«Valorizzare il panorama è importantissimo – dice Tommaso Lapini, motore di Chianti Down Country – siamo nati proprio con questo spirito. Abbiamo detto subito: mettiamo da parte il mondo del cronometro, non ci interessa. Da noi non troverete mai un tratto cronometrato, mai niente di simile. Noi vogliamo che la gente si diverta, duri fatica, veda con i suoi occhi, si fermi a fotografare quello che c’è intorno. Perché io viaggio per lavoro e siamo sicuri che posti come i nostri non ce ne sono. E quindi vogliamo che la gente veda con passione quello che ha davanti».
Durare fatica è il modo toscano più bello per dire che il paradiso di paesaggi e sapori del Chianti va conquistato. La gente deve fare fatica e per giunta in modo prolungato, perché la fatica che dura poco mal si sposa con un evento nato dalle ceneri delle grandi prove di mountain bike e arrivato successivamente ad abbracciare il gravel. Si chiama Chianti Down Country, la prossima edizione si svolgerà il 23 maggio 2027 con Greve in Chianti come centro nevralgico.


Cinque percorsi per tutte le gambe
Il sito internet è ben fatto, sui social capita spesso di imbattersi nel loro logo. Si percepisce chiaramente la passione che c’è sotto e il grande lavoro nel rendere tutto funzionale e attrattivo. Per organizzare eventi come questo non basta frecciare un percorso, si deve essere capaci di raccontare una storia e anche la scelta dei nomi dei diversi tracciati ti fa capire parecchio.
Cinque percorsi con nomi evocativi. MTB Inferno (70 km e 2.400 metri di dislivello). MTB Purgatorio (48 km e 1.700 metri di dislivello). Gravel Eroico (102 km e 2.900 metri di dislivello). Gravel Lungo (60 km, 1.800 metri di dislivello). Gravel Paradiso (una cicloescursione di 42 km e 1.000 metri di dislivello per ogni tipo di bici, anche quelle a pedalata assistita).
Nomi che dobbiamo a Dante Alighieri e zone che già conosciamo per l’Eroica e altre variazioni sul tema, che in questo caso vengono… scansionate e percorse nella loro dimensione più “ignorante”, per dirla con l’organizzatore toscano. E proprio con Tommaso, agganciato di buon mattino mentre sta portando a spasso il cane, ci addentriamo nella polpa di Chianti Down Country che aprirà le iscrizioni il primo dicembre.






Perché Chianti Down Country? Da dove nasce il nome?
Siamo nati da un’idea mia e del mio amico Rico. Prima correvamo in mountain bike, nei circuiti in Toscana, facendo un po’ di marathon, più grossi eventi come la Capoliveri Legend, la Hero e via dicendo. Poi però la voglia delle competizioni c’è passata, ma ci piaceva ancora fare giri lunghi. Nel frattempo erano nate le nuove mountain bike con l’escursione un po’ più alta, da 120 mm, che non erano più le vecchie bici da cross country.
In che modo cambiò la storia?
Da atleti a organizzatori e facemmo la prima edizione solo per mountain bike su un percorso di 100 chilometri e 3.000 metri di dislivello. Partimmo in 50 matti, ma negli anni ci siamo un po’ evoluti. Abbiamo iniziato ad andare in gravel e alla fine abbiamo aggiunto la possibilità di scegliere fra i due tipi di bici.
Il gravel sta prendendo il sopravvento?
Allora, sono sincero, noi ci difendiamo perché essendo nati in quel tipo di fuoristrada, circa 200 mountain bike le facciamo ancora tutti gli anni. Logicamente i numeri stanno crescendo, perché il gravel porta gente nuova. Ma per loro si fanno percorsi non estremi, anche se sempre impegnativi. In genere, ci sono diversi livelli di impegno.


