Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo racconto di Matteo Santi. Un viaggio assieme all’amico Matteo Busatto a cavallo fra il professionismo e il cicloturismo, fra il Veneto e le Ardenne. La storia di una insolita Liegi-Bastogne-Liegi, nel giorno in cui si svolgeva la granfondo ufficiale, che a causa di problemi burocratici non ha affrontato alcune delle salite più iconiche. Loro invece l’hanno fatta tutta: ecco come…
LIEGI (Belgio) – Premessa. Ogni anno faccio una vacanza da solo con la mia gravel carica di borse, tenda ed equipaggiamento necessario. L’anno scorso a settembre mi trovavo nelle Ardenne diretto verso Amsterdam, la meta finale del mio viaggio del 2025. Era una mattinata piovosa dopo una notte passata in tenda tra temporali e scrosci pazzeschi ed ero un pochino demoralizzato, quando ho telefonato a Matteo Busatto, fratello di Francesco e responsabile del Busatto fanclub italiano.
Altra premessa, per capire meglio. Ho iniziato a seguire con attenzione Francesco Busatto, attualmente impegnato nel Giro d’Italia dei professionisti, nel 2022, dopo il suo settimo posto alla Veneto Classic con arrivo a Bassano del Grappa, vinta dallo svizzero Marc Hirschi, quando il giovane veneto era ancora dilettante e correva con la General Store.
Dopo avermi chiesto come procedesse il mio viaggio, Matteo mi ha informato che vicino al luogo dove mi trovavo abitava Florio Santin, un signore italiano fondatore del Busatto Belgium Fans Club con il quale era in contatto. Mi ha inviato il suo numero di cellulare dicendomi che dovevo assolutamente contattarlo per raccontargli del mio viaggio.


Al telefono con Florio
Già al telefono io e Florio ci siamo intesi molto bene e abbiamo piacevolmente chiacchierato per mezz’ora essendo entrambi appassionati di ciclismo. Mi ha detto che abitava ad una trentina di chilometri, su una collina alle porte di Liegi, e ha insistito perché passassi a salutarlo per conoscerci di persona.
Sono stato ospite a casa di Florio e di sua moglie Marilyn fino al giorno successivo e mi hanno accolto e coccolato con una dolcezza difficile da spiegare, tanto che è nata subito una bellissima amicizia. Dal primo momento hanno lasciato da parte tutti i loro impegni per dedicarsi totalmente a me: un perfetto sconosciuto.
Ci siamo rivisti un mese dopo il nostro primo incontro in Italia ad Ortisei, quando Florio e Marilyn sono venuti in vacanza sulle Dolomiti. Successivamente alla fine di ottobre a Mussolente (Vicenza) in occasione della cena di fine stagione del nostro Busatto Fan Club (con la presenza di ben 10 amici belgi che sono rimasti in Italia per 3 giorni). Infine lo scorso marzo alle Strade Bianche di Siena dove a Florio e Marilyn si sono uniti Didier e Veronique (anche loro due già presenti alla cena di fine stagione).


La trasferta in Belgio
Nei momenti trascorsi insieme agli amici valloni e a Matteo Busatto è iniziata a maturare l’idea di una trasferta italiana in Belgio nel 2026 per assistere al trittico delle Ardenne (Amstel Gold Race, Freccia Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi) e sostenere insieme Francesco.
Florio e Marilyn si sono subito offerti di ospitarci e Didier, grande ciclista sessantaseienne, ci ha lanciato una sfida: percorrere insieme a lui e alla figlia Melanie il tracciato integrale della Liegi-Bastogne-Liegi il giorno prima della gara dei pro’, in concomitanza con la Challenge ossia la granfondo per gli amatori.
Si è proposto come guida e ci ha consigliato di non iscriverci alla Challenge perché prevedeva la scalata solo di alcune delle cote del percorso della Doyenne (molti comuni per problemi organizzativi dovuti agli oltre ottomila partecipanti ne avrebbero vietato il passaggio) e ci saremmo persi salite iconiche come il Mur de Stockeu dove si trova la stele dedicata ad Eddy Merckx.


