Ruota Libera, la mostra che racconta la bici e noi…Ruota Libera, la mostra che racconta la bici e noi…

| 28 Maggio 2026

Ruota Libera, la mostra che racconta la bici e noi…

Fino al prossimo 30 agosto, Villa Manin a Codroipo (UD) ospiterà la mostra “Ruota Libera” che rappresenta il racconto della bici attraverso un’esposizione di oltre 60 modelli. Non si tratta solo del mezzo sportivo, che rappresenta una fetta anche piuttosto piccola del peso che le due ruote hanno da oltre due secoli nella nostra vota quotidiana. La mostra, che insieme alle bici offre maglie, accessoristica e tutto quel che riguarda il mondo del ciclismo, è costruita come un grande racconto, rappresentando in fin dei conti non solo la storia del mezzo, ma quella di noi stessi, dell’evoluzione della nostra specie.

Villa Manin a Codroipo, sede della mostra di bici aperta fino al 30 agosto
Villa Manin a Codroipo, sede della mostra di bici aperta fino al 30 agosto
Villa Manin a Codroipo, sede della mostra di bici aperta fino al 30 agosto
Villa Manin a Codroipo, sede della mostra di bici aperta fino al 30 agosto

La mostra, un lavoro collettivo

Curatore della mostra è Mario Cionfoli, un collezionista da sempre innamorato della bici che ha messo insieme gli interessi anche di altre entità, fra persone e strutture private, fungendo soprattutto da coordinatore.

«L’idea di base è venuta dall’Erpac (Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia) che mi ha contattato tramite Alessandro Gallici, compartecipe in questa mostra come responsabile del sito Pantabike che cura tutte le parti tecniche delle biciclette di Marco Pantani. Io ho messo insieme bici da più provenienze partendo dalle mie di Bicicleria di Vicenza gestita insieme a Stefano Rigon.

«Poi c’è il museo della bicicletta di Loris Pasquale in una zona vicino a Vicenza, Renato Bulfon del museo di Mortigliano che ha fornito la parte dei cimeli, quindi lampade, maglie, bolli e altri accessori, quadri che sono esposti in mostra. In totale sono quattro collezioni che ho coordinato curando l’allestimento».

Mario Cionfoli, proprietario della Bicicleria di Vicenza, collezionista e curatore della mostra
Mario Cionfoli, proprietario della Bicicleria di Vicenza, collezionista e curatore della mostra
Mario Cionfoli, proprietario della Bicicleria di Vicenza, collezionista e curatore della mostra
Mario Cionfoli, proprietario della Bicicleria di Vicenza, collezionista e curatore della mostra
Quanti pezzi sono e che storia raccontano?

Sono 65 biciclette che partono dall’ipotetica idea di Leonardo da Vinci. C’è una ricostruzione a scala zero del disegno di Leonardo del Codice Atlantico a pagina 133, fino a arrivare alla bici di Tadej Pogacar dei giorni attuali. E’ una mostra che vuole raccontare un po’ quella che è la storia della bicicletta, ma non fine a se stessa, ma inserita in un contesto sociale che ha permesso all’uomo di evolversi e non di meno alla donna di emanciparsi.

Com’è divisa la mostra?

C’è una sezione dedicata al lavoro, con la bici dell’arrotino, la bici del prete, ci sono le bici da viaggio, le bici militari. C’è una sala dedicata alla sperimentazione e innovazione sia nell’ambito costruttivo della bicicletta, ma anche per dimostrare che essa è stata un punto di partenza anche per l’invenzione della moto, dell’auto e non di meno dell’aeroplano. Non bisogna dimenticarsi che i fratelli Wright, che erano meccanici e venditori di biciclette a Washington, fecero i primi studi di portanza alare per gli aerei posizionando due ali sulle ruote anteriori delle biciclette.

La bici dell'arrotino di Magnago, una figura rimasta nella storia dell'evoluzione del Friuli
La bici dell’arrotino di Magnago, una figura rimasta nella storia dell’evoluzione del Friuli
La bici dell'arrotino di Magnago, una figura rimasta nella storia dell'evoluzione del Friuli
La bici dell’arrotino di Magnago, una figura rimasta nella storia dell’evoluzione del Friuli
La parte sportiva è staccata?

