Rossignoli, dopo 125 anni è tempo di guardare avantiRossignoli, dopo 125 anni è tempo di guardare avanti

| 31 Dicembre 2025

Rossignoli, dopo 125 anni è tempo di guardare avanti

Tra le tante ricorrenze che Milano ha festeggiato nel corso del 2025 che va a concludersi c’è anche quella legata alla storia della Rossignoli. Quando un marchio ciclistico tocca i 125 anni di crescita significa che siamo di fronte alla stessa storia della bici, basta anche guardare una semplice foto di quell’epoca (e nella serata celebrativa ce n’erano tante appese ai muri della bottega di Corso Garibaldi) per fare un salto nel passato e semplicemente immaginare che cos’era la vita in quel tempo, com’era vista la bici, mezzo completamente nuovo ma destinato a cambiare la cultura stessa dell’uomo.

Anche se la bottega attuale ha una data di nascita più recente e la sua immagine è un po’ più al passo con i tempi (ma un po’, senza esagerare…), parlando della Rossignoli si sente forte tutto il carico della sua storia e per questo, sentendola narrare dalle parole del suo attuale presidente Matia Bonato, il fascino è enorme.

Un momento della serata celebrativa, con Matia Bonato al fianco del Sindaco di Milano Giuseppe Sala
Un momento della serata celebrativa, con Matia Bonato al fianco del Sindaco di Milano Giuseppe Sala
Un momento della serata celebrativa, con Matia Bonato al fianco del Sindaco di Milano Giuseppe Sala
Un momento della serata celebrativa, con Matia Bonato al fianco del Sindaco di Milano Giuseppe Sala

«Nacque come una piccola bottega aperta da Giorgio Rossignoli, che era il nonno di mio nonno. Arrivava da un paesino vicino a Pavia che si chiama Arena Po, quel che so è stato tramandato di generazione in generazione. Aprì nella parte sud, quindi in zona Navigli, facendosi aiutare dai figli, in particolare da Ettore Rossignoli, per aprire anche altre botteghe nella zona, in via Santa Croce e poi corso San Gottardo, che poi è stato distrutto dai bombardamenti del ’44».

Com’era strutturata l’attività?

Si è sempre trattato inizialmente di piccole botteghe di riparazione affiancate anche a una produzione di bici artigianali a marchio Rossignoli, quindi come facevano tanti altri. Non c’era niente di eccezionale in questo, era una cosa molto tipica. Le bici venivano assemblate all’interno della nostra bottega e gli veniva messo sopra il marchio con il cognome della famiglia. Il cambio di passo c’è dopo la Seconda Guerra Mondiale, con mio nonno Sergio Rossignoli. Torna dal fronte e trova tutto distrutto e allora decide di riaprire in Corso Garibaldi, dove siamo adesso, e da lì inizia la seconda parte della nostra avventura che prosegue ancora oggi.

La bottega anteguerra, nella zona dei Navigli, già allora un punto di richiamo per tutta la città
La bottega anteguerra, nella zona dei Navigli, già allora un punto di richiamo per tutta la città
La bottega anteguerra, nella zona dei Navigli, già allora un punto di richiamo per tutta la città
La bottega anteguerra, nella zona dei Navigli, già allora un punto di richiamo per tutta la città
La vostra azienda come si è evoluta, ha mai cercato di espandersi anche attraverso il ciclismo agonistico?

Mio nonno si è sempre opposto. Diceva che per entrare nel ciclismo agonistico, come poi hanno fatto alcuni suoi coetanei come Ugo De Rosa o Ernesto Colnago, bisognava mettere tanti, tanti soldi e questo usciva dalla sua visione di business. Diceva anche che a fare il passo più lungo della gamba si rischiava troppo e lui non se la sentiva, nonostante fossero gli anni 60 e 70 in cui i marchi italiani hanno fatto il salto. Lui invece ha sempre avuto un approccio più conservativo sotto questo aspetto.

Come pensava allora di promuovere il suo marchio e quindi anche di allargarsi verso altri orizzonti?

Questo lo abbiamo sempre avuto nel nostro DNA, anche nella mia gestione attuale. Invece di avere piccoli rivenditori in giro o una rete di distribuzione, abbiamo sempre spedito direttamente al cliente, per cui ancora oggi spediamo abitualmente in tutta Europa. Abbiamo anche clienti americani, ma finisce che se la caricano sull’aereo a Milano perché i costi di trasporto sono diventati inarrivabili. Ma in tutta Europa spediamo ogni settimana: il nostro prodotto a oggi è quasi di nicchia perché sono bici fatte vicino a Milano con una certa linea, un certo gusto. Vendiamo soprattutto in Francia e Germania.

