Frank Lotta, Radio Deejay, ScendogiulabiciFrank Lotta, Radio Deejay, Scendogiulabici

| 15 Febbraio 2026

Da Radio Deejay a Taranto: il Natale di Frank Lotta in #Scendogiulabici4

Francesco “Frank” Lotta è una delle voci di Radio Deejay, dato che conduce la trasmissione Deejay On The Road ogni domenica sera, ma da oltre dieci anni è anche un viaggiatore instancabile su due ruote. Dal Cammino di Santiago a piedi nel 2013 è nata quella che lui definisce “una meravigliosa malattia”: partire per raccontare storie. Con il format “#Scendogiulabici” ha trasformato le festività natalizie in un tempo di strada e incontri.

La quarta edizione ha visto Lotta partire da Milano il 21 dicembre e arrivare a Taranto il 6 gennaio, dopo oltre 2.000 chilometri pedalati tra Tirreno e Adriatico, Appennini e pianure, pioggia e sole raro. Un viaggio a zigzag che è diventato, ancora una volta, un modo per guardare l’Italia da vicino, lentamente.

Frank Lotta, Radio Deejay, Scendogiulabici, Caparezza
Francesco “Frank” Lotta, a destra, negli studi di Radio Deejay con il rapper e cantautore Caparezza
Frank Lotta, Radio Deejay, Scendogiulabici, Caparezza
Francesco “Frank” Lotta, a destra, negli studi di Radio Deejay con il rapper e cantautore Caparezza
Frank, nei precedenti tre viaggi di #Scendogiulabici hai pedalato lungo l’Adriatico, poi lungo la Francigena ed infine cavalcando gli Appennini. Com’è nata l’idea di #Scendogiulabici4?

Come tutte le cose, per partire ho bisogno di uno stimolo forte. Il 21 dicembre è diventato una specie di rito: si parte quando inizia l’inverno e si arriva per l’Epifania. Quest’anno è nato tutto come un gioco con Claudio Lauretta. Gli ho chiesto di imitare Lino Banfi e di “convincermi” a partire, come se fosse diventata una tradizione irrinunciabile. E’ uscito un reel in cui sembrava davvero lui a spronarmi. Molti ci hanno creduto (anche noi, lo ammettiamo, ndr). In realtà era uno scherzo, non avrei mai osato disturbare il “nonno d’Italia” per questa cosa, ma la voglia di mettermi in viaggio era autentica.

Perché scegliere proprio il Natale per pedalare da solo?

Il primo anno è nato quasi per reazione. Ero stufo di vedere il Natale trasformarsi solo in consumo: regali, corse, pranzi, stress. Dovrebbe essere raccoglimento, tempo per stare con le persone a cui vuoi bene. Per me, oltre alla famiglia, sono anche gli sconosciuti. Così ho deciso di passarlo in strada. Il primo anno, era il 2022, da Milano a Bari lungo l’Adriatica, la sera del 25 dicembre mi ritrovai a mangiare una pizza con un pensionato di Modena che mi ospitò perché la struttura dove avevo prenotato era chiusa. Da lì ho capito che la strada, soprattutto in quei giorni, amplifica tutto: solitudine, incontri, generosità.

Frank Lotta, Radio Deejay, Scendogiulabici,, Firenze
Alla vigilia di Natale si trovava a Firenze. Alla fine i chilometri saranno oltre 2.000
Frank Lotta, Radio Deejay, Scendogiulabici,, Firenze
Alla vigilia di Natale si trovava a Firenze. Alla fine i chilometri saranno oltre 2.000
Quest’anno hai raddoppiato quasi la distanza. Come hai costruito il percorso?

Ho una regola personale: cerco di non visitare mai lo stesso posto. E’ facile affezionarsi e tornare dove sei stato bene, ma così rischi di perdere altre meraviglie. Mi sono chiesto dove non fossi ancora stato in inverno. Ho unito l’Argentario, l’Appennino tra Romagna e Toscana, passaggi continui da un mare all’altro. Alla fine mi sono ritrovato con una traccia di oltre 2.000 chilometri, quando per arrivare a Taranto ne basterebbero la metà. Ma volevo mettermi un po’ in difficoltà, cambiare prospettiva, attraversare regioni che non avevo mai pedalato in quella stagione.

