Lo scorso weekend si è presentata l’occasione perfetta per una breve avventura in bikepacking, che io e Umberto non ci siamo fatti scappare. Niente lunghi viaggi o destinazioni esotiche: a volte basta guardare una cartina e scegliere una valle poco conosciuta per ritrovare il piacere dell’esplorazione. Così abbiamo caricato le borse sulle nostre bici gravel e siamo partiti verso Cuneo.
L’idea era semplice: due giorni di bikepacking in montagna, attraverso la Valle Maira e la Valle Grana, lontani dalla folla e dalla frenesia del quotidiano. Il percorso sulla carta prometteva panorami spettacolari e una bella sfida altimetrica per le gambe, ma avevamo l’incognita dell’effettiva condizione dei passi alpini, ancora chiusi ufficialmente al transito dei veicoli a causa della persistenza di tratti innevati sulla strada. Poco più di 140 chilometri da percorrere in due giorni con oltre 2.500 metri di dislivello nella prima tappa e 1.500 nella seconda.




L’acqua scarseggia
La prima giornata del nostro bikepacking è iniziata da Dronero, con una ripida salita sin dai primi chilometri per raggiungere la Strada dei Cannoni. L’aria era calda e secca, così in poco tempo abbiamo prosciugato la borraccia. Per precauzione avevo deciso di portare un litro e mezzo di acqua extra, più qualche panino.
Una scelta che abbiamo presto scoperto essere stata veramente essenziale. Su questa strada militare si pedala quasi sempre sotto il sole, senza fontane né rifugi, e la scalata verso il Colle di Sampeyre non fa sconti neanche al ciclista più allenato, quindi è facile disidratarsi o soffrire di una crisi di fame.


Sampeyre, schivato il temporale
Proseguendo sulla Strada dei Cannoni, la fatica si faceva sentire, ma era completamente ricompensata dalla splendida vista delle vette innevate poco distanti e degli immensi prati ricchi di fiori spontanei colorati. Quando abbiamo raggiunto il Colle di Sampeyre, un forte temporale in arrivo dal Monviso, ci ha costretti a scendere verso valle in fretta per cercare riparo in un bar.
Con un pizzico di fortuna, siamo riusciti ad evitare la pioggia e finalmente ci siamo concessi una piccola pausa per bere e mangiare con calma, prima di percorrere gli ultimi chilometri e raggiungere il camping a Canosio, dove abbiamo passato la notte.








Il pericolo marmotte
La mattina seguente ci siamo svegliati con l’intenso cinguettio degli uccellini che, sembravano annunciarci con gioia la splendida giornata che ci attendeva. Con calma, ci siamo rimessi in sella e abbiamo ripreso il nostro weekend in bikepacking, andando in salita sin dalle prime pedalate verso il Colle del Preit.
Giunti alla vetta, davanti a noi si è aperta una fantastica vista sulla Gardetta e sulla strada militare che avremmo dovuto percorrere, ma che era ancora parecchio innevata. Abbiamo così deciso di seguire il consiglio di alcuni locali e piuttosto che tornare indietro, abbiamo proseguito su un sentiero non adatto alle bici. In poco più di trenta minuti, siamo infatti riusciti a riprendere il percorso sulla via militare all’altezza del Colle Margherina.
Attraversando qualche breve tratto di neve, in via di scioglimento considerando i 25 gradi misurati dal nostro Garmin, siamo riusciti a raggiungere il Passo del Fauniera, a circa 2.500 metri di altitudine. Qualche foto e poi giù nella veloce e tortuosa discesa verso la Valle Grana, tra il piacere della velocità e il pericolo di qualche marmotta che goffamente attraversava la strada appena prima del nostro passaggio.
Dopo poco più di 6 chilometri, abbiamo raggiunto un rifugio che offriva taglieri di degustazione con formaggi locali, tra cui il rinomato Castelmagno. Per raggiungere l’auto non ci restava che la discesa, così ci siamo concessi un delizioso assaggio dei prodotti caseari locali.






Nel regno del Castelmagno
Il Castelmagno è una vera e propria eccellenza cuneese, un formaggio riconosciuto DOP per la sua qualità e lo stretto legame con la zona di produzione, limitata quasi esclusivamente ai comuni di Castelmagno, Pradleves e Monterosso Grana. L’ingrediente base è il latte vaccino crudo proveniente dalla stessa area di produzione, eventualmente addizionato con piccole aggiunte di latte ovino o caprino.
Questo formaggio semigrasso, presenta una pasta semidura erborinata con una struttura alquanto friabile quando è ancora poco stagionato, che diventa poi più compatta col passare del tempo. Il sapore varia notevolmente con la maturazione: delicato, aromatico e poco salato nelle forme fresche, diventa progressivamente più intenso, complesso e leggermente piccante nelle stagionature più lunghe, con sentori che richiamano il fieno di montagna e la frutta secca.
Dal punto di vista nutrizionale, il Castelmagno è un formaggio caratterizzato da un elevato contenuto di proteine ad alto valore biologico e da una buona presenza di calcio, fosforo e altri minerali importanti per la salute di ossa e muscoli. Come la maggior parte dei formaggi stagionati, contiene anche una quota significativa di grassi e sale, motivo per cui è consigliabile consumarlo nelle giuste porzioni all’interno di una dieta varia ed equilibrata.


In cucina è molto versatile: può essere gustato da solo in un tagliere, con magari del miele, ma trova largo impiego anche nella preparazione di risotti, gnocchi, polente e fondute, sfruttando il suo carattere deciso per valorizzare anche le ricette più semplici.
Dopo due giorni in bikepacking, fra salite, sterrati, passi ancora segnati dalla neve e panorami mozzafiato, il ritorno a valle ha avuto il sapore della soddisfazione. A poche ore da casa abbiamo trovato silenzio, avventura, natura e uno dei formaggi più caratteristici d’Italia. Il Castelmagno, assaggiato proprio nei luoghi in cui nasce, è stato molto più di una semplice pausa gastronomica: un modo per conoscere ancora meglio il territorio attraversato, imparando ad apprezzarne anche la storia e la cultura.







