Domenica 4 ottobre. Segnatevi questa data sull’agenda perché è il giorno di un importante evento ciclistico, diverso dagli altri, soprattutto nei significati. Appuntamento allo Stadio della Canoa di Ivrea per la seconda edizione di “100×100 Donne”, evento riservato esclusivamente al gentil sesso, allestito dal GAL Valli del Canavese e dal locale Consorzio Operatori Turistici, ma con, a tirare le fila del tutto, l’esperienza di Paola Gianotti, ultraciclista che ha sempre interpretato la sua passione come un megafono per parlare di diritti e di tematiche sociali.


Un evento diverso in un mondo maschile
Paola è il classico personaggio che non sta mai fermo, che ha sempre nuove idee da proporre, ma a questo evento tiene in maniera particolare: «Io ho girato tutto il mondo e nel pedalare mi sono resa conto che il mondo del ciclismo rimane sempre molto maschile. Ancora oggi molti eventi, granfondo o quant’altro, non hanno una classifica femminile perché le donne non partecipano, perché? Io credo che tante ragazze a volte fanno fatica a uscire in gruppo, a iscriversi alle gare, si sentono un po’ inferiori.
«Quando ho pensato a questa manifestazione mi sono detta “perché non farla esclusivamente dedicata alle donne?”. Ci pensavo da tempo, ma solo l’anno scorso tutto si è combinato per dare vita alla prima edizione. Si sono iscritte oltre 500 donne e questo già dimostra che abbiamo colpito nel segno, trovato uno spazio vergine. Non è una gara, non c’è cronometro, si parte tutti insieme alle 9 del mattino ed è sviluppata su un percorso a 8 con due giri di 50 chilometri, così che le partecipanti possano decidere se fare 50 o 100 chilometri».


Ammesso ogni tipo di bici
E’ richiesta una specifica bici per partecipare, anche una specifica capacità tecnica? «No, non sarebbe il caso perché il nostro evento si basa sull’inclusione. Abbiamo permesso qualsiasi tipologia di bicicletta, chi è venuto a partecipare il primo anno ha usato anche la bici elettrica, la bici da strada, la gravel, insomma ognuno usa quella che vuole».
Inclusione è un concetto al quale Paola Gianotti tiene molto e contempla anche le finalità ultime della manifestazione, che sono rigorosamente benefiche: «Tutte le iscrizioni dello scorso anno sono andate in beneficenza a diverse associazioni dedicate alle donne, quindi abbiamo comprato gli assorbenti per le donne in Senegal, fatto una donazione per quelle in Ucraina, messo dei dispenser nelle scuole dei licei in Piemonte con all’interno gli assorbenti e ci sono delle psicologhe che vanno in giro per parlare delle mestruazioni che ancora oggi, al 2026, vengono viste come un tabù. Abbiamo raccolto 12.600 euro».


E ogni tipo di ciclista
Il successo della manifestazione (che si spera quantomeno di replicare) lo si deve anche al territorio e alla sua bellezza che ha reso il disegno del percorso per molti versi più agevole: «Si pedala tra laghi e in mezzo alle colline, sotto castelli. Zone dove è la natura a farla da padrona e questo è stato molto apprezzato perché le cicliste si sono trovate a pedalare in questo contesto naturalistico per moltissime inconsueto e accogliente».
Chi è la partecipante del 100×100 Donne? «Un mix molto bello, nel senso che c’era la ragazza che è abituata a fare 100-150 chilometri e quella che era alle sue prime armi. Nel mezzo la maggior parte erano cicliste a cui piace pedalare, ma che non sono abituate a lunghe distanze, che usano la bicicletta come forma di svago, di benessere senza partecipare a Ggranfondo. Questo è stato un aspetto molto bello perché le persone hanno fatto tanta aggregazione sul percorso e quindi si sono molto unite, facevano i gruppetti. La più anziana aveva 76 anni, la più giovane ne aveva 15».


Tante motivazioni per esserci
Tornando indietro nel tempo, alla prima edizione, Gianotti ricorda piccoli dettagli che assumono un profondo significato: «C’era una ragazza che quando ha ritirato il pacco di partecipazione mi ha detto che arrivava dalla Calabria e aveva deciso di di venire a fare questa pedalata in nome di sua cognata che era stata vittima di femminicidio. Ognuna veniva lì per vivere un’esperienza, per conoscere altre donne che pedalavano, per le proprie motivazioni. C’è stata tanta aggregazione da parte delle donne e quindi si riunivano in gruppetti in base alla velocità e questa aggregazione le ha aiutate ad arrivare alla fine del percorso».
Secondo te c’è ancora bisogno di manifestazioni sportive riservate esclusivamente alle donne? «Secondo me è un modo diverso per interpretare la bicicletta, soprattutto in un mondo prettamente maschile, dove c’è tanta competizione anche nelle Granfondo. Le donne che partecipano sono iperagguerrite, ipercompetitive. Questo tipo di manifestazione fa conoscere le donne tra di loro, le mette in comunicazione e permette di conoscere e sfidare un po’ i propri limiti, che è una cosa che manca un pochino all’interno del mondo femminile. E’ un modo per far conoscere alle donne un mondo che tante volte le spaventa. Mai come in questo caso l’unione fa davvero la forza…».


Rispetto all’anno scorso ci sarà qualche novità? «Abbiamo modificato leggermente il percorso, l’abbiamo un pochino allungato proprio perché molte ci dicevano a fine pedalata che avrebbero fatto volentieri un po’ di più… Ci sarà un bel pacco di partecipazione come lo scorso anno. Mi aspetto di nuovo grandi numeri e soprattutto di riuscire a donare un po’ di fondi a chi ha più bisogno di noi».
Chi volesse aderire all’evento del prossimo 4 ottobre può procedere all’iscrizione clikkando qui







