Il trasporto di borse si distingue ormai tra modello classico (ai lati) e specifico sul telaio (foto Life in Travel)Il trasporto di borse si distingue ormai tra modello classico (ai lati) e specifico sul telaio (foto Life in Travel)

| 3 Maggio 2026

L’evoluzione del bikepacking, oggi alla portata di tutti

Il mondo del bikepacking ha vissuto nell’ultimo decennio un periodo di profonda trasformazione sia dal punto di vista tecnico che della sua diffusione, due elementi che d’altro canto viaggiano sempre di pari passo. Una volta (e parliamo della seconda decade, neanche troppo tempo fa) il bikepacking era visto come un’attività di nicchia, legata a personaggi che adattavano borse artigianali alle proprie bici, per la maggior parte mountain bike considerate più robuste, per viaggi-avventura, verso il deserto come le montagne più alte, per andare alla scoperta di angoli nascosti del nostro Pianeta.

Molto è cambiato da allora: i viaggi si continuano a fare e forse sono ancora più attrattivi, più attuati. Ma chi li affronta, nella sua attenta e necessaria programmazione, prevede una parte importante dedicata all’assemblaggio del mezzo e all’adattamento di borse e borsette, per portare tutto il possibile, il necessario e magari anche qualcosa di più…

Una delle prime borse per viaggi in bici prodotte da Hartmut Ortlieb
Una delle prime borse per viaggi in bici prodotte da Hartmut Ortlieb
Una delle prime borse per viaggi in bici prodotte da Hartmut Ortlieb
Una delle prime borse per viaggi in bici prodotte da Hartmut Ortlieb

L’importanza di un pioniere come Ortlieb

Il bikepacking è diventato una disciplina matura, tecnologicamente avanzata e codificata. Pochi sanno però che questa evoluzione è figlia dell’impegno di un personaggio un po’ più lontano nel tempo, il tedesco Hartmut Ortlieb che pensò che chi andava in bici aveva bisogno non solo di cestini, ma di vere e proprie borse specifiche, impermeabili, adattabili al mezzo. Realizzò i suoi primi modelli con la macchina da cucire della madre, nel 1982, visto il successo che i suoi prodotti artigianali riscuotevano, registrò il marchio e aprì una piccola fabbrica a Norimberga, diventata oggi una grande azienda leader nel settore, pur rimanendo sempre a conduzione familiare.

L’evoluzione del bikepacking è andata di pari passo con quella tecnologica perché oggi i viaggi non si preparano più passando ore sui libri, disegnando mappe, scrivendo agende. Si lavora per gran parte del tempo al computer o sugli smartphone e questo ha allargato enormemente il raggio d’interesse, che ha subìto un ulteriore sviluppo con la pandemia che ha spinto tanta gente a cercare libertà di movimento, una sensazione che è rimasta insita anche dopo che il Covid è diventato un brutto ricordo.

L'evoluzione della specialità ha avuto profondi sviluppi anche sul piano della diffusione di eventi (foto Colorado Trail)
L’evoluzione della specialità ha avuto profondi sviluppi anche sul piano della diffusione di eventi (foto Colorado Trail)
L'evoluzione della specialità ha avuto profondi sviluppi anche sul piano della diffusione di eventi (foto Colorado Trail)
L’evoluzione della specialità ha avuto profondi sviluppi anche sul piano della diffusione di eventi (foto Colorado Trail)

Due scuole di pensiero

Si sono moltiplicate anche le manifestazioni dedicate al bikepacking, raduni di più giorni per escursioni prolungate, come anche all’ultracycling, vera e propria disciplina sportiva che si sta ricavando quello spazio che, nel podismo, hanno le gare di ultramaratona e ultratrail in giro per il mondo

Un pubblico così vasto reclama prodotti all’altezza e le aziende specializzate sono andate aumentando di numero e di qualità, proponendo prodotti estremamente validi a costi anche accessibili. Seguendo due direttive, quasi due scuole di pensiero: chi opta per le bici ancorate al portapacchi anteriore o posteriore, utilizzando quindi una bici adatta e chi invece (e si può ben dire che stia diventando la maggioranza) sceglie la modalità specifica del bikepacking, ossia borse e accessori che vengono fissati direttamente alle varie parti della bici.

