Alte Alpi Occidentali bikepackingAlte Alpi Occidentali bikepacking

| 18 Luglio 2026

Alte Alpi Occidentali, il bikepacking che mancava

Tra le Alpi occidentali c’è una quantità infinita di strade militari, sterrate, forti di confine e valichi d’alta quota che sono un paradiso per il gravel. La Via del Sale, l’Assietta, il Jafferau, il Sommelier sono mete e nomi che gli appassionati degli sterrati alpini hanno, se non percorso, almeno sentito una volta nella vita.

Quello che mancava, secondo Edoardo Frezet e Luigi Grossi, entrambi ciclisti e fotografi piemontesi, era un modo intelligente di unirli. Da questa idea è nato un nuovo percorso bikepacking che attraversa il confine tra Italia e Francia seguendo alcune delle più spettacolari strade militari delle Alpi. Un progetto nato lentamente, ritagliando il tempo tra lavoro, famiglia e tutto il resto, e affinato chilometro dopo chilometro.

«L’idea è stata di Luigi» ci ha raccontato Edoardo. «Abita in valle e conosce questa parte delle Alpi come le sue tasche. La sfida non era trovare posti belli, perché di quelli ce ne sono moltissimi. Era capire come collegarli nel modo migliore». 

Alte Alpi Occidentali bikepacking
“Route militaire”, sterrati su cui un tempo salivano i cannoni e oggi le biciclette, è il filo che unisce tutto l’itinerario (foto Frezet/Grossi)
Alte Alpi Occidentali bikepacking
“Route militaire”, sterrati su cui un tempo salivano i cannoni e oggi le biciclette, è il filo che unisce tutto l’itinerario (foto Frezet/Grossi)

Un anello di 400 (o 300) chilometri nel cuore delle Alpi

Una differenza sottile ma decisiva. Perché disegnare una traccia significa anche decidere dove far respirare chi pedala, evitando 30 chilometri di statale quando esiste una strada secondaria. Oppure scegliere un collegamento meno tecnico se la giornata prevede già oltre mille metri di salita.

«Oltre agli highlights, le strade di alta quota e i panorami eccezionali, sono proprio i collegamenti a fare la differenza», ha continuato Frezet. Il risultato di questo certosino lavoro di collegamento tra vette e fondovalle è un anello di circa 300 chilometri e 10.000 metri di dislivello, con una variante che aggiunge altri 100 chilometri e circa 4.000 metri passando dal Moncenisio.

La partenza è da Salbertrand, facilmente raggiungibile in treno da Torino. E già questo racconta qualcosa della filosofia del progetto, un itinerario sulle Alpi pensato per essere raggiunto comodamente anche da una grande città. Prima di “battezzarlo”, Edoardo e Luigi hanno voluto metterlo alla prova insieme ad altri tre amici. Non ciclisti qualsiasi, ma persone con modi molto diversi di vivere la bici.

Testato con gli amici, fino al valico più alto d’Europa

Stefano Scapitta, guida e viaggiatore lento. Marco Gili, ultraciclista abituato a misurare il tempo. Giuseppe Papa, esploratore con una lunga esperienza di itinerari remoti. «Ci interessavano punti di vista differenti. E infatti ciascuno è tornato a casa con un motivo diverso per apprezzarlo». Scapitta ha amato i single track, Papa i paesaggi d’alta quota, Gili ha apprezzato proprio il fatto di poter pedalare senza guardare il cronometro, vivendo il viaggio come una vacanza.

Il senso dell’itinerario, del resto, è proprio questo. Si attraversa il Forte Pramand passando nella suggestiva Galleria dei Saraceni. Si sale allo Jafferau lungo le vecchie strade militari. Poi arriva il Sommelier, che con i suoi 3.009 metri uno dei punti simbolo del percorso. «E’ l’unico valico d’Europa che permette di arrivare in bici a quota tremila. La nostra Cima Coppi».

Alte Alpi Occidentali bikepacking
La traccia si basa sulle strade sterrate che collegano i moltissimi forti militari costruiti nei secoli in quel territorio di confine sulle Alpi (foto Frezet/Grossi)
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La traccia si basa sulle strade sterrate che collegano i moltissimi forti militari costruiti nei secoli in quel territorio di confine sulle Alpi (foto Frezet/Grossi)

Tra laghi e sentieri in cresta, sulle tracce della storia

Dopo la discesa si entra in Francia passando dal Colle della Scala fino a Névache. Qui c’è l’unico vero “portage” del viaggio, circa un’ora e mezza con la bici a spinta. «Una fatica che però vale la pena fare perché porta in un posto incredibile», ci ha assicurato Edoardo. Due piccoli laghi alpini anticipano la discesa verso il Galibier, che viene affrontato su asfalto in salita e lasciato su una variante gravel panoramica.

Poi ancora il Granon, i Monti della Luna, l’Assietta percorsa in senso inverso rispetto a quello classico. Questo per poter prendere il single track del Ciantiplagna, che corre sulla cresta tra la Val Chisone e la Val di Susa fino al Colle delle Finestre, da dove poi si torna a Salbertrand. In tutto ciò, circa il 70 per cento del percorso è su sterrato.

Una scorpacciata di salite che però è anche un filo che lega secoli di storia. Le antiche strade militari collegavano infatti i forti costruiti lungo il confine tra il Settecento e la Seconda Guerra Mondiale. Ancora oggi permettono di attraversare ambienti spettacolari sempre lontani dal traffico e vicini al cielo.

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Uno dei punti forti del percorso è la modularità: passando spesso dal fondovalle c’è sempre la possibilità di fermarsi in paese per dormire e mangiare (foto Frezet/Grossi)
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Uno dei punti forti del percorso è la modularità: passando spesso dal fondovalle c’è sempre la possibilità di fermarsi in paese per dormire e mangiare (foto Frezet/Grossi)

Non un evento, ma un percorso permanente da affrontare

Nonostante la quota e il dislivello, questo percorso non è stato pensato per essere una prova estrema, adatta solo a superuomini o superdonne, anzi. Il percorso si presta molto bene ad essere affrontato con calma, magari in sei giorni o anche più, fermandosi ogni sera nei paesi che si attraversano nel fondovalle. Oppure per chi cerca qualcosa di più avventuroso si possono scegliere rifugi, bivacchi o tenda.

Anche il tipo di bici da utilizzare va verso questa filosofia. Quale sia ce lo dice ancora Frezet: «L’ideale è una gravel, ma di quelle robuste. Più una monstercross che una da performance». Copertoni da almeno 50 millimetri e rapporti molto agili sono quasi indispensabili per alcune rampe che superano il 15 per cento. In alternativa va benissimo anche una mtb front.

Ora l’obiettivo dei promotori è confrontarsi con gli enti turistici per fare in modo che il percorso, che potrebbe chiamarsi “Alte Alpi Occidentali Bikepacking” (ma ancora ci si sta pensando) diventi una proposta stabile di cicloturismo. Non un evento, ma un itinerario sempre disponibile, da affrontare quando si vuole. Perché sulle Alpi occidentali i grandi passi asfaltati sono un patrimonio collettivo, che però conoscono tutti. Ma esiste ancora un mondo defilato di strade sterrate d’alta quota, molto vicine al cielo, che aspetta solo di essere percorso.

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