A forza di parlare di viaggi in luoghi sperduti, esclusivi eventi di bikepacking e componenti tecnici all’avanguardia, c’è il rischio di dimenticarsi il potere che ha, nella sua essenza minima, e dunque fondamentale, una bicicletta. Per fortuna a volte sentiamo storie che ce lo ricordano, e allora raccontarle diventa un po’ più necessario del resto.
E’ il caso, per esempio, del progetto “Bici per tutte”, organizzato da Fiab Bassano nel quartiere Rondò Brenta. Tutto è nato nel 2023, osservando. A conclusione di un’iniziativa di Fiab, la scuola del quartiere aveva organizzato una pedalata, e lì ci si è accorti di una dinamica particolare.


Le donne che non pedalavano
«Abbiamo visto che molte donne facevano servizio di sicurezza a piedi», ci racconta Angela Pulliero, tra le promotrici del progetto. «Erano presenti alla pedalata, ma non pedalavano».
La risposta del perché era semplice quanto a prima vista difficile da immaginare. Rondò Brenta è un quartiere di Bassano separato dal centro da due strade molto trafficate e abitato da numerose famiglie di origine straniera. Molte di quelle donne, quasi tutte mamme, non avevano mai imparato ad andare in bicicletta. Oppure avevano imparato da bambine, ma poi avevano smesso fino a perdere completamente l’abitudine e la sicurezza necessaria.
Da qui è nata l’idea. Grazie alle insegnanti della scuola di quartiere, Fiab Bassano è entrata in contatto con quelle donne e ha deciso di riproporre nella città vicentina una sfida che era già stata sperimentata da Fiab Modena. Insegnare ad andare in bicicletta a donne adulte, partendo completamente da zero.
Il primo anno ha aderito una trentina di persone, il secondo una decina, quest’anno saranno cinque. L’età va dai 25 ai 45 anni, la maggior parte delle donne sono straniere, ma ci sono state anche diverse italiane. «Per noi il calo delle iscrizioni è una bella notizia – ci ha detto Pulliero – significa che il bisogno nel quartiere si sta riducendo. Per questo stiamo pensando di spostare il progetto in altre zone, magari facendolo itinerante, per raggiungere altre donne».


Prima l’equilibrio, poi il coraggio
Insegnare ad andare in bici ad un adulto però non è come insegnarlo ad un bambino. «Ci siamo accorte che nessuna di noi sapeva davvero come fare», racconta Pulliero. «Si pensa subito alle rotelle, ma per gli adulti non si possono usare, non sono una soluzione. Quindi ci siamo informati, abbiamo studiato esperienze nate in Inghilterra e ci siamo confrontate con Fiab Modena per costruire un metodo».
La prima lezione comincia con una bicicletta senza pedali. In questo modo si impara a frenare, a spingersi con i piedi, a trovare poco alla volta l’equilibrio dinamico. Poi quando quella sicurezza arriva si montano i pedali. In questa fase ogni partecipante è affiancata da due volontarie perché, come ci ha spiegato Pulliero: «La difficoltà più grande non è tecnica, è vincere la paura di cadere».
Si parte pedalando su un rettilineo, poi si impara a curvare tra i coni, infine le prime uscite sulle strade tranquille del quartiere. Qui si aggiungono anche le regole della circolazione, stare sulla destra, fermarsi agli stop, affrontare gli incroci. Infatti nel corso c’è anche sempre una lezione teorica dedicata al codice della strada e alla segnaletica per chi si muove in bicicletta.




Una bicicletta che cambia la vita
Le storie nate da questo progetto dimostrano che la bicicletta è molto più di un bell’oggetto ricreativo. Raccontano di quell’essenza minima, e dunque fondamentale, di cui parlavamo all’inizio. Angela ci dice che continua a incontrare Bariatu, una delle partecipanti della prima edizione. Grazie alla bicicletta ha trovato un lavoro più lontano da casa e, con il tempo, è riuscita ad acquistare anche una bici elettrica.
Poi c’è Nadia che grazie al corso ha trovato il coraggio di fare un passo oltre e di prendere la patente. Non potendosi permettere molte lezioni di guida, durante le uscite in bicicletta immaginava di essere al volante, simulava le frecce, le precedenze, le svolte. La bici le ha dato l’autostima necessaria per affrontare quella sfida.
Il cambiamento, però, non riguarda solo chi impara a pedalare. Diverse donne che hanno partecipato alla prima edizione sono diventate istruttrici l’anno successivo, e oggi una partecipante della seconda edizione sta aiutando Angela ad organizzare la terza. «E’ un progetto che sta continuando grazie alla collaborazione di molte realtà, con il prossimo corso che inizierà l’11 settembre», dice Pulliero.
Accanto a Fiab Bassano hanno collaborato anche realtà che si occupano di contrasto alla violenza di genere, come Spazio Donna e il Gruppo 8 Marzo. Perché “Bici per tutte” non insegna solo ad usare una bicicletta. Insegna a muoversi con più autonomia, allargare il proprio orizzonte, ad avere fiducia nelle proprie capacità e a scoprire che, a volte, la libertà comincia da un piccolo equilibrio ritrovato.