Quello che serve perché tutti possano partecipare?
Nella mountain bike, per esempio, abbiamo l’Inferno che il prossimo anno sarà un po’ più leggero a livello di chilometraggio, perché saremo sui 70 chilometri, però è impegnativo sia per il dislivello, ma anche per quello che affronteranno dal punto di vista tecnico. Nel gravel, invece, abbiamo una porta d’ingresso, che è il percorso Paradiso che è per tutti, poi abbiamo il Gravel Lungo, che sono 60 chilometri belli tecnici.
Su quali strade?
Quelle che si fanno da noi nel Chianti, che sembrano facili, ma sono dure. E poi abbiamo il percorso più pedalabile, che è l’Eroico. E’ lungo, però un po’ più scorrevole, perché attraversiamo buona parte delle strade dell’Eroica riviste da noi in chiave gravel.
Che cosa significa riviste in chiave gravel?
Che non sono le strade bianche che all’Eroica fanno con le bici da strada, ma cerchiamo anche roba alternativa. Magari la strada accanto che, tra virgolette, è un po’ più ignorante.








I percorsi gravel e mountain bike hanno tratti in comune?
Si incrociano perché hanno in comune i punti di ristoro e quindi ci sono dei tratti più scorrevoli che vengono condivisi. Da noi il bello sono anche i panorami, per cui alla fine una bella strada bianca in mezzo a un vigneto è fattibile, sia con la gravel sia sulla mountain bike.
Per le mountain bike ci sono anche passaggi tecnici che si possono fare solo in… mountain bike?
Certamente ed è sconsigliabile farsi venire la tentazione di usare la gravel. Due anni fa, ci successe che un tizio volle fare in gravel il percorso di mountain bike. Noi gli dicemmo che non avevamo il potere di impedirgli di partire, ma poi a metà percorso ci toccò andarlo a riprendere. Per fortuna non si fece male, ma si fece tutte le discese a piedi.
Come si svolgono le partenze avendo al via due tipi di bici diverse?
Considerando che nel Gravel Eroico dovranno fare poco più di 100 chilometri con circa 2.900 metri di dislivello, li faremo partire alle 8,30. A seguire, 10-15 minuti dopo, toccherà alle mountain bike. Nei percorsi più brevi vanno entrambi forte, ma l’Eroico comunque è più lungo e per farlo impiegano sette ore, quindi bisogna che partano prima. Il Purgatorio invece è un percorso da 4 ore, 4 ore e mezza. E anche l’Inferno, se capita qualcuno molto lento, arriva sulle 7 ore.




Sai che tanti vengono a pedalare in Toscana per i ristori?
Certo che lo so! E a proposito di ristori, aggiungo che nella nostra organizzazione c’è una parte sociale, anche se forse non siamo molto bravi a comunicarlo. Siamo in partnership con una cooperativa sociale che si chiama La Stadera, che lavora con ragazzi disabili. Loro gestiscono la parte logistica delle medaglie all’arrivo e in più si occupano dei ristori principali. E lì si mangia di tutto, tanto che alla fine si torna a casa con un chilo in più invece che con un chilo in meno (ride, ndr).
Addirittura?
La nostra filosofia è questa, al ristoro non deve mancare niente. Certo, se devi fare ancora 40 chilometri, magari non ti do la porchetta, altrimenti non riparti più. La porchetta la trovi all’arrivo, ma di certo non mancheranno affettati, formaggi, pietanze tipiche come ad esempio la panzanella o la pappa al pomodoro. Si vedrà anche con la stagione, qualcosa si cambia sempre, ma i ristori non saranno mai banali.




Le iscrizioni apriranno a dicembre?
Stiamo ultimando tutti i dettagli per essere pronti e avremo l’iscrizione in promo a 29 euro fino all’11 di gennaio e ricordatevi che ogni cinque iscrizioni, una è gratuita. Se poi volete venire a pedalarla anche voi, almeno potrete vedere se davvero i ristori valgono la pena. Questo ve lo dico: abbiamo parecchia gente da fuori che continua a venire e ogni volta ci dice che tornano proprio per come si mangia.
Quanti partecipanti avete avuto quest’anno?
Erano 350, l’obiettivo per il prossimo anno sarà arrivare a 500.







