De Marchi, FriuliDe Marchi, Friuli

| 21 Febbraio 2026

Da pro’ a ex pro’: le strade di casa cambiano aspetto. Il racconto di De Marchi

Pedalare sulle strade su cui sei passato centinaia, forse migliaia di volte… ma all’improvviso farlo in modo diverso. Nuovo, per certi aspetti. Alessandro De Marchi è stato per oltre vent’anni un ciclista agonista e per quindici un professionista. Adesso però le sue strade hanno un sapore insolito (in apertura e nel resto dell’articolo, foto di Alessandro De Marchi).

Ed è proprio questo il nocciolo della questione: da pro’ ad ex pro’, cosa cambia nel pedalare sulle strade di casa? Come le vive Alessandro? A noi hanno colpito le sue foto, qualcosa che forse prima non traspariva: immagini che ispirano calma, bellezza, riflessione… Certo, il “Dema” è aiutato anche dalla bellezza di casa sua, il Friuli Venezia Giulia e più precisamente Buja, ai margini orientali della Carnia.

Anche la sua vita è diversa. Pensateci: allenamenti lunghi, alimentazione al grammo, viaggi, aerei, valigie da fare e disfare, l’adreanlina della gara, la gioia di un successo, la delusione di una sconfitta, i ritiri di squadra…

De Marchi
Il Friuli di Alessandro De Marchi è un luogo spesso silenzioso e isolato e questo per l’ex professionista non è affatto un difetto
De Marchi, Friuli
Il Friuli di Alessandro De Marchi è un luogo spesso silenzioso e isolato e questo per l’ex professionista non è affatto un difetto
E appunto dopo tanti anni ripassi sulle strade che avrai fatto migliaia di volte, magari con l’occhio sul computerino e lavori precisi. Adesso come le vivi?

Adesso le vivo esattamente più piano, con calma. La cosa principale è che non devo stare lì a guardare numeri e dati, anche se ammetto di avere ancora quella voglia di non arrivare a casa con 25 di media. Però, al di là di questo, se c’è una foto bella da fare adesso la faccio e non sto lì a dire: «Sono nel pieno di una ripetuta e non posso fermarmi». Ho meno fretta e non sono legato a niente: esco per fare un giro in un posto, immaginando la giornata, scegliendo magari dove c’è la luce giusta.

Quindi anche il giro lo programmi in base a quello che vuoi vedere, ai profumi che vuoi sentire o magari alle persone che speri di incontrare?

Sì, anche se in questa fase sono ancora abbastanza solitario. Un po’ per abitudine, un po’ perché ora vado in bici anche per staccare, per stare in pace e riflettere, anche su quello che riguarda la squadra.

De Marchi, Friuli
Il computerino c’è per De Marchi, ma non è più lui a dettare i ritmi. Meglio la semplicità di una banana
De Marchi, Friuli
Il computerino c’è per De Marchi, ma non è più lui a dettare i ritmi. Meglio la semplicità di una banana
Ricordiamo che sei salito sull’ammiraglia come direttore sportivo della Jayco-AlUla, il team per cui correvi fino a pochi mesi fa…

Va bene stare da soli, però i giri e i luoghi dipendono molto dalle sensazioni del mattino. A Natale c’era Elia Viviani con sua moglie Elena Cecchini e sono uscito un paio di volte con loro. Oppure a volte vado con i ragazzi pro’ del posto, come Davide Toneatti. Però generalmente l’uscita è tutta una cosa mia: la direzione la decide la sensazione del giorno. Forse il meteo è diventato la vera discriminante, quello che ti dice dove andare o non andare.

L’Italia collinare è piena di paesini “a mezza costa” dove la strada finisce: quelli che se li vuoi raggiungere devi andarci apposta. Li hai messi in lista? Ti viene voglia di scoprirli?

Sì, sto iniziando a pensarlo: «Di là non sono mai andato, magari posso farlo». Va detto però che molti di questi borghi sono in montagna e non è ancora stagione. Per esempio, la scorsa settimana ho fatto una salita sopra il paese che non frequentavo da anni. Passandoci sotto mi sono ricordato che da giovane andavo di là, quindi sono salito. Poi mi sono chiesto se esistesse una strada per scendere dall’altra parte, visto che ero solito ridiscendere dallo stesso lato e ho provato.

De Marchi, Friuli
Salendo in Carnia il paesaggio si fa più montagnoso. Buja è ai margini orintali di questa regione storica (foto Visit Zoncolan)
De Marchi, Friuli
Salendo in Carnia il paesaggio si fa più montagnoso. Buja è ai margini orintali di questa regione storica (foto Visit Zoncolan)
E com’è andata?

In cima c’era la neve, ma ho capito che probabilmente si può passare con la gravel. Mi sono preso l’appunto e questa primavera riproverò. Sono cose che prima non facevi, perché non potevi permetterti di perdere mezza giornata per una stradina che non porta da nessuna parte. Avevi tabelle da rispettare e un tempo più scandito. E’ quasi un tornare a scoprire casa tua, in qualche modo.

Cambia la sosta al bar?

In realtà non molto. Anche perché nel mio caso era rara prima ed è rara anche adesso, anche perché siamo ancora in inverno. Forse d’estate succederà più spesso che mi fermi, ma per ora resta una cosa legata alla compagnia. Comunque, ripeto, sono uno che non ha mai fatto grandi soste.

Alessandro De Marchi ha un giro del cuore?

Sì, molto classico e abitudinario. Copiando un po’ Pinotti (tecnico della Jayco-AlUla e anch’egli ex pro’, ndr) che ha la Roncola come posto del cuore e su Strava fa solo la “Roncola Classic”, così ha ribattezzato quel giro. Io ho la zona di Chialminis, dove iniziano i Colli Orientali e il Ramandolo. Faccio sempre la salita di Chialminis: è il mio “Chialminis Classic”! Anche se parti tardi è perfetto, circa un’ora e mezza totale: mezz’ora per arrivare, 25 minuti di salita, giro in montagna e rientro. E anche il giro del pomeriggio, per dire, quando è tardi e hai poco tempo.

De Marchi, Friuli
Lo splendido e maestoso letto del Tagliamento. Una foto così in altri tempi difficilmente avrebbe potuto scattarla De Marchi
De Marchi, Friuli
Lo splendido e maestoso letto del Tagliamento. Una foto così in altri tempi difficilmente avrebbe potuto scattarla De Marchi
Vivi in un posto magnifico, Alessandro. Mauro Corona definirebbe la Carnia come la montagna non ancora firmata. Quando ti fermi a fare una foto ci rifletti o rischi di dare per scontato questo aspetto?

No, è una cosa che ho sempre realizzato e continua a emergere ogni volta. Sono legato a questa terra anche per questo: la geografia ci aiuta a stare lontani da tutto e non è un contro, per me è un grande pro.

Di questo andare in bici senza computerino abbiamo detto parecchio…

In questi mesi ho riscoperto la bellezza dell’attività sportiva all’aperto senza il dovere di fare numeri. Sono tornato al concetto di uscire perché ho voglia di uscire: aria, vento, freddo o caldo, non importa. Prima il piacere c’era comunque, ma era nascosto sotto il senso di prestazione e di dovere che c’è dietro. Ora è bellezza pura.

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