| 28 Febbraio 2024

Intolleranze alimentari: quanto ne sappiamo?

Circa il 13% degli italiani soffre di intolleranze alimentari, ma la percentuale potrebbe essere più alta considerando che i sintomi sono piuttosto aspecifici e spesso si procede ad esclusioni di alimenti FAI DA TE, senza seguire il normale iter diagnostico. 

La soglia di tolleranza

Per intolleranza alimentare si intende una reazione avversa a un alimento da parte del nostro corpo, che non attiva il sistema immunitario quindi non provoca l’intervento degli anticorpi, a differenza delle allergie e della celiachia. Le intolleranze come quella al lattosio, al fruttosio e il favismo, sono causate da un deficit enzimatico che determina malassorbimento e sintomi come gonfiore addominale, problemi digestivi e diarrea. Esse tuttavia possono essere causate anche da additivi, come i solfiti del vino e il glutammato monosodico. 

La caratteristica delle intolleranze è che sono dose-dipendenti, cioè i sintomi si manifestano a seguito dell’ingestione di una quantità di alimento differente a seconda del soggetto, del periodo e delle associazioni con altri alimenti. 

Le esclusioni assolute non sono necessarie. Con il giusto consiglio dello specialista, questi alimenti possono essere comunque inseriti nella dieta evitando inutili rinunce, e senza avere sintomi causati dal superamento della propria soglia di tolleranza per quel determinato alimento.

L’intolleranza al lattosio è piuttosto diffusa, provoca gonfiore e disturbi intestinali (immagine depositphotos.com)
L’intolleranza al lattosio è piuttosto diffusa, provoca gonfiore e disturbi intestinali (immagine depositphotos.com)

L’intolleranza al lattosio

L’intolleranza al lattosio forse è la più diffusa ed è causata dal deficit dell’enzima lattasi. Salvo i soggetti che presentano una particolare caratteristica genetica, con l’avanzare dell’età ognuno perde parzialmente la capacità di digerire il lattosio, quindi la stessa colazione con il latte e biscotti di qualche anno fa, d’un tratto potrebbe causarvi del gonfiore o dei disturbi intestinali.

Per la diagnosi l’unico test attualmente validato è quello attraverso Breath test che si svolge in ospedale, della durata di 4 ore e che attesta il malassorbimento del lattosio. Attenzione che non tutti i soggetti che presentano malassorbimento hanno poi realmente l’intolleranza al lattosio con manifestazioni sintomatiche.

Se non volete sottoporvi a questo test specifico, ma credete di soffrire di intolleranza al lattosio, ricordate che l’assunzione di 10-12 grammi di lattosio (pari a circa 180 ml di latte o a 350 grammi di yogurt) non crea sintomi nella maggior parte degli intolleranti. Inutile quindi la corsa ad alimenti esclusivamente senza lattosio, considerando che le alternative vegetali ai prodotti lattiero-caseari non sono proprio la stessa cosa dal punto di vista nutrizionale.

Il solo test per rivelare l’intolleranza al lattosio è il breath test (immagine depositphotos.com)
Il solo test per rivelare l’intolleranza al lattosio è il breath test (immagine depositphotos.com)

L’intolleranza al glutine

Per quanto concerne il glutine c’è sempre molta confusione. Il glutine è una proteina contenuta in diversi cereali, come il farro, la segale, l’orzo e il grano, usato molto anche nella preparazione di altri prodotti alimentari sottoforma di farina. Chi è intollerante al glutine, o per meglio dire soffre di una sensibilità al glutine non celiaca, non presenta alcuna alterazione nei valori ematici delle immunoglobuline specifiche. Non è allergico al frumento e non presenta atrofia dei villi intestinali, ma ha solamente la predisposizione genetica alla celiachia e i sintomi regrediscono seguendo una dieta senza grano. 

Chi è intollerante al glutine non è necessariamente allergico al frumento (immagine depositphotos.com)
Chi è intollerante al glutine non è necessariamente allergico al frumento (immagine depositphotos.com)

Meglio uno specialista

Come potete capire, attualmente vi sono ancora difficoltà nel diagnosticare le intolleranze alimentari. I numerosi test che vi vengono proposti sono spesso irrilevanti, anche se effettuati attraverso le analisi del sangue. Meglio evitare di spendere soldi, magari 200 euro per un test completo per il dosaggio delle IgG con tutti gli alimenti, piuttosto che per l’analisi del capello, la kinesiologia applicata, lo strength test, il test citotossico o qualsiasi altra tipologia di test.

Oltre alle classiche intolleranze, esistono altre patologie a carico del tratto gastrointestinale che possono scatenare gli stessi sintomi, come l’intestino irritabile, la SIBO o la disbiosi. L’esclusione di certi alimenti su propria sensazione senza opportuni adattamenti nutrizionali può portare a dei deficit alimentari e talvolta i sintomi comunque persistono. L’invito è quindi di affidarvi ad uno specialista, prima di additare la pizza, il pane, il latte o qualsiasi altro alimento, escludendolo dalla vostra dieta. Eviteremo così inutili rinunce che pesano anche nella normale condivisione dei pasti in famiglia o con gli amici. 

TUTTE LE CATEGORIE DEL MAGAZINE