La forza del cicloturismo è data anche dal fatto di sfruttare temi che caratterizzano il territorio per farne propri motivi di attrattiva. Un esempio viene dal riso, che contraddistingue la tradizione e la cultura di varie zone del Nord Italia e che attraverso di esse sta diventando un patrimonio di far conoscere anche attraverso la bici.
Il Nord Italia presenta varie zone legate a doppio filo alla coltivazione del riso e la cultura del territorio le ha fatte proprie, attraverso storie di scrittori e registi che hanno raccontato al mondo la realtà delle “mondine” e la vita costruita intorno al duro lavoro nelle risaie. Ora tocca alla bici diffondere le immagini e i ricordi di un tessuto geografico e sociale che è andato cambiando nel tempo. Intorno al riso si sono costruiti anche percorsi cicloturistici, ma nel Pavese si è andati oltre, con un’associazione specifica che si occupa della Strada dei Tre Fiumi.


A raccontare di che cosa si tratta è la presidente Cristiana Sartori: «E’ un’associazione che ha tre anni di vita e che è diventata Ente del Terzo Settore nel 2025. L’obiettivo iniziale era creare una strada che parlasse di riso, per tre motivi: perché la provincia di Pavia è la prima per produzione in Italia di riso; perché è che la borsa di contrattazione del riso più importante d’Italia, a Mortara, nel cuore della Lomellina; perché sempre in zona è la borsa merci, l’Ente Nazionale Risi che si occupa di genetica e di ricerca sul riso e anche di valorizzazione di promozione di questo cereale, nel comune di Castello d’Agogna».
Quali sono i vostri obiettivi?
Questa associazione, come tutte le associazioni che non hanno scopo di lucro, tende alla valorizzazione del territorio. Noi vogliamo dare valore a tutta la provincia di Pavia a vocazione risicola, non solo la Lomellina, dove c’è la sede dell’associazione che è a Mortara, perché abbiamo notato che c’è un isolamento tra la Lomellina, il Pavese alto e basso e l’Oltrepò. E ciò danneggia la valorizzazione di una provincia intera. Questo attraverso un lavoro specifico che guarda a quest’anno.


In che cosa consiste?
Stiamo lavorando per consolidare la collaborazione territoriale di queste tre aree del Pavese, perché a Pavia gli manca solo il mare, ma il mare, se si volesse, lo possiamo intravedere nei quadretti di aprile delle nostre risaie. E noi vogliamo promuoverle insieme alle eccellenze vitivinicole enogastronomiche anche nell’Oltrepò, che ben si sposano con un cereale come il riso per farci dei risotti meravigliosi.
Il sito però riguarda tre zone legate alla produzione di riso, disegnate attraverso i fiumi…
I tre fiumi sono il Sesia, che ci separa dal Piemonte, il Ticino e il Po. Attraverso essi abbiamo sviluppato un’idea di tracciato che non è una strada come la Via Francigena, che peraltro attraversa tutta la provincia di Pavia e ha un inizio e una fine. Questa è una strada che vuole andare a recuperare l’eccellenza del nostro territorio e ha degli itinerari circolari all’interno di esso. Noi abbiamo individuato e mappato delle vie intriganti dal punto di vista paesaggistico, grazie al lavoro della nostra guida cicloescursionistica Piermaria Greppi. E’ un percorso che adesso è scaricabile e con GPS è seguito con facilità. Una volta inaugurati questi percorsi ad anelli li abbiamo resi fruibili a tutti.


In questo lavoro avete tenuto conto anche delle strutture del luogo?
Sì, principalmente i soci dell’associazione, che sono non solo i produttori di riso, ma ci sono le Pro Loco dei comuni, i comuni stessi, i ristoratori, gli agriturismi, le location, le fondazioni, i musei, le scuole. Abbiamo voluto coinvolgere tutte le categorie, come vuole il regolamento della Regione Lombardia per una strada dei sapori.
Quali sono gli anelli che compongono la strada dei tre fiumi?
Il percorso che è vicino al confine col Piemonte si chiama il Circuito delle Torri, perché ci sono dei paesi che hanno queste torri storiche: Palestro, Rosasco, Robbio. Dall’altra parte, esattamente al confine verso Lodi, abbiamo il Circuito delle Oasi perché passiamo anche dall’Oasi di Sant’Alessio ed è quello più naturalistico. Poi abbiamo sviluppato il percorso del grande fiume che va sul fiume Po e che comprende la zona di Belgioioso. Anche quello abbastanza naturalistico, paesaggistico, con Belgioioso che è bellissimo, ha il castello e diverse cose belle da vedere e da visitare.. C’è anche il percorso che comprende Garlasco, quello del ponte in barche, e lì si va nel parco del Ticino.


La presenza cicloturistica è andata aumentando negli ultimi anni?
I circuiti sono stati inaugurati l’anno scorso, ma si può dire che sin dall’inizio abbiamo trovato tantissime persone, gente che arrivava anche da fuori provincia e questo ci ha fatto piacere, soprattutto sul circuito del Riso e dell’Oca, quello che prevede anche il passaggio da Mortara per il salame d’oca.
Il territorio si sta attrezzando per questo discorso cicloturistico?
Sì, tutti i comuni si stanno un po’ attivando. Quello che manca è la possibilità di creare all’interno della Lomellina delle sinergie veramente vincenti che possono creare delle piste ciclabili con la collaborazione tra i comuni. Noi abbiamo cercato di fare molte strade bianche, anche di campagna, per riuscire a fare degli itinerari che fossero anche paesaggisticamente vincenti e gradevoli. Noi promuoviamo i percorsi all’interno delle feste locali, facendo delle cicloescursioni come alla festa di Belgioioso.







