Ilenia Zaccaro nel cuore del Sud America, alla vecchia manieraIlenia Zaccaro nel cuore del Sud America, alla vecchia maniera

| 20 Marzo 2026

Ilenia Zaccaro nel cuore del Sud America, alla vecchia maniera

Tra le protagoniste della imminente Fiera del Cicloturismo a Padova ci sarà anche Ilenia Zaccaro. Di primo acchito si direbbe che è una delle tante viaggiatrici in bicicletta, salita in sella per andare alla scoperta del mondo ma nel suo caso ci sono elementi in più. Non solo il fatto che sia una donna, pronta a sfidare il mondo in solitaria. La sua particolarità è nell’attenzione che riserva a tutto quel che la circonda, a come il mondo la accoglie e un esempio chiaro si è avuto con il suo viaggio in Sud America, articolato su quasi 5 mesi.

Ilenia Zaccaro sarà una delle ospiti della prossima Fiera del Cicloturismo, per raccontare la sua ultima impresa
Ilenia Zaccaro sarà una delle ospiti della prossima Fiera del Cicloturismo, per raccontare la sua ultima impresa
Ilenia Zaccaro sarà una delle ospiti della prossima Fiera del Cicloturismo, per raccontare la sua ultima impresa
Ilenia Zaccaro sarà una delle ospiti della prossima Fiera del Cicloturismo, per raccontare la sua ultima impresa

Ilenia Zaccaro è di Bergamo, anche se la carta d’identità dice che è nata in Germania: «Sono la classica figlia di genitori emigrati all’estero per lavorare – racconta – Ho vissuto lì fino ai 6 anni e credo che anche questo abbia influenzato le mie scelte. Nel 2016, terminati gli studi universitari, sono partita per il mio primo Cammino di Santiago a piedi con lo zaino in spalla. Lì ho iniziato a sperimentare cosa volesse dire la libertà, avere la propria casa dentro uno zaino per 40 giorni».

Il primo viaggio in bici?

L’anno successivo, ho percorso il periplo della Sicilia, quindi 1.100 chilometri con una bici che mi era stata prestata, con una tenda e fornelletto, sempre per essere in autonomia. Ho iniziato ad alternare a piedi e in bici, ma essa ti permette di vivere una libertà dinamica che non sempre il camminare a piedi ti dà».

El Alto in Bolivia. Zaccaro è passata per villaggi indigeni dove non si parla spagnolo
El Alto in Bolivia. Zaccaro è passata per villaggi indigeni dove non si parla spagnolo
El Alto in Bolivia. Zaccaro è passata per villaggi indigeni dove non si parla spagnolo
El Alto in Bolivia. Zaccaro è passata per villaggi indigeni dove non si parla spagnolo
Veniamo al tuo viaggio oltreAtlantico…

Ho coperto circa 4.700 chilometri partendo dalla Bolivia, quindi dalla città di La Paz per arrivare alla Patagonia cilena, vicino a Coyaque. Dalla Bolivia sono entrata attraverso la frontiera Villazon La Quiaca nel nord dell’Argentina e ho attraversata l’Argentina fino ad arrivare in Patagonia, poi mi sono spostata tramite il passo Futa Refu dalla Patagonia argentina a quella cilena e ho concluso questo viaggio un po’ prima di arrivare a Ushuaia.

Come viaggiavi, come eri attrezzata?

Io cercavo di essere il più possibile autonoma, quindi avevo con me la tenda, il materassino, il sacco a pelo, il fornelletto e poi di volta in volta facevo la spesa nei villaggi o nelle città e prendevo l’acqua dove possibile. Ho proprio questo tipo di mentalità nel viaggio da sola, incontrando una marea di persone pronte ad aiutare, a sostenere a livello morale ma anche a dare indicazioni.

