Nel parlare di rapporto tra le città e le bici, l’Olanda compare spesso come metro di paragone. Per la semplice ragione che ha compiuto un cammino virtuoso, partendo esattamente da quella che era la situazione delle nostre metropoli, spesso strangolate da un traffico totalizzante e inquinante. Attraverso tutte le decisioni legate alla mobilità sostenibile è cambiata non solo la circolazione, ma anche la cultura stessa dei cittadini, il loro rapporto con la città nella quale vivono.
Un esempio si ha a Utrecht, con i suoi parcheggi sotterranei che sono non solamente qualcosa di originale, ma di attrattivo, di stupefacente per quel che rappresentano, quasi delle installazioni pubbliche. Sicuramente un modo di gestire la circolazione stradale in maniera diversa, agevolando chi va su due ruote. Ilaria Fiorillo, apprezzata influencer legata a doppio filo al mondo delle due ruote, ha voluto saperne qualcosa di più e con il suo compagno è andata direttamente nella città neerlandese per vivere sul posto la sua realtà ciclabile, realizzando reel e servizi che sui social hanno ottenuto un grande successo.


La bici, un valore nella vita delle persone
Per questo, avvertendo nel suo messaggio una forte carica di entusiasmo, ne abbiamo voluto sapere di più: «Io ero già nei Paesi Bassi perché quest’estate ho fatto un viaggio in barca e bici alla scoperta del nord dell’Olanda con Girolibero e il viaggio terminava ad Amsterdam. Con il mio compagno, quando ci capita di essere in posti in cui sappiamo che la ciclabilità è un valore importante nella vita delle persone, ci piace visitarli per poterli raccontare sui social. Quindi, essendo ad Amsterdam, abbiamo deciso di prendere un treno per andare ad Utrecht proprio per visitare il parcheggio di biciclette che è il più grande del mondo e quindi ci sembrava un’occasione da non perdere».
Che differenza hai trovato tra Amsterdam e Utrecht?
Dal punto di vista della ciclabilità il modello è lo stesso di Amsterdam. L’anno scorso c’eravamo stati e avevamo visitato il nuovo parcheggio per biciclette della capitale, che è altrettanto bello, perché anche lì c’è uno studio di design e di architettura non indifferente. La differenza è che chiaramente Amsterdam è molto più turistica, più grande. Ad Utrecht probabilmente le persone che abbiamo visto pedalare sono effettivamente tutti i cittadini della città. Parliamo di una città universitaria e questo secondo me rende ancora più centrale l’utilizzo della bicicletta per le persone che abitano la città, non solo per chi ci viene per turismo.


Come sono strutturati i parcheggi sotterranei di Utrecht?
Quello che abbiamo visitato noi si trova proprio sotto la stazione centrale, tant’è che c’è un accesso tramite delle scale per entrare direttamente dal parcheggio alla stazione e arrivare al binario a prendere il treno. Il parcheggio ha due ingressi, da entrambe le parti si può entrare pedalando. Il parcheggio può essere attraversato anche senza fermarsi per passare da una parte all’altra della stazione centrale.
Su quanti piani è?
E’ su tre livelli e questo fa già capire la portata del valore di una bici in città. Ci sono queste rampe ciclabili che sono a senso unico, nelle quali si sceglie in che direzione andare e in quale piano andare (-1, 0, 1) e praticamente si sfila accanto a quelle che sono le sezioni del parcheggio, dove poi si lasciano le biciclette. Ci sono delle spie luminose che indicano, come nei parcheggi per le auto che siamo abituati a vedere in Italia, i posti liberi rimasti in quella sezione.


Come sono strutturati gli stalli?
Sono su due livelli, possono quindi essere rasoterra, oppure c’è da alzare la barra per metterla su. Per le biciclette particolari come le cargo, il tandem, insomma le bici un po’ più ingombranti c’è una sezione a parte. In quel caso chiaramente non è previsto il fatto di doverla sollevare, si può tenere rasoterra.
Come si procede al pagamento e alla registrazione?
Le prime 24 ore sono gratuite per tutti e questa è un’ottima cosa secondo me, perché invece in Italia abbiamo ancora un sistema che prevede il pagamento anche per le prime due ore di utilizzo e questo un po’ disincentiva. Si passa con uno scanner la propria tessera come se fosse una tessera di un abbonamento dei mezzi e quindi poi il pagamento viene effettuato direttamente da lì. Ci sono delle tariffe settimanali, mensili, annuali, proprio come se fosse un abbonamento ai mezzi pubblici.


Voi avete provato a parcheggiare?
Non lì, ma in un altro dei centinaia di parcheggi sotterranei che ci sono ad Utrecht, in particolare quello sotto la biblioteca principale di Utrecht che è in centro città. Per i turisti come noi, ci hanno rilasciato un piccolo token con un codice a barre. Noi non abbiamo pagato perché appunto erano le prime 24 ore, quindi era gratuito. Ma immagino che poi in base al numero di ore per cui si utilizza il parcheggio, una volta rientrati, ci avrebbero rilasciato poi una fattura che avremmo dovuto saldare. E’ comunque molto intuitivo, soprattutto per chi vive sul posto e quindi basta all’ingresso passare la tessera, così come noi passiamo l’abbonamento sul tornello della metro e si entra.
In base alla tua esperienza, considerando che la nostra è una realtà diversa rispetto a quella olandese, una cultura ciclistica diversa, avrebbero senso anche da noi?
Le velostazioni hanno senso, magari non di quelle dimensioni, perché chiaramente quello può ospitare fino a 13.000 biciclette e noi non abbiamo una simile necessità, però delle velostazioni in luoghi utili della città sono sicuramente importantissime, ma in Italia ce ne sono già, soprattutto nei pressi delle principali stazioni. Io, girando spesso in treno con la bici, vedo che sono ben presenti e sono sempre molto utilizzate.


Un parcheggio sotterraneo ha costi decisamente maggiori rispetto a quelli in superficie. Potrebbero avere senso anche da noi?
Domanda delicata. E’ chiaro che un investimento economico come quello che è stato fatto ad Utrecht, in Italia sarebbe un po’ fuori scala, almeno per adesso, ma sicuramente in futuro, quando il numero di biciclette che girano per le città aumenterà, diventerà qualcosa di immaginabile anche da noi. Il problema è un altro…
Quale?
C’è una necessità di maggiore comunicazione. molte volte i cittadini che utilizzano la bici non sono al corrente del fatto che esiste una velostazione, un parcheggio sicuro, sorvegliato per le biciclette in cui lasciarle. C’è da fare un lavoro di comunicazione e sicuramente renderle quanto più possibile sicure. Perché in molte città italiane sono ancora all’aperto e magari non danno la stessa sensazione di sicurezza e protezione dai furti che può dare un parcheggio di quel tipo, sorvegliato 24 ore su 24.







