Quanto accade nel mondo dei professionisti è la versione amplificata di ciò che viviamo quotidianamente su strade sempre più calde. Finché si esce da soli, basta la sveglia e uscire con la parvenza di fresco delle prime ore del giorno. Se si stratta di partecipare a qualche manifestazione, il discorso cambia e gli orari sono obbligati. Le notizie di malori imputabili al grande caldo si rincorrono e già un paio di anni fa affrontammo il tema del colpo di calore. Ma anche senza cadere in questo estremo, il senso di oppressione e di battiti insolitamente alti di quando ci si trova a pedalare nelle ore più calde sono un’esperienza che in queste settimane abbiamo provato tutti.
Per capire meglio che cosa si rischi, abbiamo coinvolto nel discorso il dottor Emilio Magni, responsabile sanitario del team WorldTour XDS-Astana ma a sua volta ciclista e grande camminatore, che toccò per la prima volta con mano gli effetti devastanti del caldo al Tour of California del 2013, quando era alla Liquigas e si ritrovò con un corridore sull’asfalto.
«Era una giornata infernale come queste – ricorda – in una tappa non brevissima che finiva su una salita lungo una specie di gola. Era lunga 7-8 chilometri e appena cominciarono a salire, lui iniziò a barcollare e andare a zigzag. Cadde a terra e rimase per qualche secondo seduto, ma l’asfalto era così caldo, che riportò un’ustione di terzo grado e alla fine ebbe bisogno di un trapianto cutaneo al gluteo.
«Per fortuna arrivammo subito in una clinica privata. Per le prime ore fu davvero disorientato e io in apprensione. Cominciai a tranquillizzarmi quando iniziò a parlare col solito intercalare e per tenerlo fermo dovemmo metterci in due…».


Dottor Magni, che cosa si rischia facendo sport con un caldo eccessivo?
Il rischio più grande è il colpo di calore, un’evidenza sanitaria importante, importantissima, che deriva dall’esposizione a temperature molto elevate e un elevato tasso di umidità per lunghi periodi. L’organismo fa fatica a mantenere i sistemi di smaltimento del calore, soprattutto sotto forma di sudorazione. Arriva il punto che l’organismo non riesce più a smaltire l’energia termica che incamera e questo crea una condizione di emergenza.
Che cosa va effettivamente in tilt?
I sistemi di termoregolazione cerebrale. La nostra temperatura corporea varia dai 36 ai 37 gradi, sia per le funzioni di vita quotidiana sia per quelle sportive. Se lo scostamento è minimo, i problemi di gestiscono, altrimenti tutti i sistemi di connessione cerebrale, poi quelli di attività cardiaca, di vasodilatazione e di attività circolatoria vanno in tilt. Avviene proprio un cortocircuito, un blackout.
Un blackout che limita anche la capacità fisica?
Le reazioni enzimatiche che concorrono alla contrazione muscolare, quindi all’esercizio fisico, avvengono in maniera ottimale intorno ai 37 gradi. Se porti l’organismo a 40 gradi, non riesci più neanche a pedalare, perché questi enzimi vanno in tilt e non catalizzano più le reazioni necessarie per la contrazione.


L’atleta ha la percezione che sta succedendo qualcosa?
Direi di sì, nel senso che ovviamente si manifestano sintomi iniziali come confusione e come mal di testa. Perché c’è da fare anche la distinzione fra colpo di sole e colpo di calore. Il colpo di sole è l’anticamera del colpo di calore e dà mal di testa, un po’ di disorientamento, un po’ di nausea.
Ci si può fare qualcosa?
Se interrompi le condizioni per cui i sintomi sono venuti, ovvero il grande caldo, tutto cessa. Se però, come si diceva all’inizio, continui a rimanere esposto a queste situazioni ambientali, è ovvio che dal colpo di sole passi a quello di calore, che è un’emergenza vera e propria. Insomma, per il colpo di calore si può anche morire. Il problema dei nostri amati corridori è che appartengono a quella categoria di… bestiacce, che nella gara pensano solo ad andare forte. Basta vedere quando cadono: la prima preoccupazione è risalire in bici. Nel calcio invece per una bottarella a un malleolo stanno fermi tutto il tempo che serve.
Nel professionismo avete un protocollo per il grande caldo, come si regolano i corridori?
La prima cosa da fare è una super idratazione, sicuramente, perché bisogna mettere l’organismo nelle condizioni di usufruire delle sue riserve idriche in maniera abbondante. Poi un’alimentazione leggera che non vada a impegnare troppo l’organismo, che in certe fasi sarà impegnato in altre funzioni. E poi prima delle tappe indossano il gilet col ghiaccio e in corsa vengono riforniti con le classiche calze da donna che contengono cubetti di ghiaccio, da mettere dietro al collo.


Anche i rifornimenti stanno cambiando, no?
Sono sempre più ravvicinati, ti permettono di passargli il ghiaccio: capite bene che sono rimedi temporanei, ma sempre meglio che niente. In assoluto, il rimedio per il colpo di calore è andare in un ambiente fresco e abbassare la temperatura anche con contatti freddi: di acqua o di abbigliamento, borse del ghiaccio e quello che tu puoi usare.
Addirittura c’è chi prepara dei ghiaccioli che contengono sali e integratori…
Esatto, sono lo specchio di quello che succede e delle nuove esigenze dei corridori. Ghiaccioli fatti con quello che metteresti nelle borracce, quindi con carboidrati o sali. Quando tanti anni fa cominciai a seguire il ciclismo – tenete conto che ho 76 anni – si sentiva parlare della canicule del Tour de France, soprattutto a livello dei Pirenei (il Tour affronterà quelle strade da oggi, ndr).
Ora invece?
Ora invece quel caldo estremo lo abbiamo anche noi qui e tutti i giorni. Basti pensare che una volta a giugno mi capitava sì e no quattro giorni al mese di dormire con le finestre aperte per il caldo. Ora sono sempre aperte o addirittura chiuse anche di notte. Quanti di voi dormono con l’aria condizionata accesa?