La nostra Liegi, 25 aprile 2026
Il ritrovo è fissato alle 6,50 ad Aywaille e la temperatura è di un grado. Siamo in quattro ad affrontare la sfida: Didier Bourgeois e sua figlia Melanie, Matteo Santi e Matteo Busatto. In ammiraglia ci sono Veronique moglie di Didier e mamma di Melanie, che ci assisterà per tutto il giorno facendosi trovare in punti prestabiliti per rifornirci di cibo e per il cambio indumenti. Si parte di buon’ora con temperature invernali e ben presto la strada comincia a salire in direzione di Manhay. Procediamo appaiati a coppie considerato che ci sono pochissime auto in circolazione a quest’ora.
Dopo una cinquantina di chilometri affrontiamo la Cote de Saint-Roch, prima salita “ufficiale” subito in doppia cifra giusto per mettere in chiaro cosa ci aspetterà per il resto della giornata. Matteo Busatto saluta subito la compagnia e va in avanscoperta. Anche Melanie ha un bel passo e procede poco dietro Matteo. Io rimango con Didier consapevole che la giornata è lunga ed è bene risparmiare tutte le energie possibili. Arrivati in cima troviamo Veronique ad incitarci e facciamo una sosta in un prato a bordo strada dove ha parcheggiato l’auto.
Apre il bagagliaio ed appare ogni ben di Dio: panini, una zuppa calda nel thermos, cioccolata, uova, formaggio, uva passa, frutta, coca cola, acqua, sali minerali e caffè caldo. Non può esserci ammiraglia più rifornita! Ci togliamo guanti, copriscarpe e gli indumenti più pesanti e dopo una decina di minuti si riparte.



Arrivo a Bastogne
Attraversiamo la bella Bastogne, il punto più a sud del nostro percorso e poi ad un semaforo Melanie ha un salto di catena che sistema rapidamente. Quando ripartiamo veniamo superati dal professionista Arnaud De Lie e un altro corridore che si stanno allenando. Ci affianca e dice qualcosa in tono scherzoso che, tradotto da Didier, significa: «Ripresi i fuggitivi della mattina». Come mi spiegherà più tardi Florio questo forte ciclista vallone è un ragazzo semplice che ama la vita tranquilla e quando è a casa aiuta il papà con le mucche… Da oggi avrà dei tifosi in più!
Ci avviciniamo così alla seconda salita di giornata, la Cote de Haussire e dopo 125 km incontriamo di nuovo Veronique che ci attende per il rifornimento più consistente. A mezzogiorno l’aria si è decisamente scaldata e l’appetito non manca. In effetti mangio due panini, due uova, un paio di bicchieri di minestra, formaggio e cioccolata. Mi tolgo gambali e giubbino e rimango in tenuta estiva con i manicotti che sfilerò all’imbocco di ogni salita per poi rimetterli in discesa perché, nonostante il bel sole, l’aria rimane comunque molto frizzante.


Gli ultimi 100 chilometri
Entriamo negli ultimi 100 km dove sono concentrate tutte le salite! Scaliamo ora in successione Wanne, una bellissima salita in mezzo a un bosco di faggi dove per la prima volta incrociamo i partecipanti alla Challenge ufficiale, il durissimo Mur de Stockeu con la stele dedicata ad Eddy Merckx e l’Haute Levee.
In questo trittico di salite c’è una sorpresa inaspettata: una coppia di amici di Veronique e Didier sono venuti a farci il tifo e si spostano in auto aspettandoci su ogni salita per incoraggiarci e scattarci delle foto. Anche Melanie detta “Mela” ha i suoi tifosi al seguito, un’amica e i suoi due bimbi con tanto di cartelloni preparati per incitarla!
Questo spettacolo mi fa emozionare, ma le sorprese non sono finite: a 70 km dalla conclusione si aggiunge a noi anche Filippo, un ciclista belga amico di Didier “ingaggiato” per il finale, che io definisco simpaticamente il suo gregario personale: fino alla fine non lo abbandonerà mai.
Affrontiamo poi la Cote du Rosier con Matteo Busatto che ha decisamente un altro passo rispetto alla compagnia. Così, oltre ad aspettarci regolarmente in cima alle salite, nei falsopiani di collegamento ci consente di stare comodi a ruota per risparmiare energie macinando chilometri velocemente. Io in salita inizio a spingere più forte e procedo affiancato a Melanie, mentre Didier è accompagnato dal fedele Filippo che non lo abbandona neanche per un istante.


