FOSSOMBRONE (Pesaro Urbino) – Ripartire dopo l’abbuffata della sera precedente, tra salsicce, formaggi e una squisita frittata con cipolle e altre erbe. Qui ci dicono che non può mancare in nessuna casa della zona che si rispetti. Eccoci, dunque, agguerriti come mai.
La voglia di pedalare e scoprire è sempre forte. Le strade delle Marche e il menù che ci hanno preparato i ragazzi di NoiMarche BikeLife sono ancora tutti da gustare. Un po’ di rugiada e la nebbiolina del mattino ci dicono che, seppur a fatica, ci stiamo avvicinando all’autunno. Gli alberi, però, non ne vogliono ancora sapere di cambiare colore.






Giocando con la scienza
La meta di questa mattina è il Museo della Scienza e della Tecnologia, il Museo del Balì a Colli al Metauro. All’inizio non capivamo perché i responsabili del Comune ne parlassero con tanta enfasi. E’ bastato però metterci piede per capirlo. Va detto che, dopo i grandi musei di Roma, Venezia e Firenze, questo ha ottenuto il riconoscimento di migliore museo d’Italia. Insomma, quarto alle spalle di colossi che si fanno valere in tutto il mondo. I suoi flussi di visitatori, dopo il Covid, stanno tornando a regime.
La guida ci invita a giocare con quello che vediamo. Una scritta all’ingresso recita: «Vietato non toccare». Tutto il contrario di quel che si legge altrove. E allora iniziamo a giocare e a divertirci, curiosi come bambini. Qui le scolaresche e i turisti non mancano.
Ogni cosa ha un perché e la curiosità ci spinge a sperimentare, fare, toccare e, soprattutto, riflettere dopo aver giocato e provato. E’ la stessa curiosità che dovrebbe accompagnare ogni vero cicloturista. Vi abbiamo ripetuto fino alla noia quanto sia importante entrare in contatto con il territorio e le sue peculiarità. Ebbene, questo museo ne è un esempio perfetto.
Prima di congedarci la guida ci porta anche al planetario. Ci parla di pianeti e stelle in un modo che coinvolente e divertente come per esempio le leggende legate alle costellazioni.


Verso il Furlo
Oggi, però, a dominare la scena è la natura (e la bici). Il paesaggio è quel valore, troppo spesso inconsapevole, che ci portiamo a casa dopo ogni viaggio, ogni vacanza o trasferta di lavoro. Se andiamo sulle famose Dolomiti, che cosa ci rimane impresso? Tanto per fare un esempio.
E così oggi ci spingiamo ancora più verso l’entroterra, in direzione delle Gole del Furlo. I chilometri scorrono più velocemente del solito. L’agenda è fitta e, soprattutto, vogliamo goderci tutto con la calma necessaria, una volta arrivati.
Capita anche che nel microscopico borgo di Calmazzo ci sia il Bar Graziella. La volta scorsa vi abbiamo raccontato dei viaggi nel tempo al museo di Mombaroccio e della sua mostra fotografica. Bene, stavolta siamo noi a tornare indietro nel tempo, per davvero.
Questo bar sorge proprio sulla strada del borgo. Un ombrellone, due sedie all’esterno, il pannello di latta con i prezzi dei gelati e un’insegna che avrà cinquant’anni, forse anche di più. Dentro, i cimeli di un ciclista, il pavimento vecchio stile. Nessun videopoker, nessun neon, nessuna luce colorata. Solo un’atmosfera autentica, di quelle che sembrano appartenere a un’altra epoca.
La proprietaria si chiama Graziella. E’ qui da 55 anni. Ci racconta che un suo amico partecipò al Giro d’Italia del 1955 e che, ancora oggi, qui si fermano spesso i ciclisti. Proprio come abbiamo fatto noi. Ci racconta anche altre cose e, mentre sorseggiamo il caffè, pensiamo che il bello della bici sia anche questo. Una sosta, una chiacchiera con una sconosciuta a cui finisci per voler bene. E magari anche lei ne vuole a te. Cose semplici. Cose vere.
Ma il Furlo ci aspetta. Di nuovo in sella. La strada, man mano, si stringe. Il sole non è ancora entrato nella gola e le acque del Candigliano, affluente del Metauro, restano scure. Poi, all’improvviso, uno squarcio di luce. E tutto si accende: l’acqua, gli alberi, le pareti rocciose. E noi siamo lì, nel mezzo, parte e ospiti allo stesso tempo di quel paesaggio. Noi e le nostre bici.






Il Metauro e Fossombrone
Seguiamo dapprima il Candigliano e poi il Metauro, stavolta in discesa. Prima di entrare a Fossombrone, ci fermiamo ad ammirare le Marmitte dei Giganti. Qui il fiume ha trovato rocce calcaree più morbide e, nel tempo, ha scavato e levigato guglie e pozze. C’è chi fa il bagno, chi prende il sole, nonostante il periodo. Noi ci godiamo questo spettacolo dall’alto del ponte che lo domina.
A volte la sosta del cicloturista è anche questa: semplice, relativamente rapida, ma capace di arricchirti. Ti lascia una cartolina nella mente. E, ancora una volta, il paesaggio è l’elemento centrale.
La nostra tre giorni si conclude con l’arrivo a Fossombrone. Qui è arrivato il Giro d’Italia tre anni fa e qui ci accoglie un enorme murales dedicato a Gino Bartali. Ma ad attenderci c’è anche una guida: la direttrice dei musei di Fossombrone, che quasi non sa da dove cominciare per raccontarci l’immenso patrimonio storico-artistico di questa cittadina.
Chiese, personaggi illustri, opere rinascimentali e testimonianze moderne. Un patrimonio che, vista la vicinanza di città come Sansepolcro e Urbino, rischia di passare quasi nel dimenticatoio. E’ il problema, con due virgolette grosse così, dell’Italia, se vogliamo. Abbiamo talmente tanto che luoghi e opere che altrove sarebbero celebrati e portati sul palmo di una mano finiscono in secondo piano, se non addirittura in terzo.
Ormai abbiamo visto tutto quello che NoiMarche BikeLife ci aveva proposto. La parte settentrionale di Strade di Marca si è allargata con l’inserimento dei Comuni di Fano, Colli al Metauro, Cartoceto, Fossombrone, Mombaroccio, Mondolfo e San Costanzo. E siamo stati lieti di scoprirla insieme.
Prima di congedarci, però, arriva la domanda inevitabile.Che fai, non assaggi due pappardelle e un po’ di arrosto?!
NEGLI ARTICOLI PRECEDENTI







