RIME - Rete Italiana Mobilità EquaRIME - Rete Italiana Mobilità Equa

| 3 Luglio 2026

Nasce Rime, Rete Italiana Mobilità Equa

La morte dei ciclisti Joele Nathan Malvasi, Adele Cobelli (di 11 e 14 anni) e Mirela Nicoleta Rusu, investiti e uccisi due settimane fa in diverse circostanze, ha riacceso un tema che torna puntualmente dopo ogni tragedia e che troppo spesso si spegne con il passare delle settimane. Stavolta, però, qualcosa si è mosso in modo diverso. Proprio all’indomani di quei drammatici incidenti è stata presentata pubblicamente RIME, la Rete Italiana Mobilità Equa, un coordinamento che riunisce alcune delle principali associazioni italiane impegnate sui temi della sicurezza stradale, della ciclabilità e della mobilità attiva.

Dentro RIME convivono decine di realtà come FIAB, Fondazione Michele Scarponi, Legambiente, Clean Cities, Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada e molte altre organizzazioni che da anni lavorano sugli stessi obiettivi. Abbiamo approfondito il progetto con Davide Paltrinieri, consigliere nazionale FIAB e tra i promotori della nuova rete.

RIME - Rete Italiana Mobilità Equa
La prima pagina de L’Adige all’indomani dei funerali di Adele Cobelli. Sono stati giorni difficili per chi ha a cuore la sicurezza in bici (ladige.it)
RIME - Rete Italiana Mobilità Equa
La prima pagina de L’Adige all’indomani dei funerali di Adele Cobelli. Sono stati giorni difficili per chi ha a cuore la sicurezza in bici (ladige.it)
Davide, immaginiamo che la nascita di RIME sia dovuta ai tragici incidenti delle ultime settimane…

L’uscita pubblica è stata certamente accelerata dagli ultimi fatti di cronaca ma il lavoro era iniziato molto prima. Il logo era già pronto da mesi e c’erano già stati incontri istituzionali anche in Parlamento. Non si tratta quindi di una risposta improvvisata all’emozione del momento ma di un percorso costruito con l’obiettivo di creare una struttura stabile capace di lavorare nel tempo.

Qual è il tuo ruolo all’interno della rete?

Ho contribuito alla nascita di RIME, sia nel gruppo di coordinamento sia nel gruppo dedicato alle mobilitazioni. La rete è organizzata in quelli che vengono chiamati “cerchi”, cioè gruppi di lavoro. Al momento i principali sono tre e riguardano advocacy, comunicazione e mobilitazioni. Il mio compito consiste soprattutto nel coordinare le iniziative sul territorio e le campagne digitali facendo leva anche sui canali costruiti negli anni dalle diverse associazioni.

RIME - Rete Italiana Mobilità Equa - Davide Paltrinieri
Davide Paltrinieri ha contribuito alla formazione di RIME e si occupa in particolare del “cerchio” delle mobilitazioni
RIME - Rete Italiana Mobilità Equa - Davide Paltrinieri
Davide Paltrinieri ha contribuito alla formazione di RIME e si occupa in particolare del “cerchio” delle mobilitazioni
Che cosa può offrire una rete rispetto al lavoro delle singole associazioni che ne fanno parte?

Il valore aggiunto è l’autorevolezza. Le associazioni hanno già sviluppato negli anni competenze tecniche, capacità di sensibilizzazione e proposte legislative ma presentarsi unite permette di avere un peso politico maggiore. L’obiettivo è diventare un interlocutore che non possa essere semplicemente ricevuto per formalità ma realmente coinvolto nei processi decisionali. In passato, quando ci sono state le udienze per lo sviluppo del Codice della Strada, di tutte le proposte avanzate dalle associazioni non è stata accettata nemmeno una. Un conto è sentire, un conto è ascoltare… 

RIME può diventare il principale soggetto italiano che rappresenta la mobilità sicura?