Il trasporto di borse si distingue ormai tra modello classico (ai lati) e specifico sul telaio (foto Life in Travel)
Il trasporto di borse si distingue ormai tra modello classico (ai lati) e specifico sul telaio (foto Life in Travel)
Il trasporto di borse si distingue ormai tra modello classico (ai lati) e specifico sul telaio (foto Life in Travel)
Il trasporto di borse si distingue ormai tra modello classico (ai lati) e specifico sul telaio (foto Life in Travel)

L’evoluzione dei tessuti e degli agganci

La qualità come detto è andata evolvendosi in maniera esponenziale utilizzando tessuti tecnici come l’Ultra-PE, il Cura e le diverse varianti del X-Pac che sono pensati espressamente per il settore. Ciò ha consentito di produrre borse che abbinano la leggerezza alla loro resistenza facendone prodotti pressoché indistruttibili. Si è lavorato molto anche sulle tecniche di realizzazione: ad esempio la saldatura a radiofrequenza ha sostituito le cuciture tradizionali, rendendo i set “full waterproof” senza necessità di cover esterne. Oppure la costruzione di esoscheletri rigidi con particolari sistemi di aggancio e sgancio rapido che hanno ridotto al minimo le oscillazioni dando un indubbio vantaggio in termini di tenuta dell’equilibrio anche in presenza di terreno sconnesso.

Si potrebbe ragionare anche in termini filosofici. C’è chi pensa che le gravel siano diretta emanazione di questa esigenza di viaggiare in tutta sicurezza, con mezzi il più possibile adattati a queste nuove “zavorre”. Probabilmente è una forzatura, è anche vero però che la particolare struttura delle bici gravel consente di avere molti punti di fissaggio per borracce e portapacchi leggeri oltre a passaggi ruota generosi.

Un peso fondamentale nell'evoluzione del bikepacking è data dal lavoro sul concetto di impermeabilità
Un peso fondamentale nell’evoluzione del bikepacking è data dal lavoro sul concetto di impermeabilità
Un peso fondamentale nell'evoluzione del bikepacking è data dal lavoro sul concetto di impermeabilità
Un peso fondamentale nell’evoluzione del bikepacking è data dal lavoro sul concetto di impermeabilità

La portanza, un elemento dirimente

Torniamo però alla distinzione fatta in precedenza fra borse ancorate e fissate. Un vantaggio per le prime c’è ancora. Esse infatti hanno una maggiore capienza: tra borse posteriori, pannier (ossia borse semi rigide) anteriori, borse da manubrio e il classico drybag da mettere a cavallo delle borse posteriori si arriva a superare abbondantemente i 100 litri di volume. Siamo al doppio di quanto garantisce una completa distribuzione di accessori bikepacking: una sul manubrio, nel sottosella, quella sul telaio, due sulle forcelle.

Quel che si guadagna in portata si perde da altre parti: aerodinamica, ingombro del mezzo, sua pesantezza e conseguentemente agilità nella guida nelle varie situazioni. Si può pensare che la prima modalità sia più adatta per viaggi molto lunghi dove si va incontro a temperature rigide e dove si cerchi autonomia nelle soluzioni logistiche come tenda e sacco a pelo. La seconda va bene per chi adotta soluzioni più agili, in condizioni climatiche meno difficili, con un bagaglio più contenuto.

Il bikepacking specifico garantisce massima aerodinamicità, ma la capienza è ridotta
Il bikepacking specifico garantisce massima aerodinamicità, ma la capienza è ridotta
Il bikepacking specifico garantisce massima aerodinamicità, ma la capienza è ridotta
Il bikepacking specifico garantisce massima aerodinamicità, ma la capienza è ridotta

E quando si sganciano dalla bici?

Un ultimo aspetto da considerare è il trasporto delle borse una volta separate dal mezzo: quelle ancorate hanno quasi sempre una tracolla, quelle di nuova generazione, quando smontate vanno portate a mano, il che rappresenta spesso una scomodità. Resta comunque il fatto che, qualsiasi sia la scelta fatta, il viaggio in bici ha acquisito un fascino ulteriore e in questo i social hanno il loro peso: molti non resistono alla tentazione di immortalare caffè cucinati sul fornellino, quasi alla moda del Far West (solo che non ci sono i cavalli, ma le bici e non si cucina sul fuoco…) con panorami clamorosi sullo sfondo.

Proprio le infinite possibilità che i social danno e soprattutto piattaforme come komoot e Strava allargano la possibilità di viaggiare, anche per brevi lassi di tempo. In questo decennio, il bikepacking è divenuto quasi una moda e la sua affermazione è ben lungi dall’aver toccato i suoi limiti.

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