Un legame profondo, quello delle bici con il cinema. Basti pensare al peso che “Ladri di biciclette” ha avuto nello sviluppo del filone del neorealismo italiano, promuovendolo a livello internazionale quando vinse l’Oscar nel 1950. Su questo legame ha lavorato anche la piattaforma Freedome, leader nell’organizzazione di esperienze outdoor inserendo alcuni itinerari in una serie di proposte legate al cinema in occasione della Mostra di Venezia.
Si tratta di percorsi pensati appositamente per le due ruote ma che in passato hanno avuto un forte peso specifico anche sui grandi schermi, considerando che l’Italia è stata spesso teatro di grandi produzioni soprattutto americane. Pedalare attraverso i luoghi che hanno fatto la storia del cinema permette non solo di vivere un’esperienza attiva e sostenibile, ma anche di immergersi nelle atmosfere sospese dei grandi capolavori della settima arte. Ogni esperienza assume così un doppio significato, unendo il piacere della pedalata al fascino di storie raccontate su quegli stessi percorsi, a grandi attori presenti e a personaggi che hanno preso vita.


Sul Gran Sasso, “rifugio di un killer”
Un esempio lo si può avere nel cuore dell’Abruzzo, all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Inizialmente si potrebbe pensare a questo come il teatro di storici “spaghetti western” di oltre cinquant’anni fa e parzialmente è anche vero, anche se venivano scelti i paesaggi più pianeggianti fra Lazio e Abruzzo. Qui invece, tra vette impervie e borghi medievali in pietra calcarea, il regista Anton Corbijn ha trovato l’ambientazione perfetta per il suo thriller psicologico del 2010, The American, interpretato da un magnetico George Clooney.
La storia racconta di un sicario americano inviato proprio fra Castelvecchio e Castel del Monte per costruire un sofisticato fucile ad alta precisione (non sveliamo ulteriormente la trama del film presente su piattaforme streaming) e proprio questi sono i luoghi toccati dall’itinerario, che parte dallo splendido borgo di Castel del Monte, posto a oltre 1.300 metri di quota. Questo paese è un labirinto di vicoli coperti, che vedendo il film risalteranno subito alla memoria, incluse le sequenze nella stanza d’albergo del protagonista.


I paesaggi dove i colori si differenziano
Lasciato il borgo, la pedalata porta verso le maestose distese di Campo Imperatore, obbligatorio teatro di tanti eventi legati alle due ruote, un immenso altopiano d’alta quota, con intorno le vette del Corno Grande. E’ proprio su questi rettilinei d’asfalto grigio, contornati da una natura brulla e sconfinata, che si vedono alcune delle inquadrature automobilistiche più spettacolari della pellicola. Si va poi a Calascio e la sua celebre Rocca che alcuni ricorderanno anche in altre pellicole come Ladyhawke (foto di apertura) e Il Nome della Rosa e non si può non rimanere colpiti dalla pietra bianca delle case che contrasta in maniera netta con il verde intenso dei pascoli estivi.
Si tratta di un percorso ad anello che copre circa 45 chilometri, il dislivello impegnativo richiede una buona preparazione fisica o l’ausilio di una e-bike. La ricompensa per la fatica è un’immersione totale in un silenzio interrotto solo dal vento, dove il motivo cinematografico lascia progressivamente posto alle esperienze personali.


L’Appia Antica, ogni metro sa di cinema…
Cambiando radicalmente scenario, un altro percorso dal forte sapore di celluloide si sviluppa nel cuore della classicità: la Via Appia Antica a Roma. Una strada che ha già di per sé un peso specifico notevole per il cicloturismo, ma il fatto che sia stata toccata da tante pellicole non fa che accrescerne il suo fascino. Sarebbe troppo facile pensare alle rievocazioni storiche legate all’antica Roma, ma la Via Appia è “personaggio” anche di tanti film di ambientazione più recente, come La Dolce Vita di Fellini o La Grande Bellezza di Sorrentino.
Il viaggio cicloturistico inizia idealmente da Porta San Sebastiano e si addentra in un parco archeologico unico al mondo, dove i sampietrini e i basoli romani originali costringono a una pedalata lenta e contemplativa. Imperdibile la zona delle Catacombe di San Callisto e di San Sebastiano che Sorrentino esaltò nelle loro luci crepuscolari che davano un senso alla struttura del film. Più avanti c’è il Parco degli Acquedotti con le imponenti arcate dell’Acquedotto Claudio che danno sempre un’emozione ripensando a che cosa furono capaci di fare i Romani.


Un’evasione dalla città
L’itinerario della Via Appia Antica è pianeggiante e accessibile a ciclisti di ogni livello, perfetto per le biciclette da trekking o urban. Una passeggiata tra i pini marittimi, le rovine dei sepolcri romani e i prati pettinati dal vento rappresenta una vera e propria fuga dalla quotidianità, per questo scelta da tantissimi romani nelle giornate di festa, come una valvola di sfogo allo stress. Assaporando quel che la natura sa regalare anche alle porte di una megalopoli.
E’ tutto? Non proprio. Perché gli abbinamenti tra bicicletta e location cinematografiche sono molteplici a testimonianza della bellezza del nostro territorio che i più grandi registi hanno sempre visto come ideali per raccontare le loro storie e far sognare il pubblico. Ad esempio le colline toscane della Val d’Orcia, quelle strade bianche dove Ridley Scott ambientò alcuni passaggi de Il Gladiatore, oppure tutta la Basilicata, che Rocco Papaleo ha raccontato in Basilicata Coast to Coast dando quasi lo spunto per un modo diverso di viaggiare alla sua scoperta. O ancora Crema, città di grande tradizione ciclistica celebrata da Luca Guadagnino in Chiamami col tuo nome.


E se alla bici volete unire altro…
Non solo bici, però. Le proposte di Freedome, pur essendo sempre legate al cinema spaziano anche su altre esperienze. Ecco quindi che si può allestire un giro in Vespa sulle strade di Giardini Naxos ripercorrendo le parti dei primordi de Il Padrino. Oppure un giro in barca a Procida, ammirando i paesaggi de Il Postino. O magari un kajak tour a Maratea per le sequenze costiere di No Time to Die, uno dei tanti film della saga di James Bond.
A ben guardare sono tantissime le mete cicloturistiche del nostro Paese che hanno un qualche allaccio con il cinema, e questo non fa che aumentarne l’attrattiva. La bicicletta si conferma il mezzo perfetto per esplorare queste scenografie naturali, attraverso il suo ritmo lento per coglierne ogni sfumatura. I registi lo hanno fatto nelle loro pellicole (oggi file digitali), chi pedala lo imprime nella sua memoria, diventando protagonista del suo film personale.







