Luana, Federica, Marina, Valeria e Mariana dal 7 al 17 maggio si sono accodate alla ruota di Silvia Gottardi di Cicliste Per Caso ed hanno affrontato i 545 chilometri della Ciclovia dei Parchi della Calabria, dal Pollino alla Sila, dalle Serre dell’Aspromonte. Un viaggio tutto al femminile fatto di fatica, pioggia (pure parecchia), solidarietà e scoperta.
Un’esperienza che la tour leader Silvia (ora già alle prese con l’organizzazione del W! Festival dal 19 al 21 giugno in provincia di Ancona) aveva già vissuto in passato e che ha deciso di riproporre ancora una volta, convinta delle enormi potenzialità della ciclovia calabrese. «Io di solito non torno quasi mai negli stessi posti – racconta – però qui sì, perché è un territorio sorprendente. Se ci torno, è perché ci credo davvero».


Obbiettivo autonomia
Il gruppo era composto da donne con esperienze molto diverse. Alcune avevano già affrontato piccoli viaggi in bicicletta, altre erano abituate soltanto a pedalate giornaliere o uscite con il proprio compagno. Nessuna, però, aveva grande esperienza di viaggi itineranti di più giorni in autosufficienza.
«Molte vengono perché magari non hanno ancora il coraggio di affrontare da sole un viaggio così – spiega Silvia – e l’idea è proprio quella di accompagnarle verso questa autonomia. La speranza è che dopo uno o due viaggi con noi prendano l’abbrivio e poi partano per conto loro».


Superare le difficoltà
Un viaggio organizzato, certo, ma senza togliere nulla allo spirito autentico del bikepacking. Le partecipanti hanno viaggiato self-supported, trasportando da sole tutto il necessario per dieci giorni di pedalata. E uno degli insegnamenti più apprezzati è stato proprio imparare a viaggiare leggeri.
«Spesso si tende a portare troppe cose – racconta Silvia – mentre in realtà serve molto meno di quello che si pensa. Due cambi da bici e uno per la sera bastano. Non succede niente se non hai venti vestiti».
Accanto alla gestione dei bagagli, un altro tema che inizialmente spaventava molte partecipanti era quello degli imprevisti meccanici. «Di solito c’è sempre qualcuno che pensa alla bici al posto loro – dice – mentre qui imparano a gestire anche queste piccole difficoltà. E’ bello vedere che quando succede qualcosa, tutte si fermano, si aiutano e cercano insieme una soluzione».
Ed è proprio questo spirito di gruppo uno degli aspetti che più ha colpito Silvia. «Dopo due giorni si creano amicizie incredibili. Nei gruppi di sole donne nasce una solidarietà molto forte, ci si aspetta sempre, ci si aiuta continuamente».




L’acquazzone e il frate
Un legame diventato ancora più forte nei momenti difficili. Come durante la tappa in Aspromonte, quando il gruppo si è trovato ad affrontare freddo, nebbia e una pioggia torrenziale a oltre 1.400 metri di quota. «Io sono abituata, ma nel gruppo c’erano anche “ragazze” di 58 e 62 anni. Abbiamo preso un’acqua pazzesca e faceva freddissimo».
Un’esperienza dura, ma che alla fine si è trasformata in uno dei ricordi più belli del viaggio. In pieno Aspromonte, praticamente isolate, le ragazze hanno trovato riparo nel piccolo Villaggio Limina, un antico borgo abbandonato dove vive un frate.
«Abbiamo bussato alla sua porta completamente fradice – racconta Silvia – lui ci ha fatto entrare, ci ha preparato il tè, ci ha dato del cibo e ci ha fatto asciugare vicino alla stufa. Volevamo lasciargli un’offerta, ma non ha voluto nulla. Ci ha detto: “Siete mie ospiti, voglio solo aiutarvi a godervi l’Aspromonte”».


Il territorio risponde
Un episodio che racconta perfettamente quello che più ha colpito il gruppo lungo tutta la Ciclovia dei Parchi: l’accoglienza. «La Calabria da questo punto di vista è incredibile – spiega Silvia – non trovi soltanto persone che ti ospitano perché sei un cliente, ma gente che ha davvero voglia di raccontarti il territorio, di aiutarti, di farti sentire benvenuta. Adesso le strutture ricettive sono contentissime di ospitare cicloturisti perché vedono che le persone arrivano davvero. E molte si stanno attrezzando sempre di più».
Anche nei momenti di difficoltà il sistema ha risposto bene. Durante il viaggio una delle partecipanti ha avuto bisogno di interrompere la tappa per un malessere e Silvia è riuscita a trovare rapidamente un transfer per lei e per la bici. «Con un paio di telefonate ho risolto: sono tutti molto disponibili e recettivi».




Il punto di Bruno Niola
La Ciclovia è nata cinque anni fa e, se sul percorso si scorgeva già il potenziale, i punti interrogativi erano sui servizi. Ma qui ci chiarisce la situazione Bruno Niola, responsabile comunicazione della Ciclovia: «Le istituzioni hanno contribuito molto nel sostenere strutture ricettive, ciclofficine, punti noleggio – spiega Niola – e quello che noi abbiamo in programma quest’anno è di riprendere le nostre attività per sensibilizzare sempre di più l’opinione pubblica calabrese su queste infrastrutture e le amministrazioni comunali e continuare in una promozione di livello anche internazionale».
Ed infatti sono stati anche alle fiere di Düsseldorf e Monaco: «Siamo andati in Germania e anche in Danimarca – ricorda – ed abbiamo avuto presenze da quei paesi. Segno che questo tipo di promozione, alla fine, paga».
I numeri snocciolati dalla Regione Calabria parlano chiaro: oltre 3 milioni di visualizzazioni su Komoot nel 2025 e quasi 20.000 utenti attivi, con un incremento del +31 per cento rispetto al 2024. La strada intrapresa sembra proprio quella giusta…







