Immaginate le migliori ciclovie del Sud Italia racchiuse in un’unica proposta: la Via Silente, la Ciclovia dei Parchi della Calabria, il Sicily Divide, la Ciclonica nel Salento… Insomma, una grande destinazione, capace di superare i confini regionali e proporsi in maniera organica a chi viaggia in bicicletta. E’ questa l’idea alla base di Bike link Sud, un nuovissimo progetto nato dal basso che mette insieme percorsi, territori e persone con un obiettivo comune: valorizzare il potenziale ancora inespresso del Mezzogiorno.
Tutto nasce dall’intuizione di Palmarosa Fuccella, designer della comunicazione e outdoor destination expert che si occupa di destinazioni ecosostenibili e di percorsi in bicicletta o a piedi.



Palmarosa, cosa ti ha spinto ad immaginare Bike link Sud?
Bike link Sud nasce da un’idea che coltivo da anni: proporre il Sud come un’unica destinazione cicloturistica, mettendo in rete le ciclovie esistenti e quelle in fase di sviluppo. Negli ultimi tempi ho trovato altre persone impegnate su questo fronte e abbiamo deciso di partire da una mappa condivisa, una mappa di comunità senza scopo di lucro, pensata per promuovere il Sud come destinazione attrattiva per chi viaggia in bici.
Quali criteri avete seguito per disegnare la mappa?
E’ un lavoro in progress. Abbiamo selezionato percorsi che hanno alle spalle enti in grado di garantire servizi, manutenzione e una certa ufficialità. Non volevamo creare una mappa caotica con mille tracce diverse, ma uno strumento leggibile e affidabile. Mi sono confrontata con realtà attive in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia per individuare itinerari strutturati. Oggi parliamo di oltre 5.000 chilometri, una base già molto interessante.


E’ un progetto chiuso o destinato a crescere?
E’ assolutamente aperto. Alcuni percorsi potranno essere inseriti in futuro, altri eventualmente uscire se non garantiranno gli standard richiesti. L’obiettivo è mantenere qualità e coerenza, ma anche accogliere nuove collaborazioni. E’ una comunità in evoluzione.
Avete previsto una piattaforma digitale per raccogliere tutto?
Sì, abbiamo già attivato un profilo Instagram e stiamo lavorando a un sito web. Sarà una piattaforma che racconterà la mappa e rimanderà ai singoli tracciati e ai rispettivi territori, offrendo un punto di accesso unico per chi vuole pedalare al Sud.


Qual è il valore aggiunto di una proposta unitaria rispetto ai singoli percorsi?
Abbiamo osservato che molti cicloturisti già si muovono senza confini: partono dalla Campania, attraversano Basilicata e Calabria, alcuni arrivano fino in Sicilia. Bike link Sud intercetta questa esigenza e la organizza. Chi arriva da lontano spesso ha tempo e vuole costruire itinerari più lunghi, combinando diverse ciclovie. Mettere tutto insieme significa offrire una visione più chiara e completa.
Il Sud può diventare davvero una destinazione cicloturistica forte?
Assolutamente sì. Ha caratteristiche uniche: varietà di paesaggi, parchi naturali, mare, montagna, siti UNESCO, patrimonio culturale diffuso. E soprattutto una ciclabilità possibile tutto l’anno. Sono elementi che pochi territori possono offrire contemporaneamente.
Mettere insieme realtà diverse può creare attriti tra i vari attori?
Per ora no. Abbiamo trovato persone con la stessa visione. Anzi, tengo a ribadire che si tratta di una comunità aperta a nuove collaborazioni. E’ chiaro che arriveranno (e già sono arrivate) richieste di chi dice: «Perché non c’è il mio tracciato?», ma la logica non è inserire tutto, bensì mantenere una selezione basata su qualità e servizi. Altrimenti la mappa diventerebbe inutilizzabile.


Il progetto è inter-regionale. C’è qualche riscontro istituzionale su cui esso può poggiare?
Sì, la parte più forte di Bike link Sud si basa su un accordo tra tre parchi nazionali: quello del Cilento, dell’Appennino Lucano e del Pollino. Un accordo già attivo su cammini e ciclovie, che rappresenta una spina dorsale concreta del progetto. Sono enti che fanno capo al Ministero dell’Ambiente e stanno lavorando insieme per una promozione integrata.
Tuttavia Bike link Sud è un progetto che nasce dal basso: è un limite il non avere una visione nazionale lungimirante alle spalle?
Per me, paradossalmente, è un punto di forza. I progetti che partono dal basso, con persone motivate, hanno più possibilità di durare nel tempo. Le iniziative calate dall’alto spesso hanno risorse, ma non continuità. Qui invece ci sono passione, conoscenza del territorio e volontà di collaborazione.
Quanto pesa oggi il cicloturismo in Italia e al Sud?
I numeri parlano chiaro: quasi 50 milioni di presenze in Italia. Non è una nicchia. E le potenzialità sono ancora enormi, soprattutto per le aree interne. Prendiamo la Ciclovia dei Parchi della Calabria: l’heatmap di Komoot ha conteggiato circa 20.000 cicloturisti nel 2025. Contiamone altri 10.000 che non usano Komoot e arriviamo a circa 30.000 pedalatori con un indotto economico di circa 9-10 milioni di euro. Numeri che dimostrano quanto il cicloturismo possa contribuire alla rinascita dei territori.


Quali servizi offrirà concretamente Bike link Sud?
Oltre alla mappa, che è già uno strumento pratico, esistono realtà locali che offrono servizi: informazioni, organizzazione viaggi, bike service. Inoltre la mappa stessa funziona come un passaporto: può essere timbrata lungo il percorso, creando un ricordo concreto del viaggio.
Avete inserito anche i segmenti di Appennino Bike Tour ed EuroVelo. Che ruolo hanno queste “super ciclovie”?
Sono elementi di connessione fondamentali. L’Appennino Bike Tour attraversa (anche, ndr) il Sud e fa da cerniera tra territori diversi. Anche EuroVelo è importante: la Ciclovia dei Parchi della Calabria è entrata a farne parte nel 2024 e presto completerà la certificazione. Significa entrare in un sistema europeo riconosciuto.
Bike link Sud







