E’ proprio vero che la rivoluzione parte dalle piccole cose. Se Milano sta lentamente ma progressivamente cambiando faccia e diventando una metropoli più “green”, più aperta alla circolazione delle bici lo si deve anche a esperienze come quella di Massa Marmocchi, un’associazione che da oltre 10 anni agisce nei vari quartieri della città per permettere ai bambini di andare a scuola in bici, divertendosi in sicurezza. Un esempio che sta prendendo piede ed allargandosi a macchia d’olio.
A raccontare la storia di Massa Marmocchi è Marina Facchin, del comitato direttivo dell’associazione e dalle sue parole traspare tutto l’entusiasmo per un’iniziativa che ha avuto una genesi davvero spontanea: «Era il 2013. C’era una mamma di Viale Monza che voleva portare il proprio figlio a scuola in bicicletta e quindi da sola si sentiva molto insicura. Ha chiesto quindi ai ragazzi di Critical Mass se tra loro c’era qualcuno che la volesse accompagnare durante questo tragitto casa-scuola. L’idea di base di quel sodalizio è che se si fa gruppo si è più visibili e si ha maggior sicurezza. Da questa esperienza nasce Massa Marmocchi.


Tutto nasce dalle richieste dei genitori
«All’inizio nasce proprio come un gruppo spontaneo di genitori e attivisti che fungevano da volontari, organizzandosi tutti in base alle necessità. In poco tempo, però, questo fenomeno è cresciuto arrivando a coinvolgere in brevissimo tempo decine di scuole in tutta Milano. Così ci siamo strutturati, siamo diventati associazione vera e propria di volontariato nel 2017. Ora gestiamo 19 scuole».
E’ importante comprendere qual è l’attività che Massa Marnocchi attua affiancandosi ai complessi scolastici, anche se in completa autonomia, avendo i genitori come referenti: «Il nostro compito è affiancare quei gruppi di genitori che vogliono accompagnare i propri figli a scuola in bicicletta. Come? Organizzando il gruppo e spiegando loro magari come è meglio stare in strada per essere più sicuri. La nostra massa, avendo come primo elemento la musica. Poi siamo dotati di bandiere colorate, così siamo ben visibili».


Un impegno coinvolgente
Il loro impegno è qualcosa che va ben al di là del semplice accompagnamento dei bimbi: «Per loro iniziare la giornata andando a scuola insieme ai genitori, ai loro amici in maniera attiva è proprio una bella esperienza. Noi vogliamo favorire anche la socialità e l’autonomia dei bambini, promuovere la mobilità sostenibile e anche in generale la tutela dell’ambiente».
C’è quindi una certa richiesta da parte dei genitori a Milano per accompagnare i bambini a scuola in bicicletta e quindi muoversi in bici: «Ci sono sempre più persone che si muovono in bicicletta a Milano. E’ un fenomeno in crescita e tra loro ci sono genitori che vogliono portare a scuola i figli in bicicletta. La nostra attività è un’occasione per poterlo fare sentendosi più sicuri. Ci sono molti genitori che poi lo fanno quotidianamente».


C’è posto nell’associazione…
Chi è il referente? «Noi di solito veniamo interpellati da gruppi di genitori, a volte sono proprio le associazioni dei genitori delle scuole che ci chiamano quando c’è già un gruppettino di interessati. Noi presentiamo e illustriamo un po’ quello che facciamo e come funziona e poi insieme stiliamo un percorso sulla base di quanti partecipanti ci sono e di come sono dislocati nella zona. Il nostro obiettivo sarebbe quello di rendere tutti questi gruppi autonomi».
In quanti siete a fare questa attività? «Lo zoccolo duro dell’associazione che è il consiglio direttivo è composto da una decina di elementi a gestione dei volontari che sono un po’ di più, anzi non sono mai a sufficienza perché comunque le masse sono tante e le scuole scelgono di fare attività spesso nello stesso giorno».


Un futuro in bici per i bambini?
Tra questi volontari ci sono anche genitori della prima ora: «Una volta che i figli crescono e passano alla scuola media diventano indipendenti, ma i genitori vogliono continuare nella loro attività così entrano a far parte dei volontari. Io stessa ho iniziato portando le mie figlie e poi sono rimasta dentro…».
Questa attività serve anche a fare promozione del ciclismo, una sorta di proselitismo delle più giovani generazioni verso lo sport: «Sicuramente i bambini sono molto interessati alla bicicletta. Vediamo tanti bambini che arrivano a scuola in auto o a piedi che ci guardano sbalorditi e si lasciano coinvolgere dai compagni. Magari poi tra questi ci sono anche bambini che sono interessati anche alla bici dal punto di vista sportivo, diciamo che è un passaggio».


La musica e i colori
La musica come viene abbinata alla pedalata? «La musica è un po’ una caratteristica base delle masse, perché comunque le rende un momento giocoso. Abbiamo di solito un nostro volontario che porta una cassa e abbiamo delle playlist che vengono utilizzate durante la pedalata, per dare anche un richiamo sonoro del gruppo in transito. A volte sono i bambini stessi a suggerire i pezzi da mettere o cosa vogliono sentire o magari, se non c’è la cassa, cantano oppure semplicemente suoniamo i campanelli, perché comunque l’idea è di essere non solo visti ma anche sentiti».
Che voi sappiate, il vostro esempio si sta propagando anche in altre città? «Certamente, siamo in contatto con dei gruppi che sono partiti nelle altre città, ad esempio con Roma. Noi stessi siamo stati interpellati anche da gruppi di città delle regioni vicine. E’ un’attività che si sta diffondendo molto e che ci è valsa l’Ambrogino d’Oro nel 2019, la massima onorificenza del Comune di Milano».


L’importanza della comunicazione
Per la vostra esperienza, Milano si sta dimostrando sempre più propensa alle due ruote? «Sì. Ovvio che i cambiamenti avvengono lentamente. Ma una cosa che deve essere sempre a fianco del cambiamento è la comunicazione. Quando si parla di rallentare il traffico, di diminuirlo, bisogna spiegare bene di che si tratta per non urtare la suscettibilità. L’uso della bicicletta è aumentato, è chiaro che poi si può fare di più, ma siamo ottimisti, anche in base al nostro esempio».







