So.De (Social Delivery) ha festeggiato da poco il suo quinto anno di attività. Per quella che è una realtà che ha voluto, e vuole, cambiare la prospettiva dalla quale guardare il servizio dei corrieri si tratta di un traguardo importante che merita delle riflessioni. So.De opera nella città di Milano, occupandosi principalmente delle consegne nell’ultimo miglio. Si tratta di un servizio cresciuto sotto diversi punti di vista nel corso di questi cinque anni, toccando il tema dei rider, della mobilità urbana e di una città con una mentalità difficile da cambiare.
In questi giorni di caldo estremo si parla tanto della fragilità di certe figure, tra queste ci sono certamente i corrieri, e per So.De l’attenzione al proprio personale passa anche dal trovare un equilibrio tra il servizio e la garanzia di salute e benessere del lavoratore.
«E’ difficile pensare di poter sospendere l’attività – ci dice Elia Cipelletti, co-founder di So.De e responsabile della logistica – ma l’attenzione verso i nostri corrieri è massima. Forniamo loro creme solari, sali minerali, una mappa dei punti acqua in città e anche le isole fresche messe in atto dal comune. C’è anche una maggiore elasticità nei tempi di ritiro e consegna».


Caldo che ha accompagnato anche la festa dei vostri 5 anni di attività…
Abbiamo festeggiato lo scorso 24 giugno con un ritrovo in sede per celebrare questo traguardo tutti insieme. Negli anni So.De è cresciuta davvero molto, ora siamo arrivati ad avere 26 dipendenti, dei quali 22 impegnati nella logistica, 2 magazzinieri e 2 dispatcher. Il nostro vanto è che abbiamo anche un turnover basso.
Segnale positivo.
Vuol dire che chi viene a lavorare qui si trova bene e difficilmente se ne va. Abbiamo tutti i dipendenti con contratti full time o part time e dei 26 totali in 18 sono a tempo indeterminato.


Cinque anni sono tanti, com’è cambiato l’ambiente che vi circonda e nel quale lavorate?
Sono le nostre esigenze ad essere diverse, in questi anni abbiamo fatto anche tante cose ma la strada è ancora lunga, per prendere in considerazione l’utente debole della strada o un’utenza diversificata. L’evoluzione della città di Milano è ancora legata a veicoli a motore, anche nel campo della logistica. Il corriere è visto ancora, non sempre, come colui che guida il furgone.
Avete avuto dialoghi con il Comune?
Ci sono stati dei momenti, ma non con una grande continuità, non si è mai arrivati a fare qualcosa di rivoluzionario o di significativo in senso di sviluppo urbano. La cargo logistica non viene presa in considerazione.


In che senso?
Le ciclabili che sono state realizzate non hanno la dimensione giusta per ospitare una cargo-bike. Quindi i nostri corrieri si spostano per la maggior parte del tempo su strada. Anche se siamo consapevoli che dovremmo usare la ciclabile quando presente.
La vostra esperienza potrebbe essere un punto di riferimento per disegnare una città diversa…
Siamo sempre stati a disposizione per parlare con le istituzioni e con le persone che disegnano l’urbanistica della città in modo da far capire le differenze tra un furgone e una cargo bike o una bici. La bicicletta potrebbe essere un mezzo capace di cambiare la mobilità a Milano, le potenzialità ci sono.


Si tratta di una mancanza di coraggio o di interesse?
A mio avviso coraggio, gli esempi ci sono: sia dal basso come noi corrieri, ma anche dall’alto con realtà simili a quella di Milano che sono riuscite a cambiare. La bicicletta è un modello per una città a misura d’uomo, con una mobilità sostenibile e soprattutto non aggressiva.
La ciclologistica può davvero trasformare le città?
Assolutamente, sia in termini di occupazione delle strade, visto che è meno invasiva dei corrieri tradizionali. La nostra, ma anche altre realtà che operano nel nostro campo, sono tutti esempi positivi. Tuttavia non c’è mai stato un incentivo per realizzare una città diversa. Servirebbe una competizione positiva, per spronare le altre realtà a cambiare.


Da dove si potrebbe passare?
Da bandi pensati per agevolare, tramite KPI e premialità, chi mette in campo soluzioni per una città più vivibile. Le grandi aziende ora non sono incentivate a cambiare, perché a loro costa più che rimanere nello status attuale.
Che margini ci sono?
Ampi e dimostrabili. Gli studi di velocità fanno vedere che una logistica attraverso cargo bike accorcia i tempi ed è sostenibile, senza dimenticare che è anche più elastica nei tempi di consegna. I commercianti negli anni ci hanno dato fiducia e non se ne sono pentiti. Anche chi parte scettico poi trova il nostro servizio funzionale e di livello alto.


Gli occhi dei rider
So.De è cresciuta come realtà e si è intrecciata con il tessuto di Milano e le sue aziende, dapprima il lavoro era legato a una parte sociale molto forte (ancora viva e intensa) ma adesso anche la cargo logistica è diventata sempre più importante e centrale.
«Non che prima non lo fosse – ci spiega Alberto Baroni, dispatcher e responsabile di uno degli hub di So.De – ma il cammino è stato netto. Lavoro qui da due anni e posso dire che siamo davanti a un’evoluzione grande. Prima lavoravamo con due aziende importanti, alle quali si univano realtà più piccole. Ora i clienti sono diventati sempre di più, con un aumento anche dei trasporti e della complessità a essi collegata. Facciamo ritiri e consegne sempre più rapidi e siamo diventati praticamente capillari all’interno della città».
«Siamo cresciuti – prosegue – perché da un solo hub sui Navigli ora ne abbiamo quattro, due principali (Navigli e Dergano, ndr) e altri due più piccoli (Bonola e Monza, ndr). L’ultimo nato, a Monza, ci permette di sperimentare la cargo logistica su una città che sulla carta è a perfetta dimensione di bicicletta».
«Il servizio – conclude Baroni – è elastico e flessibile in termini di orari e tipologie di merci spostate. Le difficoltà non mancano, perché oltre al disegno della mobilità urbana ci sono anche altri punti delicati. Uno di questi sono gli stalli, ovvero dove parcheggiare le cargo bike per effettuare ritiri e consegne. La strada è lunga, ma noi siamo sicuri di avere la forza di andare avanti e pedalare nella giusta direzione».







