CATTOLICA (Rimini) – Sabato 16 maggio, assieme al mio compagno di avventura Marco, ho preso parte alla Squali Gravel. Inizialmente non era nei nostri piani, sono stati i miei genitori a iscriversi, ma la pioggia caduta incessantemente durante tutta la settimana, insieme alle previsioni meteo ancora incerte, li hanno convinti a rinunciare la sera prima.
Dato che il pacco gara era ormai stato pagato — e trattandosi di un evento non competitivo — hanno deciso di offrire a me e Marco i loro pettorali.




Due percorsi, due squali
L’evento gravel è stato organizzato dall’Asdc Valle del Conca, società molto rinomata nella zona sia per la promozione del territorio, che per la MTB, soprattutto per i più piccoli. L’evento proponeva 2 percorsi: il TORO TOUR di 80 chilometri con 1.650 metri di dislivello, il VERDESCA TOUR di 45 chilometri con 700 metri di dislivello. I nomi erano chiaramente ispirati alle specie di squali presenti nell’Acquario di Cattolica, da cui ha preso il via la manifestazione.
Noi ci siamo buttati sul TORO TOUR, il più lungo. Lì per lì, “giocando in casa”, pensavamo di percorrere strade già conosciute, invece siamo riusciti a scoprire dei sentieri nuovi, che sicuramente rifaremo!




Il fascino del pane e salame
Il percorso della Squali Gravel partiva dal mare, lungo la ciclabile sterrata della del Conca, fino ad arrivare ai primi calanchi scoscesi alle pendici degli Appennini.
Sin dalle prime pedalate, abbiamo percepito la grande atmosfera di convivialità tipica degli eventi gravel: si è pedalato tutti assieme senza fretta o competitività, ma con la voglia di chiacchierare e fare nuove amicizie. E tra una risata e sguazzata nel fango abbiamo attraversato le campagne collinari al confine tra Marche e Romagna, caratterizzate da un paesaggio bucolico, ricche di vigneti ed oliveti.
Il percorso era anche parecchio “bagnato”, ma percorribile e alla portata di tutti, dal punto di vista tecnico. Alla fine il meteo è stato clemente, nonostante le nuvole minacciose non ha piovuto. Senza quasi rendercene conto abbiamo raggiunto il primo ristoro a Montegridolfo.
Magari non sarà il “top” dal punto di vista nutrizionale, ma pane e salame hanno sempre il loro fascino e sono uno spuntino particolarmente gradito ai ciclisti. Per non parlare di pane e nutella per gli amanti del dolce.
Dopo esserci rifocillati, ed aver usato il ristoro come punto d’incontro e per confrontarci con gli altri partecipanti sul percorso, siamo ripartiti alla volta di Mondaino, iconico borgo medioevale, noto per la rievocazione storica del Palio del Daino. La traccia della Squali Gravel prevedeva di attraversare tutto il paese, aggiungendo al percorso, oltre allo sterrato, anche un bel tratto di pavé!




Le strade bianche di Romagna
Il sentiero che abbiamo trovato in assoluto più suggestivo (di cui non conoscevamo l’esistenza), l’abbiamo imboccato in uno svincolo lungo la discesa che collega proprio Mondaino con San Giorgio (provincia di Pesaro): una meravigliosa via di crinale ed un antico tracciato di origine romana, dai quali poi ci si ricollega sulla strada principale, a pochi metri dal borgo di Tavoleto.
Ci ha meravigliato per la bellezza del paesaggio e la qualità dello sterrato: si pedala letteralmente lungo il confine tra Marche e Romagna, immersi in una natura incontaminata, tra crinali grigiastri che danno l’impressione di trovarsi sulla Luna e fanno percepire una pace interiore e calma senza eguali.
Lì per lì abbiamo pensato subito a quando, nel 2024, abbiamo partecipato alla The Traka, rimanendo meravigliati della quantità di strade bianche e quasi dispiaciuti di non averne così tante anche a casa. Oggi, a distanza di 2 anni, grazie a questa Squali Gravel abbiamo scoperto un’enormità di sentieri e siamo convinti che ce siano ancora tanti da esplorare. Questo ci fa credere sempre di più nel potenziale della nostra regione per un cicloturismo orientato al mondo gravel. Forse servirebbero solo un po’ più d’indicazioni stradali.


Ciottoli e strappi impossibili
Da Tavoleto abbiamo poi proseguito fino alla rocca di Montefiore per l’ultimo ristoro. Quest’ultimo era un po’ nascosto ed è stato particolarmente difficile da “conquistare”, visto che era ubicato esattamente dietro alla rocca e per raggiungerlo bisognava percorrere un brevissimo strappo al 20 per cento su ciottoli. Ma ne è valsa la pena, ed è stato fortemente utilizzato per fare il carico di “carbo” e pedalare a tutta in direzione bassa Val Conca, dritti verso l’arrivo.
A conclusione della Squali Gravel ci aspettava il premio perfetto dopo tanti strappi in salita e chilometri: una fantastica piadina con i sardoncini, simbolo autentico della Romagna. Per i più ghiotti non mancavano nemmeno la versione con la salsiccia e l’immancabile piada con la Nutella come dessert. Il tutto accompagnato da birra fresca e spritz a volontà, in un’atmosfera di festa che ha reso il finale ancora più memorabile.
Ci è sembrato un evento davvero ben organizzato, che ha saputo valorizzare il territorio, unendo la bellezza ed unicità dei calanchi e delle campagne Romagnolo-Marchigiane con la storia. In ben 80 chilometri abbiamo attraversato 3 borghi medioevali ed un sentiero romano. Inoltre, l’organizzazione ha saputo dare lustro anche alla cultura gastronomica locale, offrendo un assaggio dei suoi sapori tipici con l’immancabile piadina.
Alla Squali Gravel spero di tornarci anche il prossimo anno… magari con il sole ed i miei genitori.