A casa di Dider e Veronique
Superata la cittadina di Spa il tracciato passa proprio davanti al vialetto d’accesso della casa di Didier e Veronique che ci invitano a fermaci per l’ultima sosta. E’ veramente un posto idilliaco, una bella casa in stile vallone con un prato inglese immerso in un bosco di piante secolari, dove la nostra accompagnatrice speciale Veronique prepara il caffè e ci delizia con la torta di riso, una specialità tipica della zona degna della sua celebrità! Ci riposiamo seduti al sole per una ventina di minuti chiacchierando piacevolmente e con un po’ di difficoltà e un bel mal di gambe ripartiamo per il gran finale: ancora una cinquantina di chilometri e sei salite.
Dopo un veloce tratto in discesa che ci consente di carburare affrontiamo la Cote du Maquisard e poi la Cote de Desnie, complessivamente 6,5 chilometri pedalabili in un paesaggio da favola che però aggiungono comunque fatica nelle gambe. Scendiamo rapidi verso l’imbocco della mitica Redoute dove un sacco di gente circonda la banda del paese. La salita trabocca di ciclisti della Challenge perché questa non poteva proprio essere tolta dal percorso!
A differenza delle nostre granfondo gli iscritti muniti di numero si mescolano agli altri senza alcuna restrizione, ma il traffico è aperto quindi bisogna sempre stare all’erta. Noi cinque ci raggruppiamo in cima alla collina per l’immancabile foto (immagine di apertura) e poi proseguiamo per il gran finale.


Si vede (quasi) l’arrivo
Ormai posso dar fondo alle energie rimaste e decido di andare a tutta riuscendo a salire la Cote de Cornemont col 53 affiancato a Matteo. Ci fermiamo nel piazzale dove il giorno prima abbiamo atteso l’Alpecin e Francesco Busatto con gli amici belgi del Busatto Belgium Fans Club, per aspettare Melanie, Filippo e Didier e scattare loro una foto.
Restano da scalare solo la Cote de Forges e la mitica Roche aux Faucons, ormai è fatta! Io e Matteo prendiamo l’ultima celebre salita di petto con il 53 come se l’arrivo fosse dopo 500 metri e nonostante mi senta molto in forma ad un certo punto devo lasciarlo andare. Procedo a tutta fino alla cima, dove Busatto si è fermato per attendere i compagni di giornata. Intorno a noi i ciclisti della Challenge mostrano evidenti segni di fatica e uno barcolla procedendo in trance a non più di 3 o 4 all’ora… forse sarebbe il caso che qualcuno lo fermasse?
Non è ancora finita perché dopo un tratto in leggera discesa la strada torna a salire per altri 6/700 metri che spesso sono risultati determinanti alla Doyenne. Intravedo da lontano a bordo strada Florio e Marilyn, giunti per incitarci. Alzo le braccia al cielo in segno di trionfo, ce l’abbiamo fatta!



Prosecco per brindare
Il punto d’arrivo dove abbiamo parcheggiato l’auto la sera prima è poco più avanti, terminata la discesa in prossimità di un supermercato. Veronique ha preparato due bottiglie di prosecco fresco e tutti insieme brindiamo, stanchi ma felici per aver concluso la nostra avventura. Faccio una videochiamata a Katia che saluta gli amici belgi e le rispettive mogli che aveva già conosciuti in Italia e promette che alla prossima occasione sarà presente. Chiacchieriamo allegri una mezzoretta e poi ci congediamo, desiderosi di una doccia e un bel letto dove riposare.
RIEPILOGO: distanza 220 km, 12 Cote e 4.000 metri di dislivello ad una media di 23,4 km/h.
Ringrazio gli amici belgi per l’ospitalità e l’organizzazione impeccabili. Mi hanno fatto vivere dei momenti che non dimenticherò mai. Tutto è nato nel 2023 dalla vittoria di Francesco Busatto alla Liegi under 23. Lui è stato l’artefice di questo incontro e in questa trasferta belga la nostra amicizia si è ulteriormente rinforzata. Sempre forza Francesco!







