La spalla del ciclista è una delle parti più stressate in caso di caduta. A seconda delle differenti e innumerevoli possibili dinamiche, il nostro fisico dissipa qui la forza d’impatto fungendo da protezione naturale. Quando si cade sul fianco e si ha la possibilità di mettere giù la mano, i rischi di infortunio sono sostanzialmente due: la lussazione dell’acromion-clavicolare oppure la frattura della clavicola (in apertura, immagine depositphotos.com)
La clavicola fa parte delle ossa lunghe del corpo umano, è a forma di “S” e forma l’articolazione acromion-clavicolare con la scapola e l’articolazione sterno-clavicolare con lo sterno. Il suo nome deriva proprio dalla forma a piccola chiave musicale.
Sarà capitato se non a voi a qualche amico di subire un incidente di questo tipo. Quando cadde a Santo Domingo nel 2023, Jovanotti riportò la frattura del femore e quella della clavicola. Nel mondo delle corse è ben più ricorrente: l’ultimo caso più eclatante è quello di Jonas Vingegaard, il danese che ha vinto il Giro d’Italia e al Tour de France era in lotta per il podio fino al ritiro, avvenuto per caduta nella 15esima tappa.
Cerchiamo allora di capire in 10 domande e le 10 risposte del dottor Antonio Padolino, ortopedico specialista in Chirurgia della Spalla e del Gomito, che cosa accada in questi casi e come si scelga di procedere.


1) Che cos’è la lussazione dell’acromion-clavicolare?
Una disgiunzione dell’acromion-clavicolare vuole dire che l’articolazione ha una lussazione che può essere di diverso grado in base alla sua entità. Il primo grado è una semplice distorsione dell’articolazione senza lesione dei legamenti, che rimangono sani, leggermente stirati.
2) Si può riprendere subito ad andare in bici?
In caso di lussazione di primo grado che non abbia danneggiato i legamenti, normalmente con un po’ di laser si può guarire in 15-20 giorni. Non è necessario immobilizzare la spalla. E’ normale però che quando ci si alza sui pedali, almeno per i primi giorni si possa risentire di un dolore costante. Per l’articolazione non si creano grossi problemi: l’omero spinge sull’articolazione e in una fase di sforzo prolungato può essere doloroso. Restare a riposo è comunque un suggerimento prezioso.
3) Che cosa succede invece nel secondo e terzo grado?
Nel secondo grado, c’è una lesione del legamento acromion-clavicolare, una vera sublussazione. A quel punto la situazione diventa più preoccupante. Se poi si parla di terzo grado, addirittura viene messo un tutore per avvicinare la clavicola all’acromion e far cicatrizzare i legamenti.
Si ricorre al “tutore di Kenny Howard” che spinge la clavicola verso il basso e l’omero verso l’alto, consentendo un efficace trattamento conservativo. Lo si tiene più o meno per 21 giorni e comporta un irrigidimento della spalla. Ne consegue che quando si toglie il tutore si deve fare tutta la riabilitazione per recuperare la mobilità, la forza della spalla e il tono muscolare di tutto il cingolo scapolare.


Al contempo è necessario il ricorso al laser e alla Tecar per fare assorbire il versamento e ridurre l’infiammazione (questa tecnica, che viene molto usata anche nel massaggio sportivo nasce in realtà proprio per la riabilitazione da forti traumi e fratture). Ma soprattutto non si deve sovraccaricare l’articolazione per farla guarire nel modo più corretto e veloce possibile.
4) Si recupera appieno la funzionalità della spalla?
Nei tre casi si ha il 100 per cento di ripresa. Nel secondo e terzo grado, la clavicola rimane leggermente più alta e non è più in linea come sarebbe naturalmente. Però da un punto di vista funzionale, se si viene seguiti nella guarigione e nella riabilitazione, non ci si porta dietro nessun tipo di problema. Una volta recuperato si riparte da zero: cicatrizzato il legamento, non si ha più alcun problema. Nel primo grado non si ha nessun tipo di lesione quindi a maggior ragione si può stare tranquilli.
5) Perché invece in altri casi si rompe la clavicola?
Le fratture della clavicola avvengono solitamente per trauma ad alta energia, come cadute ed incidenti stradali. Si può rompere in diversi modi e punti, sia dal punto di vista dei frammenti che delle sedi. Le fratture “centrali”, quelle del corpo della clavicola, sono le più frequenti in quanto la densità ossea è inferiore rispetto alla porzione mediale e laterale. Ci possono poi essere fratture a due, tre o più frammenti.
6) Come si interviene?
La prima cosa da fare, quando si ha un trauma alla spalla, è recarsi in Pronto Soccorso per effettuare una radiografia. Se confermata la frattura, la scelta del trattamento può essere duplice: conservativa o chirurgica. Questa valutazione deve essere fatta dallo specialista ortopedico che, in base al tipo, sede, numero e scomposizione de frammenti, può decidere per l’una o l’altra soluzione.


