La foto che vedete in apertura è già iconica. Un ciclista nel mezzo della pista, che porta avanti una sorta di risciò al fianco dei nazionali britannici in allenamento per i Giochi del Commonwealth di Glasgow, solo che dietro c’è un vero e proprio divano. Niente più di un’immagine può trasmettere un messaggio ed è esattamente quello che voleva British Cycling, la federazione britannica di ciclismo che insieme a Lloyds Banking Group ha lanciato il progetto Sofa to Saddle, ossia “dal divano alla sella”, dando una risposta a chi pensa che una federazione sportiva debba solo pensare ai risultati e alle medaglie.


Quasi il 50 per cento seduto sul divano…
Pur in un periodo molto delicato (nei Paesi anglosassoni i Commonwealth Games sono sentiti esattamente come i Giochi Olimpici, avendone la stessa struttura e cadenza), British Cycling ha messo in primo piano fra i suoi impegni quello sociale, varando un progetto molto ambizioso che punta a rimettere in sella la bellezza di un milione di persone entro il 2028. Un’ambizione che può sembrare esagerata, eppure cogliere questo traguardo avrebbe un impatto enorme. Perché significherebbe andare a cambiare la struttura stessa della società albionica.
Tutto nasce da un’analisi che British Cycling ha effettuato nei mesi scorsi, pubblicando i dati sul suo profilo Linkedin: nel Regno Unito, quasi la metà della popolazione passa oltre 18 ore a settimana sul divano. A guardare sport (guardare, non praticare…), a trangugiare cibo spazzatura, spesso e volentieri innaffiato da fiumi di birra. Con conseguenze per la salute (e anche per i conti della sanità locale) pesantissime. Questo su un piatto della bilancia: sull’altro c’è un altro dato, il fatto che oltre il 70 per cento degli intervistati ha detto di voler essere più attivo.


La bici e un esempio… televisivo
E’ vero che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma intanto si può dare loro un’occasione, uno spunto e i responsabili di British Cycling hanno capito che bisogna dare a chi ha questa aspirazione lo strumento giusto per farlo. Che cosa meglio di una bici? Uno strumento semplice eppure popolarissimo, amato al di là del suo significato sportivo, protagonista anche in consessi inattesi. Volete un esempio?
Sui social, qualche anno fa ha spopolato uno spezzone tratto dalla popolarissima serie TV Outlander (in Italia ora disponibile sulla piattaforma Sky): in una locanda nel tardo Settecento i due ricongiunti sposi Jamie e Claire sono a letto, quest’ultima però è una donna dei tempi nostri, tornata indietro di 200 anni per un sortilegio. Parlando dopo un amplesso desiderato per vent’anni (Claire era tornata ai tempi moderni), lei dice che «è come andare in bicicletta, riprendi subito la pratica» e suo marito ribatte giustamente da uomo del Settecento: «Che cos’è la bicicletta?». Ebbene, quel pezzo ha avuto milioni di visualizzazioni…


Due mesi per tornare pienamente attivi
Tornando al progetto di British Cycling, Sofa to Saddle è un’app realizzata con la consulenza della società specializzata Elixirr che consiste in un programma gratuito di 8 settimane che, nel corso di questo tempo, deve consentire a chi parte da zero di ritrovare la gioia di pedalare, rendendolo sempre meno faticoso col passare del tempo e l’aumento ragionato della pratica. Una vera e propria guida che permetta di passare dall’inerzia totale alla sana attività sportiva.
Ma attenzione: non si tratta solo di un sistema teso a dare benefici fisici, perché la salute riguarda un complesso molto più ampio. Comprende anche aspetti personali, psicologici. Nella sua analisi, British Cycling ha evidenziato come l’utilizzo della bici anche solo una volta alla settimana consente di aumentare la propria autostima e questo si evince anche dalle risposte alla ricerca statistica, con un +37 per cento. Il 79 per cento dice che la bici è l’ideale per liberarsi dallo stresso della quotidianità, il 58 per cento ha sperimentato con mano un senso di maggiore tranquillità che l’accompagna per tutta la giornata, influendo sul suo impatto con la realtà.


Una soluzione per vincere le proprie paure
Non è davvero poco e queste analisi sono state alla base della decisione di British Cycling, presentata alla stampa dal Managing Director Darren Henry: «Abbiamo dimostrato con le nostre ricerche che la voglia di salire in bici serpeggia nella nostra società, ma ha bisogno di progetti concreti per passare da un semplice desiderio alla pratica. Sofa to Saddle può essere la soluzione. Pedalare fa sentire le persone meglio con se stesse, è un dato risaputo. Noi vogliamo che i cittadini possano finalmente provarci, con un programma adatto che li accompagni lungo tutto il cammino, partendo da zero per fare della bici una compagna quotidiana».
Il progetto di British Cycling non è però completamente farina del loro sacco: c’è molto di un altro progetto, anche questo improntato a una vita più sana, nato dall’ambiente podistico con “Couch to 5K”, programma di corsa per principianti. L’app ciclistica tende a spingere i cittadini innanzitutto a vincere le proprie paure, da quelle prettamente personali e caratteriali a quelle derivanti dal traffico e dagli incidenti, dando anche consigli su come scegliere i percorsi e come curare al meglio la propria bici. Il cammino è fatto di tappe, di ricompense al raggiungimento della fine di ognuna ed è stato studiato da specialisti che gravitano nell’orbita del sistema agonistico della federazione.


Potrebbe funzionare un sistema simile anche in Italia? Certamente, ma come in tante cose serve innanzitutto la volontà di farlo. Come salute non siamo certamente messi meglio dei britannici, considerando che le ultime ricerche statistiche dicono che oltre il 32 per cento della popolazione è completamente sedentario e il 62,5 per cento non pratica alcuno sport. Ecco perché, a ogni Olimpiade, ci si sorprende del piazzamento dell’Italia nel medagliere, considerando che come tasso di sportività siamo certamente fuori la Top 10…







