Che Peccioli abbia un peso specifico importante nel mondo del ciclismo è cosa risaputa, la Coppa Sabatini è una classica di lunga data del calendario professionistico. Ma la località toscana è anche altro, è epicentro di un territorio che si presta in maniera splendida al cicloturismo e non solo a quello su strada. E’ da questa idea che nasce il Peccioli Gravel Clinic previsto dall’1 al 3 maggio: tre giorni da dedicare alla gravel, ma anche alla natura, alle bellezze di questa robusta porzione di Toscana e a tutto ciò che di buono produce.


L’idea ha una doppia genesi: la competenza tecnica di Extragiro e la passione locale di Belvedere Peccioli. Marco Vignoli spiega come si è partiti per l’edizione zero.
«Io direi che nasce dal sistema Peccioli – spiega – quindi diciamo Comune, Belvedere e Fondazione. Noi facciamo tante attività per il territorio e da qualche anno abbiamo cominciato ad avvicinarci anche al mondo delle due ruote al di là della vetrina dei campioni del pedale. Abbiamo organizzato dei corsi per gli operatori e abbiamo fatto con il Touring Club una serie di percorsi sul territorio ben segnalati. Nel frattempo siamo entrati in sintonia con Extragiro, che ha curato di recente il congiungimento della pista ciclabile che abbiamo a fondovalle con il paese».
Che cosa vi ha spinto verso questa iniziativa piuttosto originale?
La vediamo come una continuazione del lavoro. Il nostro territorio è adatto per la bici, perché è piacevolmente collinare. Non ci sono grandi asperità, ci sono strade bianche, ci sono strade con poco traffico, ci sono borghi bellissimi e siamo anche in una posizione abbastanza centrale, se uno vuole allungare per vedere un po’ di città d’arte nei dintorni. Quest’idea del Gravel Clinic va in questo senso, stiamo cercando di presentarci come territorio ideale per il cicloturismo.


Come avete pensato di strutturare questi tre giorni?
Avremo una specie di campo base in un agriturismo e cantina che si chiama Le Palaie, è vicino a Peccioli: il posto giusto per ospitare una trentina di iscritti e lo staff. In ognuna delle tre giornate faremo una sorta di briefing, per poi partire tutti insieme senza doverli andare a raccogliere magari in strutture diverse. Anzi, così ci sarà possibilità di fare gruppo. Nello staff ci saranno anche neoprofessionisti chiamati da Extragiro che faranno un po’ da maestri, da istruttori.
Il programma cosa prevede?
Ci saranno tre uscite nei tre giorni: al venerdì l’Anello della Costellazione di 53 chilometri con 1.100 metri di dislivello. Al sabato doppia scelta per l’Anello Peccioli-Volterra fino a Villamagna, o di 63 chilometri per 1.100 metri o di 31 chilometri per 450. Doppia opzione anche per la domenica, si andrà a Terricciola e ritorno, il lungo di 39 chilometri per 750 metri di dislivello e una prova speciale di 31,5 chilometri per 550.


Saranno semplici pedalate?
Fino a un certo punto perché nel corso delle uscite si faranno dei filmati che poi saranno proiettati al ritorno in struttura, per correggere posizioni e impostazione del gesto. Ci sarà comunque una metà giornata che è libera, considerando anche le attività previste per gli accompagnatori. Noi metteremo a disposizione delle guide, sia in paese, sia all’impianto di smaltimento e trattamento rifiuti di Belvedere con le sue gigantesche installazioni artistiche, che saranno punti da far vedere. Poi sono previste degustazioni in altre aziende oltre alle Palaie. L’idea è quella di abbinare una parte sportiva, una parte culturale e una di relax. E per gli accompagnatori che non vanno a pedalare, troveremo certamente qualcosa da fare…
Avete già avuto risposte positive per quel che riguarda le iscrizioni?
Sono aperte da pochissimo, praticamente una settimana. Delle iscrizioni si occupa Extragiro, noi comunque abbiamo un numero chiuso di 30 adesioni per dare a tutti la giusta attenzione, considerando anche che fra loro ci sarà una decina di invitati tra giornalisti e influencer per dare la giusta cassa di risonanza all’iniziativa.


Peccioli è molto famosa per la bici da strada attraverso la Coppa Sabatini. Parlando di gravel e parlando di fuoristrada, il territorio com’è?
Io sono convinto che si presta, perché sulle colline abbiamo tantissimi pezzi di strade bianche. Diciamo che è un territorio non adatto per chi ama l’offroad estremo, ma è ideale per chi sceglie proprio il gravel con l’intento di conoscere il mondo che lo circonda. Poi uscendo dal comune ci sono tante opportunità, perché comunque è la zona che è abbastanza ricca di questo genere di percorsi.
C’è tanto cicloturismo dalle vostre parti?
Non ho riferimenti numerici, ma la sensazione è che c’è un movimento in grande crescendo, fatto non di grupponi ma di piccoli insiemi di appassionati, che vanno da qui a San Gimignano. Noi stiamo cercando di farci conoscere proprio perché sarebbero posti adatti per la dolcezza del territorio, per le cose da vedere, per l’enogastronomia e il livello di accoglienza.







