controlliamo con attenzione le previsioni dei giorni seguenti. Ci aspetta ancora un’altra tappa di trasferimento prima di abbandonare definitivamente la civiltà per affrontare le ultime cinque durissime tappe in quota del nostro viaggio, dove avevamo previsto anche di dormire in tenda.

Le condizioni del vento sono migliorate, poi però Umberto controlla anche le previsioni delle precipitazioni e delle temperature e il sangue ci gela, per qualche minuto ci manca il fiato e non per la quota. A quattro giorni di distanza è prevista una perturbazione importante proprio sul nostro percorso, forse nella zona più bella dell’intero viaggio.

Tutti i servizi meteorologici che consultiamo concordano: è attesa una nevicata eccezionale, con un accumulo che potrebbe arrivare addirittura a mezzo metro. La preoccupazione sale, dobbiamo trovare una via di fuga. Non possiamo rischiare di rimanere bloccati a quelle quote sotto mezzo metro di neve.

Le temperature notturne scendono normalmente fino a circa -15 °C e con una perturbazione di quella portata, durante il giorno difficilmente si supererebbero i meno 5. In quelle condizioni neppure i ciclisti più stoici potrebbero continuare in sicurezza il viaggio e i rifugi presenti lungo il percorso offrono un riparo ma non sono riscaldati e non hanno servizi. A questo si aggiunge il problema della frontiera. Con una nevicata così intensa, la dogana potrebbe chiudere e lasciarci dall’altra parte per diversi giorni, impedendoci di proseguire verso il Cile e di prendere il volo per il rientro in Italia alla fine del viaggio.

Una soluzione alternativa

Iniziamo così a cercare una soluzione che ci permetta di raggiungere la destinazione in sicurezza. Inizialmente pensiamo di unire più tappe, ma è impossibile percorrere distanze così lunghe con poche ore di luce a quelle altitudini. Una soluzione potrebbe essere quella di raggiungere direttamente la frontiera cilena più vicina, a Ollagüe, rinunciando però alle lagune. Così facendo, riusciremmo ad entrare in Cile in poco più di tre giorni, ma poi dovremmo percorrere circa 120 chilometri in una zona praticamente deserta, proprio mentre sta arrivando il maltempo.

Poi, l’idea giusta: dobbiamo riuscire a raggiungere con un mezzo la Laguna Colorada e, da lì, potremo affrontare in due giorni le ultime tre tappe fino a San Pedro de Atacama. Questa soluzione ci permetterà di arrivare al confine il giorno prima dell’inizio della perturbazione e di continuare il viaggio, ma il problema ora è trovare qualcuno disposto a portarci fin lassù.

Iniziamo a fermare gli autisti dei 4×4 che sostano per una breve pausa in centro, spiegando la nostra situazione. Contemporaneamente proviamo a contattare le agenzie turistiche di Uyuni, ma per quella giornata non ci sono collegamenti utili. Alcuni degli autisti che incontriamo ci spiegano che forse nel pomeriggio passeranno dei loro colleghi diretti verso la dogana e che probabilmente avrebbero spazio per caricarci. Ma l’idea di attendere nella speranza non ci piace, così continuiamo con insistenza la nostra disperata ricerca.

Poi, uno degli autisti ci propone di scrivere nel gruppo WhatsApp dei conducenti la nostra richiesta. Sbircio sul telefono dell’autista e vedo che in quella chat ci sono 1.700 iscritti. Tiro un respiro di sollievo: tra tanti, prima o poi qualcuno disponibile dovrà pur esserci.

A cento all’ora sulla sabbia

Dopo appena cinque minuti, arriva la chiamata di Nilton, un autista che partirà da Uyuni e raggiungerà San Cristóbal per accompagnarci verso la Laguna Colorada. Un viaggio di 300 chilometri, solo andata, che richiede una buona scorta di gasolio, per cui Nilton già ci avvisa che tarderà un po’ la partenza per fare scorta di carburante.

Attendiamo alcune ore, nella speranza che non ci siano ulteriori intoppi, poi finalmente arriva e riusciamo anche a caricare le bici dentro. Partiamo tirando un respiro di sollievo per aver trovato effettivamente il passaggio che volevamo.

I primi chilometri di viaggio sono su asfalto, attraversiamo il deserto de Piedras che guardiamo affascinati e un po’ rammaricati dal finestrino, poi, improvvisamente ci ritroviamo su uno sterrato molto accidentato, che in bicicletta sarebbe stato difficile da pedalare. Nilton continua alla stessa velocità come se nulla fosse, mentre il 4×4 dà prova della sua resistenza.

All’inizio facciamo fatica a fidarci, ci aggrappiamo alle maniglie, mentre viaggiamo sullo sterrato a circa 100 chilometri orari, tra pietraie, solchi e lunghi tratti sabbiosi. Ogni tanto Nilton cerca di tranquillizzarci dicendo che conosce quella strada a memoria e dopo qualche chilometro di guida estrema cominciamo a credere che non possa essere solamente fortuna, ma che effettivamente conosca molto bene i salti e le curve del viaggio, perché nonostante qualche controsterzo, sembra mantenere con concentrata disinvoltura il controllo del mezzo.

Il calare del  sole calare sulla laguna ci fa capire che la scelta di ricorrere al passaggio in auto è stata azzeccata
Il calare del sole sulla Laguna Dorada ci fa capire che la scelta di ricorrere al passaggio in auto per questo tratto di viaggio è stata azzeccata
Il calare del  sole calare sulla laguna ci fa capire che la scelta di ricorrere al passaggio in auto è stata azzeccata
Il calare del sole sulla Laguna Dorada ci fa capire che la scelta di ricorrere al passaggio in auto per questo tratto di viaggio è stata azzeccata

Quello che all’inizio era soprattutto timore si trasforma lentamente in un mix di adrenalina, paura e divertimento. Il ricordo della Dakar si ravviva.

Arriviamo alla Laguna Colorada in appena due ore e quarantacinque di viaggio, quando il tempo previsto era di quattro ore. Nilton, glorioso, ci chiede di scattare un selfie con la laguna al tramonto (foto di apertura) prima di ripartire per tornare a Uyuni.  

Il fascino del luogo, così remoto e quasi surreale, ci fa capire immediatamente che abbiamo fatto bene a non rinunciare a questa parte del viaggio. Certo, rimane il rammarico di non essere arrivati fin qui in sella alle nostre biciclette, ma guardando il sole calare sulla laguna, siamo anche consapevoli di aver fatto la scelta più intelligente: in un ambiente come questo, la sicurezza viene prima di qualsiasi programma.

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