Quest’anno il tuor operator Girolibero, di cui abbiamo già parlato qui, qui, qui, e anche qui, ha lanciato un nuovo tipo di viaggio, che ha chiamato Archibike. L’idea è semplice quanto originale. Si pedala tra città e paesaggi urbani accompagnati da un architetto alla scoperta di edifici, quartieri e dettagli che raccontano come i luoghi cambiano nel tempo. Non solo centri storici, ma anche periferie che spesso diventano nuovi fulcri di rigenerazione.
Per quest’anno sono state scelte tre città simbolo del design urbano europeo, ricchissime, oltre che di capolavori architettonici, anche di infrastrutture ciclabili: Vienna, Copenhagen e Valencia. Per capire meglio come nasce Archibike e cosa rende speciale questa proposta abbiamo parlato con Alice Tronca, programmatrice dei viaggi di Girolibero.


Un’idea 100% Girolibero
«In realtà è un format che avevamo già lanciato prima del Covid», ci ha raccontato. «E’ un progetto interamente ideato da noi, un po’ il nostro marchio di fabbrica. Quest’anno abbiamo deciso di riprenderlo, ma dandogli un taglio nuovo.»
La novità è che, grazie alla collaborazione con Lorenzo Menato, un architetto che vive e lavora a Vienna lo sguardo si è allargato. «Non ci concentriamo più soltanto sui grandi capolavori dell’architettura contemporanea. Vogliamo raccontare anche come le città si trasformano, come recuperano gli spazi abbandonati e come progettano quartieri, aree verdi e luoghi pubblici pensando alle persone».
La particolarità di Archibike è questa, cioè il fatto che ad accompagnare il gruppo non c’è una “semplice” guida turistica, ma un architetto che da interpreta la città, spiegarne le scelte urbanistiche e mostrare osservare dettagli che altrimenti passerebbero inosservati. Dalle facciate ai materiali, dalle piazze alle piste ciclabili, ogni elemento diventa parte di un racconto che aiuta a leggere la città con occhi diversi. Un po’ come visitare un museo accompagnati da uno storico dell’arte.


Ogni giornata ha un tema e un luogo
I programmi sono costruiti insieme all’architetto, che studia le destinazioni giorno per giorno. «Organizziamo i viaggi, che durano cinque giorni, in giornate tematiche. A Copenhagen, ad esempio, abbiamo dedicato un giorno al centro storico, un altro al porto, un altro ancora ai quartieri più occidentali. Ogni giorno affrontiamo un aspetto diverso della città, alternando edifici più famosi a luoghi meno conosciuti, come complessi residenziali o interventi di rigenerazione urbana».
Essendo un viaggio urbano le pedalate non prevedono grandi distanze. «Non facciamo tanti chilometri, ma la bicicletta ci permette di raggiungere tutta la città percorrendo le stesse piste ciclabili che i residenti utilizzano ogni giorno per andare al lavoro. E’ un modo per vivere davvero la quotidianità di una città costruita a misura di bici».
In questo senso la bicicletta non è soltanto un mezzo di trasporto, ma un modo per entrare davvero nel cuore delle città. «Quello che vogliamo mostrare è come, in molte città europee, la bici faccia parte della vita quotidiana», ci ha spiega ancora Tronca. «Come sappiamo In Italia questo approccio è ancora troppo poco diffuso, mentre città come Vienna stanno investendo moltissimo nella qualità dello spazio pubblico, delle piste ciclabili e del verde urbano».
Un altro esempio di come Archibike non porta a scoprire solo edifici famosi, ma anche il modo in cui una città progetta i propri spazi. Cioè per uno scopo che a volte in Italia sembra fantascienza: migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti.


Perché Copenhagen, Vienna e Valencia
Le prime destinazioni, quelle dei tre viaggi di quest’anno, sono state scelte perché rappresentano tre modi diversi di interpretare il rapporto tra architettura, urbanistica e mobilità. «Copenhagen è forse la città della bicicletta per eccellenza. Vienna è considerata una delle città più vivibili al mondo ed è in continua evoluzione dal punto di vista urbanistico. Valencia, invece, è una destinazione che conosciamo bene e che negli ultimi anni ha investito tantissimo nella rigenerazione urbana e nella mobilità ciclabile».
Un esempio è l’Horta, il grande orto agricolo (120 chilometri quadrati, per capirci) che circonda Valencia e continua ancora oggi a rifornirla di prodotti freschi. «Ci interessa mostrare anche queste realtà, perché parlano di sostenibilità in modo concreto e fanno capire come una grande città possa convivere con il proprio territorio». L’obiettivo non è proporre modelli irraggiungibili ma, al contrario, offrire spunti e ispirazioni. «Ci piace far vedere che esistono alternative. Sarebbe bellissimo se chi torna da questi viaggi riuscisse a guardare con occhi nuovi anche la propria città. E sarebbe un sogno portare in uno di questi viaggi anche qualche amministratore delle nostre grandi città».


Un debutto da cinque stelle, che pensa già al futuro
Il primo viaggio Archibike è stato organizzato tra fine maggio e inizio a Vienna, e quando le chiediamo com’è andato, Alice Tronca non nasconde una grande soddisfazione. «Non ci era mai capitato di ricevere un riscontro così positivo. Tutti i partecipanti hanno lasciato una valutazione, cosa già non scontata, e tutte sono state a cinque stelle. Essendo una vacanza stanziale e non itinerante, non essendoci il brivido del viaggio vero e proprio, sapevamo che dovevamo proporre ogni giorno contenuti forti e coinvolgenti. A quanto pare ci siamo riusciti.» Non a caso il secondo viaggio, quello a Copenhagen organizzato per metà agosto, ha registrato il tutto esaurito con venti partecipanti.
Il progetto, però, sta già guardando al futuro. Probabilmente le tre destinazioni saranno confermate anche nel 2027, alle quali Girolibero sta valutando di affiancare altre destinazioni come Berlino e L’Aia. «Sono città che si prestano perfettamente a questo format. In pochi chilometri si possono osservare tantissimi esempi di grande progettazione urbana. Come anche, nel caso del L’Aia, creare un viaggio più itinerante che vada anche a scoprire i centri vicino alla città».







