100x100 Donne, Paola Gianotti, Canavese Piemonte (foto Luca costanzo)100x100 Donne, Paola Gianotti, Canavese Piemonte (foto Luca costanzo)

| 31 Luglio 2026

100×100 Donne, Gianotti non ha dubbi: la bici è… donna!

«Quello che dico sempre – sorride Paola Gianotti di ottimo umore – è che secondo me noi donne in bici viviamo un’esperienza più intensa, forse perché abbiamo una sensibilità diversa. Per cui, dato che la bicicletta è donna, riusciamo a dare più valore a tutta una serie di cose, come le emozioni, i paesaggi, gli incontri…».

Mancano tre mesi alla seconda edizione della sua 100×100 Donne e ancora meno alla nascita del suo primo figlio, ma la campionessa piemontese dell’ultracycling non arretra di un passo e spinge sull’evento del Canavese che lo scorso anno vide al via 460 donne. I posti previsti per quest’anno sono 600 e ancora una volta i percorsi saranno due con la caratteristica forma a “8”, affinché ciascuna possa scegliere quello più adatto: il più breve di circa 58 chilometri, il più lungo intorno ai 110.

Entrambi i pecorsi attraversano alcuni luoghi molto suggestivi del Canavese, dal lago di Viverone al Castello di Agliè fino ai paesaggi della Valchiusella, ma non si tratta di una gara, bensì è l’occasione per lasciarsi guidare dalla bellezza dei luoghi.

Paola Gianotti e Stefania Andriola, giornalista e ciclista (foto Luca Costanzo)
Paola Gianotti e Stefania Andriola, giornalista e ciclista (foto Stefano Orso Fiet)
Paola Gianotti e Stefania Andriola, giornalista e ciclista (foto Luca Costanzo)
Paola Gianotti e Stefania Andriola, giornalista e ciclista (foto Stefano Orso Fiet)
Cara Paola, quando e perché nasce l’idea di 100×100 Donne?

Tanto tempo fa. E’ un’idea che avevo già dal 2020, perché pedalando tanto in giro per il mondo, mi sono sempre resa conto delle differenze tra l’approccio italiano e quello dei Paesi vicini, dove ci sono tantissime donne che pedalano. Qui invece ce ne sono sempre poche, per cui l’idea non è mai stata quella di organizzare una gara, quanto una manifestazione in cui le donne possano confrontarsi con i propri limiti e anche creare relazioni.

Perché l’unione fa la forza?

Molto spesso mi rendo conto che tante ragazze non vogliono uscire con i ragazzi perché pensano di non riuscire a reggere il passo e quindi si fanno tanti scrupoli. Invece tra donne ci si fa coraggio e da qui è nata l’idea di vederne tante pedalare insieme per sfidare se stesse, come accade a me nelle varie prove che ho superato. E finalmente lo scorso anno l’idea si è concretizzata.

Con buoni riscontri?

C’è stato un ritorno veramente molto bello dalle persone che hanno partecipato, soprattutto per quello che hanno vissuto. Tantissime si sono ritrovate qui ad Ivrea, che forse non è non è tanto conosciuta per l’andare in bici, nonostante abbia un territorio incredibile. Si sono aggregate in autonomia, anche se non si conoscevano hanno condiviso gli appartamenti per la sera prima. Poi hanno formato i gruppetti lungo i percorsi, facendosi coraggio una con l’altra. E questo per me è stato il ritorno più bello.

Il Canavese è un'area poco frequentata, ma splendida per pedalare in tranquillità (foto Luca Costanzo)
Il Canavese è un’area poco frequentata, ma splendida per pedalare in tranquillità (foto Stefano Orso Fiet)
Il Canavese è un'area poco frequentata, ma splendida per pedalare in tranquillità (foto Luca Costanzo)
Il Canavese è un’area poco frequentata, ma splendida per pedalare in tranquillità (foto Stefano Orso Fiet)
Quindi si può dire che aspettassero la seconda edizione come l’aria?

Di certo l’aspettavano per l’aggregazione di cui abbiamo parlato fra persone diverse, con biciclette di tutti i tipi, che pedalavano e intanto chiacchieravano. Persone di tutte le età, ciascuna col proprio allenamento, qualcuna abituata a fare 100 chilometri un’altra che non li aveva mai fatti e alla fine aveva un entusiasmo pazzesco.