Sì, perché è un altro aspetto. Abbiamo le sezioni dedicate ai racer e quindi c’è la storia delle biciclette da corsa, una sala specifica dedicata a Marco Pantani e una sala dedicata ad alcuni campioni del ciclismo con le bici di Bartali, di Coppi, di Cipollini e tanti altri. Nella sezione corsa ci sono anche le maglie. C’è anche la storia del cambio, dal giro ruota fino a quelli attuali raccontando la loro evoluzione, in cui ha primeggiato Tullio Campagnolo, per dare un’idea al visitatore di come la bicicletta comunque sia cambiata nel tempo, ma non abbia perso assolutamente nulla del suo appeal ed è sempre molto giovane.

Il pezzo più vecchio?

Abbiamo la mitica Draisina, primo prototipo di bici in legno inventata dal barone Von Drais nel 1815, che si spingeva senza pedali, facendo forza sulle gambe.

Alla mostra c'è una particolare sezione dove sono raccolte molte delle maglie storiche del ciclismo pro'
Alla mostra c’è una particolare sezione dove sono raccolte molte delle maglie storiche del ciclismo pro’
Alla mostra c'è una particolare sezione dove sono raccolte molte delle maglie storiche del ciclismo pro'
Alla mostra c’è una particolare sezione dove sono raccolte molte delle maglie storiche del ciclismo pro’
E’ il pezzo che ama di più?

Una domanda da non fare mai a un collezionista (dice ridendo) perché ogni pezzo è qualcosa a cui non rinuncerebbe mai, ha lo stesso valore sentimentale. Ci sono però quelli che possono essere ritenuti un po’ i punti cardine della storia della bicicletta, la Draisina appunto ma anche il Gran B, il classico velocipede con la ruota grande davanti e la piccola dietro. A me poi colpiscono quelle legate al lavoro.

Quali in particolare?

La bici dell’arrotino ha sempre un suo fascino, soprattutto se contestualizzata nell’ambito della regione Friuli, perché gli arrotini partivano da Magnago con 40 chili di bicicletta a marzo e rientravano a ottobre girando il Triveneto, dormendo dove capitava, cioè sotto i ponti, in un fienile, sporchi, luridi e facevano il loro lavoro. Ma non da meno è la bici con cui Annie Londonderry nel 1894 fece il giro del mondo in bicicletta, la prima donna al mondo a tentare questa impresa percorrendo 15.000 chilometri con questa bicicletta Sterling.

Il famoso modello con le ruote lenticolari con cui Moser stabilì il record dell'ora nel 1984
Il famoso modello con le ruote lenticolari con cui Moser stabilì il record dell’ora nel 1984
Il famoso modello con le ruote lenticolari con cui Moser stabilì il record dell'ora nel 1984
Il famoso modello con le ruote lenticolari con cui Moser stabilì il record dell’ora nel 1984
E dal punto di vista sportivo?

Mi tocca molto il cuore la sala di dedicata a Marco Pantani, che rappresenta, un po’ per tutti noi collezionisti, l’ultimo vero ciclista eroico che ha interpretato il ciclismo da corsa come lo interpretavano i vari Binda, Ganna, Bartali. Un ciclismo senza radioline, senza tattiche, basato solo sulla forza personale, sull’intuito e sullo spirito guerriero.

Il pubblico che viene a vedere che sensazioni prova?

A dir la verità, se noi mettiamo vicino la bici di Fausto Coppi e quella dell’arrotino, tutti guardano quest’ultima. Sembra un paradosso, però questo la dice lunga su quello che è stato il percorso storico che noi abbiamo voluto raccontare con questa mostra. Perché ognuno di noi nella sua vita è cresciuto bene o male con una bicicletta accanto e girare per la mostra è come fare un viaggio nel tempo e tornare all’infanzia. Attraverso la bici, è un viaggio dentro noi stessi e il nostro passato.

Ruota Libera

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