COSENZA – Il Giro d’Italia, quello che finisce domenica a Roma e che sta affrontando le ultime tappe di montagna. Questa storia risale a due settimane fa, quando la corsa iniziò a esplorare le strade calabresi, ed è una storia vera. Era la prima tappa in Italia, dopo la partenza in Bulgaria: da Catanzaro a Cosenza, 138 chilometri, con una salita di 15 chilometri a 40 chilometri dall’arrivo.
Vita da giornalista
La vita dell’inviato al Giro prevede che a un certo punto devi prenotarti l’hotel per la sera e la prenotazione per la notte di Cosenza mi ha portato a scegliere un hotel leggermente fuori città, dal nome di Borgo Riolo. La vera tagliola in questi casi è l’orario del check-in, perché al Giro non si finisce mai di lavorare prima delle 20 e spesso la registrazione nelle strutture più piccole è possibile fino alle 18.
E’ lo stesso problema di chi viaggia in bici, a ben vedere, quando sei sicuro dell’orario di partenza e molto meno di quello di arrivo. Per cui la prassi in questi casi è telefonare per chiedere elasticità e la risposta nel caso di Borgo Riolo è incoraggiante: nessun problema per l’orario, la aspettiamo. Anzi, rilancia la voce femminile al telefono, le va di cenare da noi? Neppure un angelo avrebbe potuto farmi domanda più azzeccata: accetto con entusiasmo. La vita dell’inviato al Giro d’Italia, infatti, prevede anche la ricerca della cena, spesso da solo o con qualche collega giornalista che abbia ancora voglia di chiacchierare.




Il comitato di accoglienza
La strada che conduce a Donnici Inferiore, sulla collina che si chiama Riolo, è ripida. Facendola al tramonto, si ha il senso del panorama, ma non della sua profondità. Arrivo che sono quasi le 21 e quando entro nella porta che immette nella reception, mi trovo davanti una sorta di plotone che mi aspetta. Non capisco se sia un plotone di esecuzione per l’evidente ritardo o un vero comitato di accoglienza.
Basta poco. I saluti diventano sorrisi, i sorrisi pacche sulle spalle. Lascio il documento, mi guidano in stanza e mi dicono che a tavola ci sarà anche una coppia di turisti: lei neozelandese, lui americano, che vivono in Minnesota. Nella stanza accanto cenerà la famiglia: è il compleanno di un cognato, mangeremo con loro e saranno solo prodotti che producono in casa.
Lo confesso, ho un po’ di fretta. Ho da scrivere uno dei primi pezzi del mattino per bici.PRO, ma il ritmo della serata lentamente mi avvolge.


Tre sorelle al comando
Scopro che la struttura è gestita da tre sorelle: Raffaella, che spiega ogni portata nel suo inglese perfetto agli ospiti stranieri, Antonella e Francesca, che ne è l’amministratore. La loro famiglia abita su questo poggio con vista sulla piana da più di due secoli. La casa di famiglia e accanto quella dei braccianti, che con gli anni è rimasta disoccupata ed è ora al centro di un bel lavoro di ristrutturazione e avrà quattro appartamenti al piano terra, più un salone per meeting e uno spazio di co-working al piano superiore.
Le tre camere dell’hotel Borgo Riolo sono ai piani superiori della casa padronale, arredate con un gusto che mescola lo stile contadino ed elementi di architettura decisamente più moderna. Portano il nome di tre donne: Giselda, Esterina e Ofelia. Al piano terra ci sono la cucina e la sala ristorante.