La produzione Rossignoli ha sempre mantenuto un carattere artigianale: il suo punto di forza
La produzione Rossignoli ha sempre mantenuto un carattere artigianale: il suo punto di forza
La produzione Rossignoli ha sempre mantenuto un carattere artigianale: il suo punto di forza
La produzione Rossignoli ha sempre mantenuto un carattere artigianale: il suo punto di forza
La vostra è un’azienda che da questo punto di vista si stacca dalla normale diffusione, mantenendo questo carattere molto artigianale. Quanto ha influito nel vostro mercato l’affermazione dei social e delle vendite online?

Veramente una bella domanda, perché è un po’ una marea che ci ha travolto tutti. Noi siamo piccoli, non abbiamo grandi budget da investire, abbiamo deciso di affidarci a piccoli professionisti di cui ci fidiamo e che conoscono la nostra realtà, invece che agenzie medie o grandi che hanno approcci più standardizzati e meno capaci di ascoltare le esigenze di un cliente di dimensioni ridotte ma comunque molto particolari come la nostra.

Il confronto vi penalizza?

Per molti versi. I grandi player sono pervasivi, hanno budget enormi, hanno anche politiche di prezzo a cui è difficilissimo far fronte e non vogliamo farlo, nel senso che si trovano online articoli che costano meno di quanto noi li compriamo dai nostri fornitori per rivenderli in negozio. Quindi la dinamica dell’online è piuttosto malata. Sull’online comunque una quindicina di anni fa abbiamo iniziato a lavorarci e si raccoglie bene ma all’inizio vendere una bici era molto difficile, perché il mantra era “la bici va provata”. Tante volte la gente compra online, ma prima ci ha telefonato, scritto via mail, contattato sui social, oppure è venuta a trovarci in negozio un paio di volte, poi dopo conclude per via telematica.

Le bici Rossignoli vengono spedite in tutta Europa, già da prima dell'avvento dell'e-commerce
Le bici Rossignoli vengono spedite in tutta Europa, già da prima dell’avvento dell’e-commerce
Le bici Rossignoli vengono spedite in tutta Europa, già da prima dell'avvento dell'e-commerce
Le bici Rossignoli vengono spedite in tutta Europa, già da prima dell’avvento dell’e-commerce
Quali sono le bici che oggi vendete di più?

La maggior parte sono bici con telaio in acciaio a congiunzione in saldo brasate. Poi dopo si cerca di mettere due belle ruote a doppia camera, copertoni buoni e via una serie di componenti che fan sì che la bici sia riconoscibile.

Che cosa rappresenta essere per la vostra famiglia alla quinta generazione legata all’impresa ciclistica, alla bottega, a questa passione?

Mi piace pensare che Rossignoli ha dato il suo minuscolo contributo anche alla nostra città. La tradizione e la storia sono importanti, sono le radici, per cui è importante prendersene cura. Abbiamo fatto un bel lavoro d’archivio, trovato delle belle foto, le abbiamo esposte durante la serata che abbiamo fatto di festeggiamento alla presenza del sindaco. Ma non bisogna fermarsi lì, altrimenti diventi un dinosauro. Io in particolare ci tengo moltissimo a curare il sito Internet e gli e-commerce, perché il presente è quello. Abbiamo tutto un reparto da due anni dedicato alla biomeccanica, con due persone formate che fanno corsi annuali di meccanici, che curano l’officina di altissima gamma, che si fanno tutti i corsi Shimano, Sram e Bosch. Poi la bottega è anche altro…

I 5 Rossignoli che oggi lavorano in azienda: da sinistra Giorgio, Matteo, Giovanna, Renato e Matia
I 5 Rossignoli che oggi lavorano in azienda: da sinistra Giorgio, Matteo, Giovanna, Renato e Matia
I 5 Rossignoli che oggi lavorano in azienda: da sinistra Giorgio, Matteo, Giovanna, Renato e Matia
I 5 Rossignoli che oggi lavorano in azienda: da sinistra Giorgio, Matteo, Giovanna, Renato e Matia
Cioè?

Da noi, al di là della bici Rossignoli, abbiamo tanti clienti che vengono semplicemente per le riparazioni, ma anche per parlare di viaggi, corse, gare. Noi stessi pedaliamo molto e quindi io ci tengo molto che i nostri meccanici siano altamente formati e quindi sappiano mettere mano indifferentemente su una bici di altissima gamma da corsa gravel, ma anche sulle nuove cargo elettriche che hanno complessità non indifferente. Sono arrivato fin qui per dire che le tradizioni van bene, teniamone conto, sono un fiore all’occhiello, però l’albero deve crescere, sennò se ci si ferma alle radici non si arriva alla sesta generazione…

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