Dopo sedici anni di carriera da professionista in cui ha collezionato nove vittorie e disputato quindici Grandi Giri e ventisette classiche monumento, alla fine della scorsa stagione Davide Cimolai ha deciso di smettere. A novembre ha appeso la bici in garage e ce l’ha lasciata, senza rimpianti, per tutto l’inverno.
L’ha ripresa in mano solo il giorno di Pasqua, dopo sei mesi di stop, quando le temperature sono tornate miti, così come è tornata a bussare la voglia di pedalare. Anche se in un modo tutto nuovo, come si capisce dalla foto che Cimolai ha pubblicato sui social al termine della prima uscita da amatore della sua vita.


Davide, che sensazioni hai provato a riprendere in mano la bici dopo sei mesi di stop?
È tutto molto soggettivo, dipende tanto da come smetti con il professionismo. Nel mio caso, dopo tanti anni, con il tempo era venuta a mancare quella passione e quel divertimento per cui avevo iniziato a correre. Di conseguenza sono rimasto sei mesi senza pedalare perché avevo quasi la nausea. Non volevo più partire al freddo ad esempio, volevo godermi l’inverno in altre maniere.
E poi?
Ho aspettato che mi tornasse la voglia, il piacere di andare in bici. Riassaporare quel senso di libertà che ti dà uscire solo per goderti il paesaggio, senza pensare a nient’altro.
Si può dire che quella di Pasqua sia stata la prima uscita da cicloturista nella vita di Davide Cimolai?
Assolutamente, perché anche da ragazzo hai il sogno di diventare pro, e vai in bici con quella cosa in testa. Durante quella prima pedalata dopo tanto tempo mi sono accorto che il fisico ha davvero una memoria incredibile, sali sulla bici e le sensazioni sono quelle. Però poi basta fare uno sforzo in più o una volatina e la differenza con prima la senti subito.


Davvero basta stare fermi così poco per sentire questo cambiamento?
Tieni conto che per un professionista bastano due settimane di stop per perdere tantissimo. Se prima a 300 watt ero in zona 2, quindi in tranquillità, ora sono in soglia o anche fuori soglia. Ma lo dico a naso perché adesso non vado neanche più con il computerino, niente watt, niente fascia cardio, vado solo a sensazione. Lo faccio solo per stare bene.
Insomma ora pedali come tutti noi…
E’ un modo completamente diverso di vivere la bici, che mi mancava. Poi è giusto che ognuno viva il ciclismo a modo suo. C’è chi ha un’ora in pausa pranzo e esce a fare le tabelle e chi esce più tranquillo solo per il gusto di pedalare. Io, dopo una vita passata tra le colline del Prosecco senza potermele mai godere perché ero sempre in allenamento, adesso voglio andarci al mio ritmo.
Senza assilli?
Mi fermo a bere un caffè, mi guardo attorno, me la godo. Se voglio sfogarmi magari piuttosto vado a correre o in palestra, la bici la uso davvero solo per piacere. Così posso anche tirare fuori ogni tanto un pezzo della mia collezione di bici.


Che collezione? Facci sognare un po’.
Ho cercato di recuperare le bici di ogni squadra in cui ho corso, e sono quasi al completo. Mi manca solo la Look della Cofidis perché era un prototipo, ma ora forse ho trovato il modo di recuperarla. Fino a un mese fa mi mancava anche la Cannondale degli anni della Liquigas, ma grazie al mio vecchio DS sono riuscito a trovarla. Poi ho la Merida della Lampre, la Lapierre della FDJ e la Canyon della Movistar, la mia ultima squadra. Delle stagioni con la Israel ne ho due, una De Rosa e una Factor, perché con la De Rosa ci ho corso il Mondiale e l’Europeo e ci tenevo ad avere anche quella.
Davide, torniamo alla tua pedalata pasquale. Che giro hai fatto?
Un giro tranquillo di una quarantina di chilometri. Da casa mia sono andato a Vittorio Veneto, poi fino a Conegliano e ritorno, 500 metri di dislivello in tutto, davvero niente di che. Finché vai in pianura te la cavi, ma in salita senti subito la differenza.


Non ci crediamo che adesso fai fatica in salita…
Diciamo che ho solo tre chili in più del peso forma, quindi per ora mi salvo. Però non riesco più ad andare di rapporto come prima, ed è una cosa che noti. Magari salgo anche forte per un pezzo, ma non con la stessa continuità. Anche perché adesso appena sento un po’ di fatica rallento. Per fortuna non ho più preparatori a cui rendere conto.
Dopo essere stata per più di tre lustri un strumento di lavoro, cosa rappresenta oggi la bici per te?
Mi dà una sensazione di libertà. Avendola vissuta sempre al massimo livello ora non voglio più vederla come mezzo di fatica. Però da sportivo non puoi passare da tutto a niente, mi accorgo che se sto fermo due o tre giorni divento più nervoso. E meno fai, meno faresti. Fosse per me uscirei quasi ogni giorno, ma non è sempre possibile anche perché voglio dedicare tempo alla famiglia. E va benissimo così.
Cosa ha in serbo il futuro per Davide Cimolai?
Vorrei aprire uno studio qui nella mia zona (a Villa di Villa comune di Cordignano, in provincia di Treviso, ndr) dove trasmettere a 360 gradi quello che ho imparato in questi 16 anni di carriera, unito ad un servizio di bike fitting. Mi sto formando a livello tecnico e teorico perché l’occhio ce l’ho, ma voglio creare qualcosa di davvero professionale.


Quando partirà questo progetto?
Per ora appunto mi sto formando e facendo dei lavori nello studio, poi sarò via per tutto il Giro d’Italia perché quest’anno è nata una collaborazione con RCS, dove mi occupo dell’area hospitality. Diciamo che l’obiettivo è partire ufficialmente a settembre.
Davide, siamo alla fine. Un consiglio agli amatori ora che, di fatto, sei uno di loro.
Dipende da cosa uno cerca nella bici. Il mio consiglio è viverla come meglio si crede. Se vuoi fermarti a bere un caffè come faccio io ora, va bene. Se vuoi andare forte, va bene lo stesso. Quello che vorrei fare nel mio lavoro futuro è aiutare le persone ad uscire in bici nel modo giusto, così che possano pedalare il più possibile, in qualsiasi modo scelgano. Alla base resta sempre la passione, com’è stato nella mia carriera da professionista, perché è quello che fa la differenza. Tutti gli aspetti come la costanza nell’allenamento, l’alimentazione e l’idratazione, servono anche per la performance, certo. Ma sono prima di tutto degli strumenti utili per migliorare la vita quotidiana di ognuno di noi.







