La Coppa Toscana MTB Experience non è solo il circuito più antico del calendario italiano, ma anche un riferimento assoluto nel mondo della mountain bike: pur essendo concentrato all’interno dei confini regionali ha una partecipazione che arriva realmente da tutta Italia e non solo. Ma con l’evoluzione delle due ruote occuparsi di una challenge agonistica non basta più, anche perché è sempre più forte la sensazione che il mondo dell’offroad stia imboccando altre direzioni.


Sette tappe per arrivare al premio
Ecco quindi che nasce la Coppa Toscana Gravel, ma su prospettive completamente diverse. Meno manifestazioni (7 invece di 10) e soprattutto un circuito che non prevede l’agonismo, le classifiche, le premiazioni per categoria e quant’altro. A spiegare come si è arrivati a questa evoluzione è Marco Barni, organizzatore della GF Da Piazza a Piazza a Prato che si è accollato la nuova challenge.
«Analizzando quello che sono stati gli ultimi anni, l’andamento delle presenze in Coppa Toscana e vedendo anche quello che avviene intorno, oltre la mountain bike, abbiamo intercettato i nuovi interessi da parte dei ciclisti. Così, nella riunione con gli altri organizzatori, ho detto: “Proviamo a vedere di coinvolgere persone diverse da quelli che fanno la Coppa Toscana MTB, persone che fanno veramente cicloturismo, che si vogliono divertire, vedere posti nuovi senza avere l’ossessione del numero. Potrebbe essere un buon volano pubblicitario collegare questa cosa con la Coppa Toscana, sfruttando l’alto livello organizzativo di ogni prova”. Tutti si sono detti ben disposti, così abbiamo cominciato a programmare».


La Coppa Toscana “classica” sta andando avanti con tutti gli abbonamenti seguendo un trend consolidato e positivo. Per quanto riguarda invece il gravel, che riscontri ci sono?
C’è un buon interesse perché ad esempio il nostro raduno che inaugurerà il circuito ha ricevuto i suoi primi iscritti da fuori regione. Chiaramente questo è il primo anno e a livello numerico non abbiamo grandi aspettative, bisognerà più che altro capire l’interesse, la voglia di venire a fare queste cose. Finora però siamo abbastanza soddisfatti, notiamo grande interesse e una buona risposta.
Le sette tappe del circuito
| 21 marzo | Prato | Montalbano Gravel Ride |
| 3 maggio | Marina di Bibbona (LI) | Costa degli Etruschi |
| 6 giugno | Bettolle (SI) | Gravel del Gigante Bianco |
| 28 giugno | Montelupo Fiorentino (FI) | Turbonelgravel |
| 23 agosto | Terontola (AR) | Sulle Tracce di Gino Bartali |
| 6 settembre | Montecarlo (LU) | Pinocchio Gravel |
| 24 ottobre | Pratovecchio (AR) | Casentino Gravel |


Secondo te la scelta migliore è fare un evento gravel completamente distaccato dalla granfondo, visto che tu ne organizzi una di grande tradizione come la Da Piazza a Piazza, o farla staccata anche nel tempo, in un’altro weekend?
Secondo me è meglio separarle, anche perché se la fai nello stesso weekend, magari uno che potrebbe essere interessato a entrambe lo costringi a scegliere. Sappiamo che tanti che fanno le prove con la gravel provengono anche dalla mountain bike, quindi separare proprio il weekend secondo me non è male. Per esempio, io e mia moglie andiamo tutti e due sia in MTB che in gravel: quando ci sarà la randonnée di Pinocchio, a me piacerebbe farle entrambe, ma essendo lo stesso giorno io correrò in MTB e mia moglie con la gravel, quindi magari si rischia di perdere qualche iscritto.
Voi avete scelto una formula completamente non competitiva, perché?
Io ho fatto qualche evento gravel e mi sono accorto che lo spirito gravel è molto distante dalla competizione. Chi fa gravel ama fare delle belle girate, vedere dei posti nuovi e una delle cose che ho notato e che non avevo mai riscontrato nella MTB è che anche alla fine la tendenza è di rimanere a pranzo o comunque di rimanere tutti insieme per cercare di finire la giornata sul posto. Questo secondo me è molto positivo. Qualcuno metterà anche qualche tratto cronometrato per dare magari un po’ più di enfasi all’evento. Noi per quest’anno no, anche perché essendo il primo anno l’idea è di cercare di capire la fattibilità, quali possono essere le migliorie da fare.


Basandoti sulla tua esperienza legata alla granfondo, essa è stata un traino cicloturistico e secondo te la gravel può esserlo di più?
La granfondo, soprattutto prima del Covid ha portato tanti turisti, ossia gente che dopo aver gareggiato tornava per fare le girate. Questi si sono persi ed è quella porzione di ciclisti che ora vanno in gravel. E sono quelli a cui noi vogliamo dare la possibilità di tornare a fare eventi organizzati in maniera consona, più a loro misura.
Quale sarebbe un numero secondo te soddisfacente di partecipanti in generale, non solo al tuo evento ma a tutti e 7 nel complesso?
Essendo il primo anno, non ho un un’aspettativa particolare. Diciamo che già se si riuscisse per il primo anno a portare in Toscana dai 200 habitué in su, sarebbe già un buonissimo risultato. Poi va benissimo anche meno, anche perché è l’anno di lancio dove ci serve anche imparare a gestire la situazione, per noi nuova, perché un conto è organizzare una granfondo agonistica e un conto è un raduno cicloturistico gravel che rispetto alla mountain bike è un po’ diverso.