Hai trovato condizioni meteo complicate…

Direi che ho pedalato per l’80% sotto la pioggia. E’ stato un viaggio bagnato, freddo, a tratti pesante. Ma è anche questo il senso: partire in inverno significa accettare che non sarà comodo. In totale poco più di 2.000 chilometri e circa 20.000 metri di dislivello. Non è un’impresa estrema, c’è chi fa il giro del mondo, ma le avventure possono essere anche dietro casa, se le vivi con lo spirito giusto.

Che effetto fa concludere il viaggio, girarsi ed essersi accorto di aver attraversato tutta l’Italia. Che fotografia hai avuto del Paese?

Viene da piangere per la bellezza. Ho la fortuna di viaggiare molto anche per lavoro, ho pedalato in Patagonia e in Giappone (di quest’ultimo, a marzo uscirà un libro ed il docufilm “Tratti”. storia del viaggio con il cicloesploratore Willy Mulonia ed il fotografo Paolo Penni Martelli, ndr) ma la diversità che abbiamo in così poco spazio è unica.

Ad esempio?

Attraversi l’Appennino tosco-emiliano, poi l’Umbria, l’Abruzzo, la piana di Castelluccio, fino alla Puglia che cambia luce e colori. Ogni cento chilometri cambia il paesaggio, cambiano le case, cambia il dialetto. Io non sono un poeta, quindi racconto con le immagini: nei miei documentari parlo poco e lascio spazio ai silenzi e ai panorami. Credo che l’Italia vada mostrata più che spiegata.

C’è stato un incontro simbolo di questa edizione?

Ho smesso di cercare l’incontro che ti cambia la vita. Ho capito che ogni persona, se la ascolti davvero, ha qualcosa di straordinario. Quest’anno, sotto una pioggia torrenziale, mi sono trovato bloccato lungo un canale artificiale. Il custode mi ha raggiunto, ha aperto il cancello e mi ha aiutato a passare, evitando chilometri di fango. Un gesto semplice, spontaneo. E’ questo che mi porto a casa: piccoli atti di gentilezza che diventano enormi quando sei solo in mezzo alla strada.

Dal punto di vista tecnico, con che mezzo hai affrontato i 2.000 chilometri?

Ho pedalato con una 3T Racemax 2. Non è una bici da viaggio tradizionale, ma per un percorso quasi tutto su asfalto volevo qualcosa di più reattivo. Ho curato molto il setting: scarpe da strada, posizione più aggressiva, abbigliamento orientato al mondo road. Non sono un atleta, ma dopo dieci anni di viaggi un minimo di esperienza l’ho maturata. So che la comodità conta, ma anche l’efficienza quando i chilometri raddoppiano.

A Radio Deejay non sei l’unico pedalatore. Che ci dici di Linus?

Lui ha iniziato a pedalare prima di me. L’anno scorso mi becca nei corridoi e, dato che voleva fare Milano-Riccione in gravel, mi fa: «Mi daresti una mano a fare la traccia?». «Come no!» gli rispondo. Sapevo che voleva farla da solo ma, mano a mano che la data della partenza si avvicinava, avvertivo che forse avrebbe avuto bisogno di un supporto e mi sono offerto di accompagnarlo per il primo giorno.

Come è andata a finire?

Alla fine della prima tappa, a cena, gli faccio: «Allora domattina riprendo il treno per Milano?». E lui: «Dai, fallo anche domani». E così facendo siamo arrivati fino a Riccione. Un viaggio breve ma in cui ci sono successe tante di quelle cose che ci vorrebbe un’altra ora di chiacchierata…

E invece per #Scendogiulabici5 cosa bolle in pentola?

Per #Scendogiulabici5 ho già le idee abbastanza chiare ed in effetti nel finale del mio video lo lascio intendere. Diciamo che non mi dispiacerebbe farlo in compagnia…

Frank Lotta

#Scendogiulabici4

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