Storie dell’altro mondo
Nel frattempo faccio la conoscenza dei due turisti, che stanno progettando di sposarsi e sono curiosi di cosa significhi in Italia essere genitore di figli adolescenti. Ridiamo di gusto scoprendo che non ci sono poi grosse differenze, mentre i piatti si susseguono insieme all’inatteso senso di famiglia che si è preso la mia fretta e da senso di colpa l’ha trasformato nella decisione di mettere la sveglia molto presto al mattino successivo, rimanendo con la mia famiglia adottiva di questa sera per la torta e un calice di prosecco.
Quasi mi sento in colpa per non avere un regalo per Francesco, il festeggiato, che il giorno dopo partirà per Milano in visita a sua figlia, mentre noi siamo attesi dalla quinta tappa da Praia a Mare a Potenza. Per cui dopo il brindisi e con la voglia di scrivere comunque l’attacco dell’articolo, mi ritiro nella mia stanza: quella dedicata a Donna Esterina. Il letto matrimoniale molto comodo, una scrivania che mi chiama poco convinta, il lampadario di cristalli non invadente, il bagno comodo e foto in bianco e nero che raccontano una vita lontana, ma ben viva nei ricordi.
«Giselda è mia mamma – racconta Francesca – Ofelia mia nonna, Esterina è mia zia: sorella di nonna Ofelia. La nostra famiglia, i Bozzo, abita questo luogo da più di due secoli. Abbiamo deciso di riaprire queste porte per condividere ciò che ci ha cresciuto. Il silenzio pieno, la terra viva, le tradizioni che profumano di pane, caffè e uva. E’ un luogo semplice, dove ogni gesto ha ancora il suo tempo. Abbiamo trovato documenti antichi, un atto di nascita in latino, ricordi trascritti da un cugino di nostro padre. Abbiamo ascoltato voci di zii, nonni, contadini. E’ stata una ricerca lunga, fatta per non dimenticare».


Profumo di Calabria in bici
C’è poesia anche nella colazione, con la vista pazzesca che dalla ringhiera spalanca lo sguardo sulla piana sottostante. E’ un luogo magico, penso che se non avessi con me la Citroen C5 elettrica con cui sto percorrendo le strade del Giro, mi piacerebbe aver fatto di questo luogo la tappa di un viaggio in bicicletta, lungo le direttrici sempre più ricche e importanti della Calabria, che tanto ha investito sul turismo lento.
Questa terrazza è il set di una scena cicloturistica magnifica, immagino le bici poggiate mentre seduto nel tavolino basso sorseggio un succo. Nel giardino di pietra e legno, arnesi di antica campagna rendono lo sguardo un continuo viaggio fra passato e presente. C’è anche il forno cui si avvicinavano tutte le donne del paese per fare il pane in comunità. Borgo Riolo respira una magia antica e proiettata verso un futuro di cultura e di sostenibilità.
Francesca ha la passione del teatro e immagina che nel salone in ristrutturazione potranno svolgersi le riunioni dell’associazione che presiede, racconta che gli appartamenti saranno ideali per l’andirivieni di docenti e persone collegate all’universita che ha a Rende, poco sotto, il cuore pulsante.




Un luogo incantato
«Dopo la morte di nostro padre Pietro – racconta ancora Francesca – questa casa era silenziosa, ferma, ma non finita. Abbiamo deciso di ricostruirla, non solo fisicamente: ci interessava farla tornare viva. Non volevamo solo ristrutturare, ma riattivare un legame. Questa casa ha ospitato una piccola comunità: più di venti persone tra famiglia, lavoratori e amici. Per noi bambine, la trebbiatura era magia. Saltavamo nelle balle di fieno come fossero piscine. Non sapevamo fare altro che vivere quella gioia. Oggi vogliamo che torni ad essere così.
«Un luogo in cui si dorme, si mangia, si ascolta, si impara. Un luogo in cui si intrecciano la cultura contadina, la cucina tradizionale e le storie. Abbiamo scelto di aprire le porte a chi è curioso, rispettoso, affamato di verità semplici. Tutto ciò che offriamo – dal cibo alle parole – nasce da qui: dalla nostra terra e dalla nostra storia. Borgo Riolo non è un luogo da visitare: è un luogo in cui tornare».




Un consiglio disinteressato
Ce ne andiamo con la voglia di tornare. Il Giro d’Italia chiama e non aspetta, Praia a Mare non è così vicina e prima dovremo trovare una colonnina di ricarica per l’auto. Un giro nel cantiere con Francesca, che abita nella casa accanto, mentre nella sua auto arriva Raffaella che prende in consegna gli ospiti e la loro colazione.
Ci lasciamo Borgo Riolo alle spalle, con la promessa di tornare. Sappiamo già che racconteremo questa esperienza a tutti gli amici, suggerendo una sosta quassù. E tutto sommato, pensiamo guidando in discesa, perché non farne un articolo? Ragazzi, prendete nota, perché quel posto stupirà anche voi. Se avete in mente di guidare o pedalare nell’area di Cosenza, sapete già dove dormire…







