Donne, ciclismo, gravel, riposo (foto LIV Cycling)Donne, ciclismo, gravel, riposo (foto LIV Cycling)

| 13 Luglio 2026

EDITORIALE / Donne in bicicletta: la rivoluzione continua a pedalare

Sempre più donne si cimentano nel ciclismo, pedalando da sole, in piccoli gruppi o insieme ad altre appassionate. Da presenza sporadica sono diventate una realtà costante sulle strade e sui sentieri italiani. Eppure, questo cambiamento non nasce oggi, ma è il risultato di una rivoluzione iniziata oltre un secolo fa, quando la bicicletta divenne simbolo di libertà ed emancipazione femminile.

La possibilità di saltare in sella e di pedalare senza limiti, allontanandosi in totale indipendenza, ha ispirato le donne più audaci sin dalla fine dell’Ottocento. Ai tempi la bicicletta per una donna era molto di più che un mezzo per andare da un luogo all’altro, significava scegliere da sola la direzione e dimostrare a tutti che poteva farcela. Come Annie Londonderry che, alla fine dell’Ottocento, accettò la sfida di compiere il giro del mondo in bicicletta, dimostrando che una donna poteva affrontare un’impresa ritenuta impossibile.

All’inizio pedalare in gonnella era considerato scandaloso. I pregiudizi dell’epoca non accettavano che una donna mostrasse le caviglie o indossasse pantaloni. Ciò nonostante, le donne continuarono a pedalare e, nel corso del Novecento, la bicicletta divenne un mezzo sempre più diffuso, accompagnando la conquista di nuovi diritti e di una diversa idea di libertà.

Annie Londonderry, americana di origine lettone, fece il giro del mondo in bici fra il 1894 e il 1895
Annie Londonderry, americana di origine lettone, fece il giro del mondo in bici fra il 1894 e il 1895
Annie Londonderry, americana di origine lettone, fece il giro del mondo in bici fra il 1894 e il 1895
Annie Londonderry, americana di origine lettone, fece il giro del mondo in bici fra il 1894 e il 1895

Ispirate da Alfonsina Strada

Tra le pioniere in bicicletta bisogna nominare l’italiana Alfonsina Strada, che nel 1924 partecipò come prima donna al Giro d’Italia. Una storia di affascinante coraggio, che ha promosso lo sviluppo del ciclismo femminile. Verso la metà del Novecento, si svolsero anche i primi campionati del mondo dedicati e poi, anno dopo anno, aumentarono sia le gare che le cicliste in competizione.

Io stessa ho vissuto parte di questa trasformazione, iniziando a competere nelle categorie giovanili in gare miste, maschile e femminili, e poi vivendo la nascita di un vero e proprio movimento ciclistico femminile. I primi anni era una rarità trovare una donna in gruppo alla domenica: erano troppe poche le cicliste della stessa età in Italia per organizzare delle competizioni esclusivamente femminili. 

Ricordo che in gara, quando lasciavo indietro certi ragazzini, volavano insulti dai genitori a bordo strada contro di me, perché come donna non potevo battere i loro figliuoli. Spesso c’erano classifiche separate, ma se vincevo la gara battendo tutti, ricevevo il premio solamente come prima donna, con un valore in media pari a quello del decimo classificato. 

Oggi grazie allo sviluppo e alla diffusione del ciclismo femminile, le cicliste hanno guadagnato rispetto e un uomo non si sorprende più di faticare per tenere la ruota di una donna allenata. Anche le aziende si sono aggiornate per soddisfare le esigenze delle cicliste (in apertura, immagine LIV Cycling). I primi anni che correvo, i pantaloncini femminili avevano fondelli poco adatti agli allenamenti lunghi, mancavano le bretelle e spesso esisteva un solo modello di scarpa o di abbigliamento. Molte cicliste erano costrette ad adattarsi ai prodotti maschili.

Rossella Ratto, autrice di questo articolo, in azione ai mondiali juniores del 2011 a Copenhagen
Rossella Ratto, autrice di questo articolo, in azione ai mondiali juniores del 2011 a Copenhagen
Rossella Ratto, autrice di questo articolo, in azione ai mondiali juniores del 2011 a Copenhagen
Rossella Ratto, autrice di questo articolo, in azione ai mondiali juniores del 2011 a Copenhagen

Le donne e la società

La bici e poi lo sviluppo del ciclismo femminile hanno aperto la strada a un nuovo ruolo della donna nella società, verso la parità dei sessi. Un’importante lotta per i diritti primari, che oggi molte danno per sottointesi, ma che permette alla donna del duemila di scegliere cosa fare della propria vita. Ed è proprio negli ultimi anni che il ciclismo femminile è letteralmente scoppiato.

Il rallentamento imposto dal Covid ci ha fatto riscoprire il valore del tempo e della libertà. Per molte donne è stato anche il momento in cui ritagliarsi finalmente uno spazio personale, senza rinunciare alla famiglia, ma affiancandola una propria passione, come quella per la bicicletta. 

I numeri parlano chiaro: le donne che vanno in bicicletta rappresentano ormai circa il 45% dei ciclisti in Italia. Non è più una rarità incontrare un’altra donna nel gruppo della domenica mattina. Ci sono sempre più eventi come bike experience e camp di avvicinamento dedicati al sesso femminile, che vedono partecipare le più giovani ma anche le mamme che, quando i figli crescono, vogliono dedicare del tempo a sé stesse e al proprio benessere.

Lo scorso anno, durante il viaggio bike-packing in Andalucia abbiamo incontrato pochi ciclisti, ma principalmente donne. Una ragazza pedalava tutta sola, dormendo nei rifugi e lavorando qualche ora in smart working, altre viaggiavano in compagnia del loro marito oppure di altre donne, senza alcun timore e pronte per affrontare gli imprevisti, come guasti meccanici e maltempo. 

Le donne in bikepacking sono una presenza sempre più diffusa sulle strada di tutto il mondo (foto GIVI-bike)
La presenza delle donne in bicicletta sulle strade di tutto il mondo è sempre più frequente (foto GIVI-bike)
Le donne in bikepacking sono una presenza sempre più diffusa sulle strada di tutto il mondo (foto GIVI-bike)
La presenza delle donne in bicicletta sulle strade di tutto il mondo è sempre più frequente (foto GIVI-bike)

Altre barriere da abbattere

Ci sono voluti anni per far capire che non avevamo bisogno di una bicicletta rosa, ma di una bicicletta progettata bene, con taglie più piccole, selle scaricate in centro, abbigliamento tecnico cucito per adattarsi alle forme femminili e con bretelle che non premano sul seno. Oggi possiamo dire che la donna è sempre più presente negli eventi ciclistici, ma la strada è ancora lunga. Guardando gli studi pubblicati per migliorare la performance ciclistica, manca ancora il focus sulla donna, ma con un numero sempre crescente di cicliste, nei prossimi anni anche questo aspetto potrebbe cambiare. 

Noi donne abbiamo finalmente conquistato il diritto di vivere la bicicletta fino in fondo, pedalando per noi stesse e non per seguire qualcuno. Una donna che pedala da sola, non è soltanto una ciclista, ma il risultato di una rivoluzione iniziata oltre cent’anni fa e che continua, inesorabilmente, a ogni pedalata.

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