La clavicola ha un’ottima capacità di guarigione con un’immobilizzazione adeguata ed un minor rischio di complicanze di non guarigione. L’intervento chirurgico viene solitamente previsto per le fratture altamente scomposte, con sovrapposizione dei frammenti ossei, che potrebbero forare la cute (vista la vicinanza tra osso e cute) e nei casi di un evidente accorciamento dell’arto superiore.
7) Quali mezzi di sintesi si usano?
Nei bambini e negli adolescenti, con un basso grado di formazione ossea, è preferibile utilizzare una sintesi temporanea: ad esempio un chiodo endomidollare. Nell’adulto o nello sportivo agonista, è preferibile ridurre e sintetizzare la frattura di clavicola con una placca in titanio e le relative viti.
Questo tipo di sintesi permette di riallineare i frammenti e di stabilizzare la frattura permettendone la guarigione, anche se non è priva da rischi, come la mancata consolidazione a causa della riduzione dell’afflusso sanguigno in sede di frattura. I mezzi di sintesi, nella maggioranza dei casi, vanno rimossi una volta guarita radiograficamente e clinicamente la frattura.
8) Quali sono i tempi per il ritorno in bici?
Dopo l’intervento chirurgico, è necessaria un’immobilizzazione del braccio di circa 3 settimane, per consentire la corretta guarigione primaria della frattura e la formazione di callo fibroso prima ed osseo poi. Una mobilizzazione precoce può aumentare il rischio di mancata guarigione.
Dopo le canoniche tre settimane, si può iniziare una mobilizzazione passiva, con il fisioterapista, per recuperare l’articolarità della spalla ed evitare il rischio di rigidità. Dopo 4-5 settimane si può iniziare la riabilitazione in piscina riabilitativa, con acqua a temperatura di 32-34 gradi. I movimenti attivi, fuori dall’acqua, sono consentiti dopo circa 6 settimane.


Il ritorno in bicicletta o comunque all’attività sportiva, deve essere valutato caso per caso, in base al dolore, articolarità della spalla, iniziale guarigione della frattura, comunque non prima delle 8 settimane. Le forze di stress, soprattutto in bicicletta, sulla clavicola sono molto importanti.
9) E’ più rapida la ripresa dalla frattura o dalla lussazione?
Ovviamente va fatto un distinguo da caso a caso. Con le evidenze di oggi, possiamo dire che la ripresa dell’attività fisica post intervento della frattura di clavicola e della lussazione acromion-clavicolare può essere sovrapponibile. A volte si può “rischiare” una ripresa precoce nella frattura di clavicola con un’ottima sintesi rispetto alla stabilizzazione acromion-clavicolare.
10) Possono avvenire anche contemporaneamente?
Un trauma ad alta energia, come quello stradale, può portare ad avere contemporaneamente una frattura dell’estremo laterale di clavicola con rottura dei legamenti coraco-clavicolari, con conseguente lussazione del corpo della clavicola.
In questo caso particolare, si ha la possibilità di trattamento chirurgico unico con il sistema a carrucola che va a sostituire i legamenti coraco-clavicolari e riallineare i monconi della frattura, permettendo una corretta guarigione della frattura. I tempi di recupero non sarebbero comunque superiori ad una delle due lesioni prese singolarmente.