Il Sarar de Uyuni in Bolivia, la più vasta area di sale al mondo, meta di tanti cicloviaggiatori
Il Sarar de Uyuni in Bolivia, la più vasta area di sale al mondo, meta di tanti cicloviaggiatori
Il Sarar de Uyuni in Bolivia, la più vasta area di sale al mondo, meta di tanti cicloviaggiatori
Il Sarar de Uyuni in Bolivia, la più vasta area di sale al mondo, meta di tanti cicloviaggiatori
Uno sarebbe portato a pensare che adesso si viaggi affidandosi completamente alle app, allo smartphone…

Non è il mio caso. A me piace viaggiare senza tracce, perché mi sento libera di potermi affidare al mio intuito, che è poi la mia bussola. Poi ci sono una serie di variabili che considero strada facendo, dal meteo alle indicazioni che ricevo. Vado proprio a chiedere consigli alle persone che incontro strada facendo, per trovare la strada un po’ più agevole, meno trafficata, meno pendente. Magari mi fermo a chiacchierare con le persone, anche per ore, finisce che mi ospitano nel loro cortile di casa mi danno anche un materasso, una doccia. Io cerco il contatto umano, che nessuna app può sostituire.

Quanto cambiavano le persone in base ai Paesi che hai attraversato?

Uno pensa che parlino tutti la stessa lingua, ma le differenze sono enormi. Quando ero in Bolivia ho attraversato villaggi di popoli indigeni, che non parlavano spagnolo e dove ci si intendeva a gesti. Io dico che le persone sono un arricchimento incredibile, per la loro cultura, tradizioni, usanze, ci vorrebbe veramente molto tempo per capire un po’ meglio la loro realtà. In Argentina, ad esempio, mi sono sentita subito a casa, un ambiente molto familiare e un contesto molto simile a quello italiano. Anche il cibo era molto simile al nostro. Invece nella Patagonia cilena ho trovato persone più chiuse nel modo di fare, più introverse e seriose, ma non per questo non disposti ad aiutare.

Una delle particolarità del viaggio di Ilenia Zaccaro sono stati i ripari dentro piccoli tunnel
Una delle particolarità del viaggio di Ilenia Zaccaro sono stati i ripari dentro piccoli tunnel
Una delle particolarità del viaggio di Ilenia Zaccaro sono stati i ripari dentro piccoli tunnel
Una delle particolarità del viaggio di Ilenia Zaccaro sono stati i ripari dentro piccoli tunnel
I posti più belli che hai visto?

Quello che ho proprio nel cuore è il Salar de Uyuni, una delle distese di sale più grandi al mondo, in Bolivia. Ci ho passato due giorni, ci ho dormito due notti con la tenda e quello è stato uno dei posti più incredibili, dove i colori sono una cosa stupenda, magnetica. In Argentina ho attraversato delle zone desertiche meravigliose, con montagne di ogni colore, ricche di sali minerali che davano diverse sfumature cromatiche.

E in Cile?

La Patagonia cilena era molto rigogliosa, molto verde con questi fiumi ricchi d’acqua e contornati da piante verdissime, quindi ero passata proprio da una zona della steppa desertica della Patagonia argentina alla Patagonia cilena, invece molto verde. Un cambio drastico spostandomi da un giorno all’altro.

In Argentina ha trovato accoglienza, cordialità ed empatia tipicamente latine
In Argentina ha trovato accoglienza, cordialità ed empatia tipicamente latine
In Argentina ha trovato accoglienza, cordialità ed empatia tipicamente latine
In Argentina ha trovato accoglienza, cordialità ed empatia tipicamente latine
La cosa più strana che ti è successa?

Non avrei mai immaginato di dormire dentro un tunnel per più volte sotto la strada. Non avevo messo in conto una cosa di questo tipo, ma quando si è proprio dentro lo spirito del viaggio, ci si lascia andare.

Parli spesso di libertà, che cosa rappresenta per te?

E’ l’espressione autentica di quello che siamo integralmente. Nella libertà c’è la nostra autenticità proprio a 360°. Il viaggio è uno strumento, un’opportunità grandiosa che abbiamo a disposizione per tirarla fuori, per viverla appieno poi anche nella quotidianità. Il viaggio è come una palestra, nella quale impari quel che ti servirà tornando alla routine quotidiana.

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