Il viaggio della Colonna della Civiltà, nel segno dell’Impero RomanoIl viaggio della Colonna della Civiltà, nel segno dell’Impero Romano

| 14 Luglio 2026

Il viaggio della Colonna della Civiltà, nel segno dell’Impero Romano

Roma e Istanbul sono sempre state legate. I libri di storia ci hanno insegnato di come, nella sua parabola discendente, l’Impero Romano si sia a un certo punto diviso in due, eleggendo al fianco di Roma, Costantinopoli come altra sua capitale e le due entità abbiano vissuto di vita propria, con quella tra Europa e Asia vissuta per altri mille anni fra notevoli vicissitudini. Sull’asse Roma-Costantinopoli si è sviluppato recentemente anche un asse cicloturistico, rappresentato da “La Colonna della Civiltà”, un itinerario in bicicletta di oltre 2.000 chilometri ripercorrendo le antiche rotte dei mercanti.

A compiere questo viaggio è stato un appassionato delle due ruote, Adriano Tegas che ha dato una forte impronta culturale alla sua impresa: «Non è stato il mio primo viaggio, nel senso che io sono un ciclista che per passione ha iniziato a prendere la bicicletta a 27 anni e durante il Covid mi sono affacciato sul mondo del cicloturismo. Ho letto libri di viaggi e mi ha colpito quello sull’Appia di Paolo Rumiz, che ha percorso a piedi. Nel mio comune, Massafra, l’Appia ci passa e così ho voluto percorrere quella strada da solo in bici. Di là nasce poi l’idea del viaggio che ho fatto».

La mappa del viaggio inserita nella locandina con la quale Tegas ha promosso la sua iniziativa sociale
La mappa del viaggio inserita nella locandina con la quale Tegas ha promosso la sua iniziativa sociale
La mappa del viaggio inserita nella locandina con la quale Tegas ha promosso la sua iniziativa sociale
La mappa del viaggio inserita nella locandina con la quale Tegas ha promosso la sua iniziativa sociale

Un’idea di viaggio nata sulla Via Appia

Un viaggio che Tegas però ha sviluppato anche su spinta dell’ambiente pugliese: «Quando ho iniziato a percorrere questa strada, mettevo fotografie su dei siti di cicloviaggiatori. Mi iniziarono a contattare dei comuni attraversati dall’Appia che volevano che mi fermassi per visitare i vari siti archeologici. Mi mostrarono delle cantine romane e altre vestigia, poi una volta che arrivai a Roma mi incontrai con il presidente dell’associazione Fabbriche delle Idee Carmine Papa che ha creato una sinergia tra le associazioni e i comuni da Roma a Brindisi. Mi ha dato una colonna proclamandomi “ciclo-ambasciatore dell’Appia”. Questa cosa mi ha fatto pensare…

«Nell’Antica Roma, l’Appia non finiva a Brindisi, ma continuava poi a Durazzo o Apollonia così cominciai a pensare di ripercorrere la strada di collegamento fra le due capitali romane. Ma mettere in sinergia 5 nazioni, quindi Italia, Albania, Macedonia del Nord, Grecia e Turchia, la vedevo molto difficile. Allora ho fatto per gradi: Taranto è città spartana, è l’unica colonia fondata dagli spartani. Così ho pensato: “Prendo il gagliardetto del Comune di Taranto e lo porto a Sparta”. Trovando grande collaborazione da entrambe le parti».

Adriano Tegas, appassionato pugliese aveva già effettuato un viaggio in bici da Taranto a Sparta
Adriano Tegas, appassionato pugliese aveva già effettuato un viaggio in bici da Taranto a Sparta
Adriano Tegas, appassionato pugliese aveva già effettuato un viaggio in bici da Taranto a Sparta
Adriano Tegas, appassionato pugliese aveva già effettuato un viaggio in bici da Taranto a Sparta

Una pergamena per collegare vari popoli

Facendo questo viaggio, collegando le vecchie capitali dell’Impero Romano, Roma e Costantinopoli, Tegas ha trovato ancora vestigia dell’antico impero che danno a tutta l’impresa un forte connotato storico.

«Ho seguito lo stesso canovaccio, contattando i vari luoghi per fare del viaggio qualcosa di simbolico. In ogni Paese, in ogni piccolo o grande luogo toccato ero l’uomo che portava con sé il ricordo del passato, la storia romana. Ci sono ancora delle piccole fiammelle accese, ad esempio nella Macedonia del Nord, nazione recentissima. Nel momento in cui io andavo lì con la storia romana, tutti l’hanno riconosciuta, hanno riscoperto quelle radici.  E così in Albania, Grecia e Turchia, tutti hanno riconosciuto questa storia qui e mi hanno trattato veramente come un fratello».