Io lo credo fortemente. Sia perché sono genitore, sia perché penso sia fondamentale mettersi insieme per avere maggiore leva. L’Italia è tra i Paesi europei più indietro sia sul fronte della sicurezza stradale sia per quanto riguarda il tasso di motorizzazione. Siamo in questo circolo vizioso dove alla fine ci perdiamo tutti e non è vero che le persone sono libere di muoversi come vogliono. In realtà sono costrette a scegliere di usare l’automobile. Questa, purtroppo, è la realtà. 

mobilità Urbana, Torino (Depositphotos.com)
Una biciclettata a Torino. In Italia il tasso di motorizzazione è tra i più alti d’Europa (foto Depositphotos.com)
mobilità Urbana, Torino (Depositphotos.com)
Una biciclettata a Torino. In Italia il tasso di motorizzazione è tra i più alti d’Europa (foto Depositphotos.com)
Su quali fronti intendete dialogare con le istituzioni?

La strategia sarà quella di lavorare contemporaneamente su più livelli. Sono già aperti contatti con alcuni parlamentari ma la rete punta anche a confrontarsi direttamente con il Ministero delle Infrastrutture e con tutti i soggetti coinvolti nei processi decisionali. L’idea è quella di costruire consenso e massa critica senza limitarsi a un solo interlocutore politico. Non possiamo porci limiti.

Agirete anche a livello locale?

Sì, ci sono molte cose che si possono fare, come il dialogo con ANCI. Abbiamo l’ambizione di cercare molto il canale istituzionale, perché è un canale imprescindibile per poter portare a un cambiamento necessario. Poi è importante anche il coinvolgimento delle persone, perché il cambiamento è anche sempre culturale e spesso arriva solo quando c’è una pressione, quando si riconosce che è ora di dire basta, è ora di chiedere di cambiare. In un certo senso la politica, a volte, si adegua all’andamento dell’umore delle persone. 

L’ambizione è arrivare ai massimi organi istituzionali, ma anche agire a livello locale (foto camera.it)
L’ambizione è arrivare ai massimi organi istituzionali, ma anche agire a livello locale (foto camera.it)
Vi siete già dati alcuni obiettivi concreti?

Uno dei primi dossier riguarda proprio la riscrittura del Codice della Strada prevista dalla legge delega. E’ una fase estremamente delicata perché le persone chiamate a riscrivere il testo sono sostanzialmente le stesse che hanno firmato l’attuale impianto normativo. Per questo motivo RIME intende seguire da vicino tutto il percorso cercando di portare dati e proposte concrete affinché vengano introdotti miglioramenti reali. I primi effetti positivi registrati dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice erano legati soprattutto all’aumento temporaneo dell’attenzione mediatica e dei controlli mentre oggi la situazione è sostanzialmente tornata quella precedente. Si perde tempo, si fa finta di dire che il problema sono solo alcune persone, ma non è inasprendo le pene che il problema si risolve.

Guardate anche a ciò che accade nel resto d’Europa?

Sì, diverse realtà che fanno parte di RIME operano già all’interno di reti europee come Clean Cities oppure attraverso la European Cyclists’ Federation. Il focus rimane quello italiano ma l’attenzione verso le esperienze straniere è costante. Penso alla Spagna dove si sta lavorando per rafforzare ulteriormente la tutela dei ciclisti. Osservare quanto funziona all’estero permette di non ripartire ogni volta da zero. Non escluderei nemmeno i contatti tra gli europarlamentari, dato che, su queste tematiche, l’Unione Europea sta andando in una direzione mentre l’Italia va da un’altra…

Il nuovo Codice della strada rende più difficile l’uso degli autovelox, a vantaggio della velocità (depositphotos.com)
Il nuovo Codice della strada rende più difficile l’uso degli autovelox, a vantaggio della velocità (depositphotos.com)
Per concludere, sul sito di RIME avete riportato diversi dati, da quello del numero delle vittime ai costi sociali degli scontri stradali. Su quale ti senti di mettere l’accento?

Il dato più preoccupante resta quello delle vittime della strada ma il ragionamento si allarga anche al modello di sviluppo delle città. L’eccessiva dipendenza dall’automobile produce infatti conseguenze che vanno oltre gli incidenti coinvolgendo qualità dell’aria, consumo di suolo, impermeabilizzazione delle superfici e gestione delle acque piovane. In Italia, poi, il traffico scolastico rappresenta uno dei principali fattori di congestione urbana e ripensare gli spostamenti casa-scuola in chiave di mobilty-management porterebbe a rieducare i bambini per poi rieducare l’adulto.

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