Marca Bianca, gravelMarca Bianca, gravel

| 22 Ottobre 2026

Marca Bianca saluta con La Epica e già rimanda al 2027

Con La Epica, di domenica scorsa, si è chiusa l’edizione 2026 di Marca Bianca. Quattro appuntamenti, un territorio da raccontare e una filosofia che mette al centro il piacere di pedalare, la scoperta e la condivisione. Nato sulla scia del mondiale gravel del 2023, il progetto ideato da Massimo Panighel ha costruito un legame sempre più forte con le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, Patrimonio Mondiale UNESCO.

Il sostegno del Ministero del Turismo e il patrocinio della Regione Veneto testimoniano il valore di un’iniziativa che guarda oltre la bicicletta. La stagione si è conclusa con una partecipazione importante e con tanti appassionati arrivati per vivere una giornata all’aria aperta. Ma quali sono i segnali più interessanti emersi nel 2026? E quali prospettive si aprono per il futuro? Ne abbiamo parlato con Panighel, per capire cosa funziona, cosa può ancora crescere e perché il gravel può diventare uno strumento concreto di promozione turistica.

Marca Bianca, gravel
Marca Bianca: quattro prove, un viaggio durato una stagione. Quattro eventi di qualità
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Marca Bianca: quattro prove, un viaggio durato una stagione. Quattro eventi di qualità

La Epica chiude in bellezza

Il primo dato che emerge dal bilancio di Massimo Panighel è la risposta dei partecipanti. La Epica ha raccolto 824 iscritti. «Con una richiesta che – ha detto Panighel – ci ha costretto a chiudere e riaprire più volte le registrazioni. Una crescita concentrata soprattutto nell’ultimo mese, quando sono arrivate circa 700 adesioni».

Un segnale evidente dell’interesse che ruota attorno a Marca Bianca, ma anche una difficoltà concreta per chi deve garantire la qualità del servizio. «C’era tanta richiesta di venire, di partecipare. Da un punto di vista è bello, ma da quello dell’organizzatore un po’ meno, perché non ti dà la possibilità di lavorare al meglio. Ma in ogni caso bene, così!».

Sostanzialmente chi si è iscritto nelle fasi successive non ha potuto contare sul pacco gara completo e qualche lamentela non è mancata, ma Panighel considera gli episodi circoscritti, soprattutto alla luce della riuscita complessiva dell’evento. «Per il resto è andata molto bene, perché la qualità organizzativa è stata veramente buona. Ci ha aiutato anche il meteo e non solo a La Epica, ma in tutto l’arco dell’anno: tutte le prove si sono svolte con il sole».

Il risultato di Marca Bianca, quindi, non si misura soltanto con il numero delle presenze. Ma anche nella capacità da parte degli organizzatori di rispondere a una domanda crescente e tra virgolette fuori tempo massimo.

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Con Marca Bianca le Colline del Prosecco sono diventate un must. Una identifica l’altra e viceversa
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Con Marca Bianca le Colline del Prosecco sono diventate un must. Una identifica l’altra e viceversa

Guardando oltre…

Uno degli aspetti che più hanno colpito Panighel riguarda il modo in cui le persone si avvicinano agli eventi gravel. A La Epica, ma anche nelle altre prove di Marca Bianca, cioè La Classica, la Prosecco Unbound e La Notturna.

«Molti partecipanti – ha detto Panighel – erano alla prima esperienza sulle strade delle colline trevigiane. Non tutti erano lì per misurarsi con gli altri o per inseguire una prestazione: tanti volevano semplicemente trascorrere una giornata in bicicletta, scoprendo luoghi nuovi e condividendo il percorso. Mi sembra la mountain bike dei primi anni Novanta. Si va perché si sta bene assieme, perché è un momento social».

Un’evoluzione che richiama le origini della mountain bike, quando l’esperienza, la curiosità e la dimensione collettiva avevano un ruolo centrale. Panighel intravede questa tendenza, pur senza considerarla un punto d’arrivo definitivo. Il gravel, infatti, deve ancora trovare un equilibrio tra la componente agonistica e quella cicloturistica.

«Io vedo una parte race del gravel sempre più limitata, perché è molto difficile organizzare gare gravel. La mountain bike è nell’off-road, la strada è su strada appunto, mentre qui è un misto: un dentro e fuori che mette insieme tutte le difficoltà dell’una e dell’altra. Pertanto organizzare gare gravel è estremamente complicato».

L’esperienza maturata con il mondiale gravel 2023 e con una prova delle UCI Gravel World Series permette a Panighel di conoscere bene le complessità del settore. In territori urbanizzati, dove strade asfaltate e sterrati si intrecciano con centri abitati e attività quotidiane, progettare un percorso sicuro e scorrevole richiede un lavoro articolato.

Per questo il futuro del gravel non dipenderà soltanto dalla capacità di attrarre partecipanti. Serviranno formule capaci di valorizzare le diverse motivazioni di chi sale in sella: chi cerca la sfida, chi vuole esplorare e chi desidera semplicemente vivere una giornata diversa. Marca Bianca in tal senso sembra aver intercettato soprattutto quest’ultima esigenza. Senza rinunciare alla qualità dei tracciati, elemento che resta centrale per chi appunto vuole passare una giornata in bici.

