Secondo Alessandro Ballan, campione del mondo su strada nel 2008 e vincitore del Giro delle Fiandre nel 2007, ci sono territori che in bicicletta acquistano una dimensione differente. Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2019, appartengono certamente a questa categoria. Strade che salgono e scendono continuamente tra i vigneti, pendenze talvolta importanti, piccoli borghi e panorami che in settembre acquistano qualcosa in più: è il momento della vendemmia, quando pedalando si osserva da vicino un paesaggio agricolo ancora vivo.
Un punto di osservazione privilegiato è Ca’ del Poggio, sul celebre Muro che da San Pietro di Feletto (Tv) sale verso la sommità della collina. Un luogo diventato negli anni parte dell’immaginario ciclistico grazie anche ai numerosi passaggi del Giro d’Italia, sia maschile che femminile (in apertura, una foto del Muro sovrastato dalla struttura ricettiva).
Ballan proprio su queste colline venete ha costruito una parte importante della propria carriera. «La zona di Valdobbiadene – ci dice – è stata la mia palestra di allenamento quando ero professionista e tuttora rimane una delle mie preferite per andare in bicicletta. E’ un territorio molto bello perché ha una conformazione veramente varia per quanto riguarda le salite: c’è un po’ di tutto».


Si respira ciclismo
Per chi ama la bicicletta Ca’ del Poggio non è soltanto un punto panoramico. Il muro che conduce alla sommità è ormai una delle salite simbolo del ciclismo veneto, breve ma caratterizzata da pendenze importanti.
Ballan, specialista delle Classiche del Nord, trova inevitabilmente un parallelo con le strade che hanno segnato la sua carriera. «Si passa dallo strappo breve, che può ricordare il percorso del Fiandre, che era il mio preferito e dove cercavo di dare il massimo, fino alle salite più lunghe. E’ un territorio molto vario, suggestivo e soprattutto caratterizzato dai vigneti, che lo rendono veramente unico».
Una volta raggiunto Ca’ del Poggio, la fatica viene ricompensata dal panorama. Da quassù lo sguardo si allarga sulle colline e sui vigneti, mentre all’interno del ristorante fotografie, maglie e ricordi raccontano il rapporto costruito negli anni con il grande ciclismo. «Quando arrivi a Ca’ del Poggio – continua Ballan – respiri aria di ciclismo, perché questo muro è diventato iconico anche grazie ai gemellaggi con altri muri del ciclismo internazionale. Già vedere le scritte per terra, con i vigneti a fianco, è qualcosa di particolare e mozzafiato. E al ristorante continui a respirare ciclismo, tra fotografie di campioni e immagini dei momenti in cui è passato il Giro d’Italia».


Durante la vendemmia
Settembre coincide con la vendemmia e Ballan esprime questo concetto: «E’ bello pedalare qui tutto l’anno – spiega – ma questo è un periodo veramente particolare. Durante la vendemmia, oltre al paesaggio, c’è la possibilità di vedere le persone impegnate nella raccolta a mano dell’uva, soprattutto nei punti dove non è possibile farla automaticamente. E ancora più bella è la parte autunnale, quando arrivano colori che rendono il paesaggio ancora più unico».
E’ proprio la morfologia delle colline a rendere interessante la zona anche dal punto di vista tecnico. Non c’è una sola salita di riferimento: si alternano rampe brevi e molto ripide a ascese più regolari, con continui cambi di ritmo. Non occorre dunque costruire necessariamente un percorso lungo per accumulare dislivello. Sono le stesse colline a imporre una pedalata fatta di rilanci, discese e nuove salite.


Rolle e il Molinetto
Tra i luoghi che Ballan consiglia di raggiungere in bicicletta c’è un piccolo borgo immerso nei vigneti e uno degli scorci più conosciuti delle Colline del Prosecco. «La zona di Rolle, dove c’è il Molinetto della Croda, è veramente particolare e suggestiva. Ci sono fazzoletti di terra coltivati a vigneto su pendenze veramente esagerate. A volte mi fermo semplicemente ad ammirare il paesaggio, perché è davvero bello» confessa.
Ca’ del Poggio può diventare il punto dal quale costruire itinerari differenti, adattandoli a chilometri, dislivello e livello di allenamento. Sarebbe però riduttivo limitare l’esperienza alla bici da strada. Allontanandosi dall’asfalto si apre una seconda rete fatta di sterrati e strade agricole tra i vigneti, particolarmente interessante per gravel e mountain bike. Ascoltiamo Ballan…


Non solo strada
«La strada è molto bella, però devo dire che forse il fuoristrada lo è ancora di più – dice – ci sono posti poco esplorati, che probabilmente non conosco nemmeno io. Ho partecipato a diverse manifestazioni gravel e si attraversano punti veramente belli e suggestivi, che ti fanno apprezzare ancora di più il territorio».
Anche qui la parola chiave resta varietà. «Sia su strada sia in gravel trovi dallo strappo duro alle salite più regolari, fino a quelle più dolci. E’ bello proprio per questo: la conformazione del paesaggio permette di costruire percorsi molto diversi».
Parole che arrivano da chi queste strade continua a frequentarle anche dopo aver smesso di correre tra i professionisti. Ballan pedala ancora spesso sulle colline dove si allenava e oggi capita che lo faccia insieme alla figlia Azzurra, giovane ciclista impegnata nella categoria juniores. Forse è questa la maniera migliore per interpretare Ca’ del Poggio e le Colline del Prosecco: non soltanto come scenario da fotografare durante la vendemmia, ma come un territorio da leggere attraverso la bicicletta, scegliendo una strada, affrontando la salita e concedendosi, una volta arrivati in cima, il tempo di guardare il panorama.