Tegas aveva con sé un oggetto prezioso: «La Colonna della Civiltà è nata durante l’Appia Week. Tutti i Comuni toccati da Massafra a Roma hanno timbrato questa pergamena, io ho continuato a portarla avanti apponendo firme in ogni luogo toccato verso Istanbul, una pergamena contenuta in una colonnetta dorata. Attraverso questa penso di aver creato sinergia storica tra Roma e Istanbul con questo documento che attesta questa linea che ci unisce, storicamente e sentimentalmente».

In ogni località del viaggio, veniva apposta la firma sulla pergamena contenuta nella Colonna della Civiltà
In ogni località del viaggio, veniva apposta la firma sulla pergamena contenuta nella Colonna della Civiltà
In ogni località del viaggio, veniva apposta la firma sulla pergamena contenuta nella Colonna della Civiltà
In ogni località del viaggio, veniva apposta la firma sulla pergamena contenuta nella Colonna della Civiltà

I problemi? Già al primo giorno…

Quali sono le parti più difficili di tutto il tracciato a livello fisico? «Sono stati nel complesso 1.300 chilometri. La prima difficoltà si è presentata il primo giorno della partenza, perché sono partito da Massafra, sono arrivato a Brindisi e purtroppo ho perso il traghetto per l’Albania. A Valona dovevo raggiungere Apollonia, che è una città greca, uno dei due rami da cui partiva la Via Egnazia. In quel momento è stata veramente difficile a livello di lucidità mentale. Mi attendevano i sindaci già dal giorno dopo a Peqin, che è l’antica Claudiana, e non sapevo come fare.

«Alla fine ho rischiato, ho preso il traghetto per la Grecia, ho detto: “Almeno arrivo all’altra sponda, poi si vedrà”. Il mezzo che mi ha salvato è stata proprio la bicicletta. Sono sceso dal traghetto e ho pedalato per circa 80 chilometri, ho valicato il confine e sono arrivato a Saranda. Poi ho trovato un bus che mi ha portato a 30 chilometri da Peqin. Sono arrivato alle 6 del pomeriggio e ancora mi attendeva il sindaco.

Le vestigia romane presenti nell'ampio spazio di Plaosnik vicino al bellissimo e antico lago di Ohrid
Le vestigia romane presenti nell’ampio spazio di Plaosnik vicino al bellissimo e antico lago di Ohrid
Le vestigia romane presenti nell'ampio spazio di Plaosnik vicino al bellissimo e antico lago di Ohrid
Le vestigia romane presenti nell’ampio spazio di Plaosnik vicino al bellissimo e antico lago di Ohrid

Lo spettacolo del lago di Ohrid

«Per quanto riguarda le difficoltà fisiche, le salite ci sono state. Sono salito fino a 1.200 metri tra l’Albania e la Macedonia. Ho superato il passo di Kafa San, con una vista spettacolare sul lago di Ohrid che è uno dei laghi più antichi al mondo, quindi la vista mi ha ripagato del sacrificio e un’altra difficoltà l’ho incontrata per arrivare ad Alessandropoli, perché da Kavala erano 170 chilometri e negli ultimi 50 avevo finito le risorse d’acqua, però poi sono riuscito fortunatamente a trovare una piccola fontana nascosta e lì mi sono ripreso e rifornito.

«Arrivato in Turchia, a Istanbul, città di quasi 16 milioni di abitanti, ovviamente il traffico era una cosa pazzesca, gli ultimi 50 chilometri per arrivare a Santa Sofia sono stati tribolati. Lì c’è il miglio, che i Romani definivano il punto zero dell’Impero. Lì ho deciso di arrivare e consegnare la Colonna della Civiltà all’associazione Bisikletliler Derneği, che è una grande associazione nazionale che promuove il cicloturismo, le infrastrutture ciclistiche del territorio».

Gli scavi emersi durante i lavori per la metropolitana di Salonicco in Grecia
Gli scavi emersi durante i lavori per la metropolitana di Salonicco in Grecia
Gli scavi emersi durante i lavori per la metropolitana di Salonicco in Grecia
Gli scavi emersi durante i lavori per la metropolitana di Salonicco in Grecia

La Grecia, simile al Trentino…

Un viaggio complesso ma che anche a livello di emozioni e paesaggi ha regalato molti ricordi: «La Macedonia del Nord è stata molto bella perché c’erano ancora le montagne innevate. Molta natura incontaminata, anche in Grecia verso Edessa, mi sembrava di stare in Trentino con questi passi montuosi. Per me era tutto nuovo, in Puglia abbiamo queste distese di pianura, di grano, di ulivi. La zona della Tracia turca mi ha dato molto l’idea di casa, con queste grandi praterie. La Tracia, era il granaio dei romani, dove prendevano il grano per portarlo a Costantinopoli e rifornire la città. Macedonia del Nord e Grecia mi sono piaciute di più perché comunque era un paesaggio diverso rispetto al mio».

E che quel viaggio abbia lasciato un segno in Tegas emerge dalla risolutezza della sua risposta alla domanda se lo rifarebbe: «Partirei domani mattina…».

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