Siamo arrivati alla fine del viaggio, è tempo di preparare le valigie e tornare alla routine. Recuperiamo gli scatoloni per le biciclette dal negozio che avevamo contattato prima della partenza, ma non sono nelle migliori condizioni. Sono stati conservati per giorni sul tetto e con l’insolita pioggia, il cartone si è bagnato e danneggiato irrimediabilmente. Inoltre, le dimensioni sono nettamente minori rispetto a quelli usati per il viaggio di andata, difficilmente riusciremo a farci stare le bici da 32 pollici, così ne prendiamo uno in più, in caso di necessità.
Passiamo il penultimo giorno tra le ferramenta in paese, alla ricerca di nastro adesivo, materiale protettivo, pluriball e scatole più grosse. Alla fine, ci dobbiamo ingegnare un po’ perché è difficile recuperare tutto il necessario. Riusciamo a imballare le bici con la ruota posteriore montata, che permette una migliore protezione anche delle parti meccaniche, mentre nel terzo scatolone, inseriamo le ruote anteriori delle due bici e i portapacchi.
Con pazienza, usando una pellicola per imballaggi, riusciamo ad unire il cartone contenente le ruote a quello della mia bici, così da trasportare tutto in unico collo, senza dover pagare alcun sovrapprezzo. Poi, con la stessa tecnica, costruiamo un terzo imballaggio assemblando diverse scatole più piccole, le migliori che abbiamo trovato, per riporre le borse e tutto il materiale che all’andata aveva viaggiato insieme all’attrezzatura sportiva.






L’ispezione scongiurata
Il nostro itinerario prevede la partenza da Calama, uno scalo notturno a Santiago del Cile poi uno scalo breve a San Paolo, in Brasile, e infine il volo diretto verso Malpensa, sempre con la stessa compagnia, la LATAM.
C’è però un’ultima questione burocratica da risolvere. Quando avevamo attraversato la frontiera di Hito Cajón, le nostre biciclette erano state registrate in ingresso in Cile. Per poter uscire dal Paese dobbiamo quindi dimostrare che si tratta delle stesse biciclette, ma a Calama non c’è la dogana. Così, durante lo scalo notturno ci rechiamo verso gli uffici nell’aeroporto di Santiago portando con noi le fotografie del cartone chiuso e dello stesso durante le fasi di preparazione in modo da mostrare il colore e i codici identificativi delle biciclette inserite all’interno degli imballaggi.
Sapevamo che avrebbero potuto chiederci di aprire gli scatoloni per le opportune verifiche e in questa maniera speravamo di superare i controlli. Fortunatamente, viaggiando con la stessa compagnia, le biciclette erano state etichettate per arrivare direttamente in Italia. Così gli operatori hanno accettato la documentazione che abbiamo portato con noi e, senza dover recuperare e riaprire le scatole, otteniamo l’autorizzazione a proseguire.




Un viaggio davvero estremo
Con il ritiro dei bagagli a Malpensa e il rientro a casa, si chiude la nostra luna di miele: un viaggio in bicicletta attraverso alcuni degli ambienti più remoti ed estremi che abbiamo mai affrontato. I paesaggi, le persone incontrate, le situazioni che ci siamo trovati ad affrontare e la sensazione di attraversare in bicicletta luoghi così lontani dalla nostra quotidianità hanno reso questi giorni indimenticabili.
Un aspetto che ha influenzato molto la nostra routine di viaggio è stata la scarsità di ore di luce a disposizione per pedalare. Ci ritrovavamo sempre col tempo contato per arrivare a destinazione, senza poterci permettere pause per il pranzo o per sessioni prolungate di foto e video. Le tappe non erano neanche eccessivamente lunghe, né l’andatura troppo lenta, ma prima delle dieci del mattino il freddo era veramente intenso per pensare di anticipare la partenza e poco dopo le cinque il sole già tramontava. Anche la notte in tenda è stata impegnativa: l’attrezzatura era adatta alle temperature, ma per noi passare dodici ore chiusi in tenda dentro i sacchi a pelo è stata una forzatura.


Difficoltà e soluzioni
Rispetto alle nostre precedenti esperienze di bikepacking, dall’Andalusia all’Islanda, questa volta il viaggio è stato diverso. In quelle occasioni, fortunatamente, tutto era andato sostanzialmente secondo programma. In Bolivia, invece, gli imprevisti non sono mancati e forse questo ha reso l’avventura ancora più intensa.
Ci siamo trovati a dover modificare programmi, cambiare itinerario, fare i conti con condizioni imprevedibili e prendere decisioni in modo tempestivo. E’ stata anche un’occasione per metterci alla prova, non soltanto fisicamente, ma anche mentalmente, davanti alla monotonia di certe tappe e alle condizioni poco confortevoli in generale.
Come coppia abbiamo dovuto affrontare le difficoltà insieme, cercare una soluzione invece di fermarsi al problema e mantenere, anche nei momenti più complicati, un atteggiamento positivo.


La preparazione alla base
La preparazione fisica è stata fondamentale, così come la scelta delle biciclette, dei materiali, dell’abbigliamento e di tutta l’attrezzatura. In un ambiente del genere non esistono dettagli secondari, bisogna essere pronti ad affrontare qualsiasi imprevisto. Rimanere bloccati dalla neve e soffrire per giorni il freddo, perché magari non si è riusciti a risolvere un banale problema meccanico, non è un modo per diventare eroi. E’ una situazione che può mettere seriamente a rischio la propria sicurezza e, nei casi più estremi, la propria vita.
Viaggiare in bicicletta non deve necessariamente coincidere con la sofferenza. Certo, la fatica fa parte del viaggio, ma alla fine dell’avventura devono prevalere i ricordi delle esperienze vissute: i panorami, le strade percorse, le persone incontrate e le emozioni provate per le difficoltà superate. La neve, per esempio, ha modificato il nostro programma, ma il cambiamento dell’itinerario ci ha anche regalato la possibilità di fermarci e conoscere San Pedro de Atacama con una calma che probabilmente non avremmo avuto altrimenti.


Programmare nei dettagli
Questo viaggio in Bolivia, più degli altri, ci ha ricordato che non bisogna mai sottovalutare un’esperienza in bikepacking, soprattutto in luoghi così remoti. Imprevisti e fatica devono essere calcolati in qualche modo nel programma, prendendo coscienza dei propri limiti. Inoltre, ci ha insegnato ancora una volta ad essere flessibili, sapersi adattare, apprezzare piccoli confort e soprattutto affrontare le giornate con positività.
Esplorare in bicicletta luoghi lontanissimi da casa, conquistare una vetta, attraversare un deserto, pedalare a quasi cinquemila metri può essere straordinario, ma tutto deve essere proporzionato alla preparazione, all’esperienza, alle condizioni ambientali e alla possibilità concreta di gestire ciò che può accadere.
Dalla Bolivia non siamo tornati con la sensazione di aver superato chissà quale limite, ma con la consapevolezza di aver vissuto un’avventura incredibile, di averla affrontata insieme e di essere tornati con ancora più voglia di ripartire.
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