A prima vista, un corso per mobility manager aziendali può sembrare qualcosa di marginale, ma a ben guardare in un territorio come quello italiano dove ogni singolo giorno oltre 30 milioni di persone viaggiano per raggiungere il luogo di lavoro, è una figura che diventa sempre più fondamentale. Ecco quindi che un corso riservato a questa figura, il Winter School TraDeMa promosso dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca assume un senso, tanto è vero che quella per la quale si stanno raccogliendo le iscrizioni è la seconda edizione.
Una figura molto delicata, che per le aziende diventa un fulcro nell’ottimizzazione dei tempi e conseguentemente del lavoro. A spiegare finalità e modalità del corso è il Professor Matteo Colleoni, responsabile del comitato scientifico alla base del corso universitario.


Il target a cui il corso è rivolto
«Questo è un corso che si rivolge ai mobility manager aziendali, perché parliamo di una professione che si distingue in tre tipologie: quelli d’area, quelli aziendali e quelli scolastici. Il nostro target è specifico e nasce dall’obiettivo di proporre una formazione specifica sul ruolo, sulle attività, sulle funzioni del mobility management aziendale, migliorare le loro competenze nel campo degli studi sui trasporti e sulla mobilità.
«Un campo che ha avuto una forte evoluzione e quindi richiede un aggiornamento di competenze anche in funzione del fatto che i mobility manager devono poi conoscere il settore per poter analizzare la domanda di mobilità dei dipendenti delle loro aziende».
Come è strutturato il corso? «Sono 10 lezioni di quattro ore ciascuna, tutte online a parte una lezione in presenza, strutturate con nella prima parte una lezione teorica e nella seconda delle specifiche testimonianze sul mercato del lavoro. Vengono affrontati tutti i temi più importanti che devono essere conosciuti da un mobility manager aziendale e da chi si occupa del tema della mobilità dei trasporti oggi.


Si parte dal sistema dei trasporti
«Si comincia con una lezione in cui viene fornito loro informazione su cos’è un sistema dei trasporti e della mobilità con degli approfondimenti tematici su tutto il tema delle nuove forme di mobilità, soprattutto legate alla elettrificazione sia delle infrastrutture che dei vettori, quindi dei sistemi di trasporto e anche approfondimenti sulle fonti energetiche, quindi dividendo i vettori secondo la tradizionale divisione tra vettori endotermici e che invece vanno a propulsione elettrica a batteria oppure a idrogeno”.
La seconda lezione cambia completamente scenario: «Ci soffermeremo sul tema della normativa, quindi quali sono le principali norme per il funzionamento del mobility manager aziendale, con un approfondimento sul tema della privacy e della sua regolamentazione, che è un tema molto importante poiché i dati di mobilità riguardano i profili di comportamento, origine e destinazione dei dipendenti. Poi ci sarà una lezione in cui si va ad approfondire quali sono le attività che deve svolgere un mobility manager aziendale e soprattutto l’attività di redazione dei piani di spostamento casa-lavoro, distinto in due parti: la prima definisce origine e destinazione per sapere quali sono i modi di spostamento.
«In funzione di questo il mobility manager indica nel piano quali sono gli interventi che devono essere fatti per poter avere una mobilità più sostenibile da un punto di vista ambientale, ma anche socio-economico. In questo caso ci sarà poi un approfondimento sul tema della domanda di mobilità, perché quello che oggi caratterizza il sistema dei trasporti è che ci sono molti più modi e infrastrutture per spostarsi.


Più mobilità sostenibile, meno pressione ambientale
«Poi il corso procede con una parte specifica che analizza i dati: saper gestire quelli sulla mobilità, i giusti indicatori da inserire nei piani, perché l’obiettivo prioritario da cui nasce tutto è che ci sia una mobilità più sostenibile, quindi con una minore pressione ambientale. Qualsiasi attività che un mobility manager aziendale deve fare, deve essere in funzione della riduzione della pressione ecologica e quindi di riduzione di emissioni sia di inquinanti che di climalteranti, tutte legate a tutti i mezzi di trasporto.
Colleoni sottolinea come il mobility manager sia una figura diversa ma intersecante con altre simili figure: «Sì, i fleet e i travel manager. I fleet sono quelli che nelle aziende gestiscono i parchi veicolari, mentre invece i travel manager sono coloro che nelle aziende gestiscono i viaggi di lavoro dei dipendenti. Anch’essi devono far sì che la mobilità dei dipendenti sia più sostenibile anche in termini di sicurezza. Non dimentichiamoci che quando siamo mobili siamo più esposti al rischio di qualsiasi tipo di rischio».
Colleoni sottolinea a tal proposito un dato poco conosciuto: «Mentre gli incidenti sul lavoro stanno diminuendo, anche quelli sulla strada, gli incidenti per andare a lavorare stanno aumentando. Ciò dipende da tanti motivi e il mobility manager questi motivi deve conoscerli per potere poi intervenire in maniera appropriata, noi li indichiamo attraverso le testimonianze, su come si può essere un mobility management virtuoso in maniera tale che ci sia una sistema di mobilità che sia più sostenibile, innanzitutto a partire dai bisogni dei singoli dipendenti».


40 ore di corso con esame finale
Il percorso si chiude con una certificazione: «Per poter sostenere questo esame bisogna poter avere almeno 40 ore di formazione specifica nel campo del management, della mobilità, ma anche altre attività sul lavoro. Ci sarà una lezione in cui un addetto ai temi della certificazione dirà loro quali sono i temi importanti di cui devono essere in possesso per poter svolgere il ruolo del mobility manager. E ci sarà anche una simulazione di esame per vedere se durante il percorso sono state coperte le principali aree tematiche.
«E’ un percorso proposto a livello accademico dall’Università di Milano Bicocca insieme al Centro Nazionale Mobilità Sostenibile MOST, il corpo docente appartiene al mondo accademico, ma anche al mondo del professionismo competente sul campo del mobility management».
Le aziende sono tutte sensibili verso la figura del mobility manager? «Più di quanto si pensi. Le aziende private hanno degli obiettivi di raggiungimento di sostenibilità per avere anche delle certificazioni ISO di tipo ambientale, all’interno delle quali avere anche uno specialista nel campo della sostenibilità della mobilità diventa un requisito a favore».


Il corso si rivolge a persone che hanno già un lavoro o persone che invece cercano un lavoro? «A entrambi. Differenziarlo è difficile per diversi motivi. Il primo perché ci sono persone che già svolgono questo mestiere ma che hanno un difetto di formazione perché non c’è molta offerta formativa su questo tema. Dall’altra parte, però, il tema è nuovo, poiché sono soprattutto i neoassunti che sono esposti alla richiesta da parte delle aziende di avere una formazione specifica su queste nuove attività, nuovi ruoli: ingegneri, architetti, urbanisti, scienziati ambientali, chimici, fisici, che portano nelle aziende una competenza specifica sono spesso le persone più adatte per poter acquisire questo tipo di ruolo che richiede anche una competenza tecnico-scientifica».
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