Marca Bianca, gravel
«Più ride, meno race» recitava uno slogan di qualche tempo fa: Marca Bianca ne è l’emblema
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«Più ride, meno race» recitava uno slogan di qualche tempo fa: Marca Bianca ne è l’emblema

Quando il territorio è protagonista

Il rapporto con il territorio è uno degli elementi che distinguono Marca Bianca. Le strade bianche, i vigneti e i borghi non fanno soltanto da sfondo alla pedalata: diventano parte integrante dell’esperienza. Perché un evento cicloturistico possa lasciare qualcosa anche dopo il passaggio dei partecipanti, tuttavia, serve una rete locale capace di riconoscere le opportunità e trasformarle in proposte concrete.

«Nel territorio di Pieve di Soligo – spiega Panighel – questo processo sta funzionando molto. C’è un’amministrazione che risponde alla grande. Il mondiale gravel del 2023 e l’arrivo di una tappa del Giro d’Italia hanno contribuito a rafforzare la consapevolezza delle potenzialità legate alla bicicletta.

«In più devo dire che le associazioni ci sono state molto vicine in questi mesi di Marca Bianca. A loro va il mio ringraziamento sincero. C’è sempre un grandissimo apporto da parte delle associazioni di volontariato, che sono tante e lavorano con entusiasmo, con la voglia di promuovere un territorio.

«Il gravel è la proposta che si sposa benissimo con questo territorio. Con Marca Bianca si è lavorato veramente bene. Anche il cibo racconta questa identità. A La Epica i cinque ristori gourmet, dalla colazione al dolce, hanno portato lungo il percorso prodotti e sapori locali. Abbiamo avuto delle sorprese.

«Vi racconto questa: ad un ristoro avevamo pasta e fagioli, proposta accanto alla pasta al ragù. Avevamo preparato circa 350 porzioni della prima e circa 500 della seconda, ma la specialità tradizionale è stata accolta con un entusiasmo tale da esaurirsi rapidamente. E così quella che doveva essere da supporto si è trasformata nella pietanza principale. Anche questo aspetto mi ha fatto riflettere sulla direzione e sulle potenzialità del gravel».

I ristori insomma non sono soltanto punti in cui recuperare energie, ma occasioni per fermarsi, assaggiare e incontrare il territorio. Il cicloturismo gravel funziona proprio quando la pedalata diventa il filo conduttore di un’esperienza più ampia, capace di mettere insieme paesaggio, gastronomia e comunità.

Marca Bianca, gravel
Ai ristori sono stati preferiti i cibi più tradizionali a quelli più sportivi… un dato su cui riflettere
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Ai ristori sono stati preferiti i cibi più tradizionali a quelli più sportivi… un dato su cui riflettere

Medaglie, quel click che vale oro

La chiusura della stagione di Marca Bianca è anche il momento in cui fare i conti con ciò che ha funzionato bene e con ciò che ha funzionato meno bene.

«Le valutazioni sono in corso e le novità, spiega, saranno definite entro il 10 novembre. C’è però già una certezza che riguarda la Prosecco Unbound, l’evento di più giorni che non sarà riproposto nel 2027. Dopo quattro anni di tentativi, prima con il nome Terre Nobili e poi come Prosecco Unbound, i numeri non sono cresciuti abbastanza da giustificare l’impegno richiesto. E questo nonostante un territorio apprezzato da chi ha partecipato e quote d’iscrizione competitive. Il territorio è meraviglioso e chi partecipa fa i complimenti, però non riusciamo a far crescere i numeri. Troppo impegno, troppo lavoro».

Il bilancio complessiovo però non può che essere positivo. E questo ottimismo riguarda soprattutto il legame tra gli due appuntamenti del circuito, tra l’altro quello iniziale, la Classica, e quello finale, La Epica.

«In molti – racconta con orgoglio Panighel – avevano già partecipato alla Classica di aprile e sono tornati a La Epica per conquistare l‘altra metà della medaglia, completando così il simbolico percorso tra i due eventi. Noi avevamo regalato una medaglia che era la metà di una medaglia ancora più grande che si sarebbe completata appunto partecipando anche a La Epica. E c’è un video, tanto semplice quanto bello, postato da un ragazzo, in cui le due medaglie si uniscono e si sente un click. E’ stata una cosa veramente simbolica. E’ giochino semplice che rappresenta la chiusura di un cerchio».

Senza dubbio è anche da questi particolari che si misura la capacità di un circuito di costruire una comunità di appassionati.

Il 2026 di Marca Bianca si chiude dunque con una partecipazione importante e un’identità territoriale riconoscibile. La sfida per il futuro sarà continuare a crescere senza perdere il carattere che rende questi appuntamenti diversi da una semplice gara: la possibilità di pedalare, scoprire e condividere. Sicuramente Panighel e il suo staff sapranno innovarsi ancora…

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