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Ecco perché il passo successivo è stato sentire Debora Dell’Eva, trentina come Beatrice (immagine di apertura). Lei ha scoperto lo yoga non in vacanza, ma durante un periodo di studi a Londra e non se ne è più separata. Ha frequentato i suoi Yoga Teacher Training: ne ha fatto più d’uno in Italia e l’ultimo in India. Così ha preso le abilitazioni per insegnare anche se, come ama dire, non si finisce mai di imparare.
«Ci sono varie zone del corpo del ciclista – spiega entrando nel dettaglio del suo lavoro per GOW – che subiscono dei carichi ripetitivi e quindi il movimento necessita di essere vario. Si può lavorare molto sui quadricipiti, sui glutei, i polpacci. Così ho analizzato il gesto di chi pedala e vi ho associato i movimenti dello yoga che più possono giovare. La pratica ad esempio va pensata diversamente se è fatta prima o dopo l’uscita. Prima di uscire si lavora di più sulla mobilità articolare, su esercizi un po’ più dinamici. Dopo l’uscita si può lavorare di più sul recupero, su posizioni che vanno a distendere e rilassare i muscoli.
«A tutto ciò, ho aggiunto il dettaglio della respirazione. Il respiro è fondamentale e ci sono delle pratiche che aiutano il ciclista a concentrarsi e svuotare completamente la mente, anche durante lo sforzo. Esiste una pratica respiratoria che si chiama Ujjayi e aiuta a dosare meglio il respiro e le forze, soprattutto nel momento di fatica. E poi ce ne sono altre che possono essere fatte nel momento in cui il ciclista ha bisogno di più forza e più energia, quindi energizzanti e stimolanti».








E’ un mondo complesso e non può certo essere un articolo a spiegare tutto, ma se ottenesse il risultato di suscitare la curiosità di chi lo ha letto, saremmo già a buon punto. Anche se le parole sul tipo di lavoro da fare prima e dopo l’uscita hanno fatto sorgere il dubbio che a volte lo yoga sconfini nello stretching e se ne perda la potenza.
«Dipende dalla persona – spiega Debora Dell’Eva – e da che punto di vista vuole vederlo. Ci sono persone che fanno yoga solo ed unicamente per fare dello stretching, ma lo yoga ha un lato profondo e sottile che in altre pratiche non c’è. Lo yoga ti aiuta a coltivare la presenza. Cosa vuol dire? Io sono presente, la mia mente è qui e ora. Perciò, essendo presente, riesci ad avere molto più controllo su quello che stai facendo. Hai capacità di ascoltare quello che sta succedendo nel corpo, impari anche a riconoscerne i segnali e magari trovi le tecniche per reagire alle varie situazioni.
«Uno degli scopi principali dello yoga è quello di alleggerire la mente dal sovraccarico e dal miscuglio di pensieri. Però è chiaro che farlo solo per due giorni può servire al massimo per far venire la curiosità. I benefici veri si notano con la costanza che può essere anche di soli 5-10 minuti al giorno. Magari anche a casa, usando le app e i video che si trovano su YouTube, anche se la cosa migliore sarebbe trovare il tempo di praticarlo con un’insegnante e poi semmai procedere in autonomia».
Nel prontuario realizzato per le cicliste di Girls On Wheels, si parla di risparmio energetico, dolori a collo e spalle, mobilità del bacino, rafforzamento del core e tanti altri aspetti che sono ormai di uso comune per chiunque frequenti palestre e corsi improntati alle discipline orientali. Lo yoga è sicuramente un mondo da scoprire. Con l’inverno che arriva, andare a prendere informazioni nel centro più vicino a casa potrebbe non essere una cattiva idea.