Storie diverse…

Quella che a me è rimasta più impressa è stata sicuramente la storia di una ragazza che arrivava dalla Calabria. E quando ha ritirato il pacco di partecipazione il giorno prima della manifestazione, mi ha detto che era lì a pedalare per sua cognata, che era stata vittima di femminicidio. Sono storie che vanno oltre lo sport, oltre l’agonismo e il risultato, ma sono storie di persone che ti rimangono dentro, oltre alla bellezza di pedalare in un posto bellissimo.

Il pacco gara dell'edizione 2025, la prima, quando si presentarono al via 460 donne (foto Luca Costanzo)
Il pacco gara dell’edizione 2025, la prima, quando si presentarono al via 460 donne (foto Stefano Orso Fiet)
Il pacco gara dell'edizione 2025, la prima, quando si presentarono al via 460 donne (foto Luca Costanzo)
Il pacco gara dell’edizione 2025, la prima, quando si presentarono al via 460 donne (foto Stefano Orso Fiet)
Il Canavese è una perla, ne conveniamo…

Siamo circondati da laghi bellissimi, dalla serra morenica glaciale, che è la più antica e lunga d’Europa, e le montagne che svettano oltre i 3.000 metri. Un territorio che veramente si presta perché ce l’ha regalato la natura, ma vedere queste 500 donne che sfrecciavano lungo le strade per vivere questa avventura è stato proprio bello.

Le iniziative per sole donne stanno aumentando, serve questo perché la diffusione del ciclismo sia paritaria?

Per tanti anni, il ciclismo è stato una prerogativa maschile. Si vede anche dall’approccio mediatico al Giro d’Italia maschile e quello femminile, che fino a qualche anno fa quasi non si sapeva che ci fosse. Negli ultimi anni, a parte i grandi risultati delle professioniste italiane che spesso fanno più risultati degli uomini, finalmente si sta dando spazio anche a loro e questo aiuta tantissimo.

Quel che resta della prima edizione è lo spirito di condivisione e aggregazione fra donne (foto Luca Costanzo)
Quel che resta della prima edizione è lo spirito di condivisione e aggregazione fra donne (foto Stefano Orso Fiet)
Quel che resta della prima edizione è lo spirito di condivisione e aggregazione fra donne (foto Luca Costanzo)
Quel che resta della prima edizione è lo spirito di condivisione e aggregazione fra donne (foto Stefano Orso Fiet)
Da qui la voglia di condividere in un ambiente più protetto di sole donne?

Il mondo del ciclismo appartiene anche alle donne, dobbiamo solo rendercene conto. Per questo ogni iniziativa fatta ad hoc serve per far capire alle donne quanto la bicicletta sia donna. Io mi sono sempre allenata con tantissimi uomini che mi straviziavano e coccolavano ed è una cosa molto bella, che ho riconosciuto subito.

Solo rose e fiori?

Niente affatto. Mi sono capitati dei casi al contrario. Quando nel 2015 ho attraversato la Russia con la Red Bull Trans Siberian Extreme, gara da 12.000 chilometri di ultra-cycling, ero l’unica donna a partecipare e c’era una coppia di russi che facevano la gara a staffetta, che odiavano la mia presenza e me l’hanno detto apertamente. Essendo lì, erano convinti che avrei sminuito la gara e non è stato piacevole. Però sta alla singola persona reagire, capire che si tratta di una questione culturale che si può smantellare.

La 100×100 Donne è anche un gesto di solidarietà: parte della quota di iscrizione viene devoluta a progetti a sostegno delle donne.

Nell’edizione 2025 il ricavato venne destinato a Casa delle Donne (associazione attiva dal 1991 nella lotta alla discriminazione) e a La Memoria Viva Associazione, che grazie alla donazione ricevuta ha realizzato un progetto di aiuto alle popolazioni ucraine al fronte, raccogliendo presidi sanitari – tra cui assorbenti per ragazze e donne – e pannolini per anziani e bambini. Tra i beneficiari anche l’Associazione Violetta (impegnata nel contrasto alla violenza sulle donne), This Unique, che ha installato nelle scuole distributori gratuiti di assorbenti compostabili ed Energia per i Diritti Umani, che in Senegal sostiene un laboratorio locale di produzione di assorbenti lavabili. Appuntamento per il 4 ottobre, dunque: dettagli e ogni altra informazione sul sito ufficiale dell’evento.

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