Giornata su La Redoute, Liegi, Belgio, Doyenne, cicloturistiGiornata su La Redoute, Liegi, Belgio, Doyenne, cicloturisti

| 24 Aprile 2026

La Redoute in festa. Caffè, campioni, birra e fiato grosso

COTE DE LA REDOUTE (Belgio) – Non c’è niente di più corroborante per chi vive e scrive di ciclismo di una giornata come questa, sulle strade delle Ardenne che domenica vedranno sfidarsi i professionisti e domani saranno il teatro della Liege-Bastogne-Liege Challenge, la granfondo che porta il nome della corsa dei campioni. Non tutti quelli che domani la disputeranno erano oggi sul percorso, ma di certo sulla Redoute c’era il resto del mondo.

Gente partita 50-60 chilometri prima a ruota di una squadra, poi ripresa e staccata dalla squadra successiva e così via fino alla cima della salita simbolo: l’unica su cui abbia senso fermarsi. E’ la forza del ciclismo: puoi veder passare le stelle mondiali del ciclismo, pedalare (con educazione) alla loro ruota e vederle sfilare in scioltezza o provando a fare la differenza in cima alla stessa salita che a te è costata un polmone.

Stamattina ci siamo fermati anche noi e dopo aver seguiti alcuni campioni per gli articoli che leggerete nel weekend su bici.PRO, siamo rimasti assolutamente frastornati dai tanti cicloturisti incontrati lungo la strada e che in cima alla Redoute si sono fermati per bere un caffè e vederli passare.

La Redoute, luogo magico

La Redoute, per cominciare. Si tratta di una salita di 2.3 chilometri che prende il via dall’abitato di Aywaille e scollina ad appena 292 metri sul livello del mare, con pendenza media del 7,4 per cento e massima del 22. Dopo circa un terzo della scalata, un cippo sulla destra ne celebra la grandezza, anche se nei giorni della corsa i prati, il silenzio e il vento che ne sono il solito sfondo, sono sostituti dai tendoni in cui saranno presto serviti fiumi di birra, camper di tifosi lungo il percorso e lo sguardo pacioso delle mucche distratte neanche più di tanto dalle tante presenze.

E’ inevitabile che se sei un appassionato di ciclismo e ti trovi a scalare la Redoute in questi giorni, hai su di te il peso delle imprese che porti stampate nella memoria. Così, se normalmente avresti l’istinto salvavita di affrontarla in agilità ricorrendo ai rapporti più agili, oggi sei preda dell’istinto di farla forte. Ed è per questo che la maggior parte di coloro che abbiamo visto scollinare in cima aveva il volto paonazzo e il respiro affannoso. Anche se, va riconosciuto che alcuni se la sono cavata davvero bene, concludendo la scalata ancora in spinta, prima di tuffarsi nella discesa o fermarsi in cima.

Granfondo e problemi

Ma c’è un problema, perché anche in Belgio il ciclismo a volte trova degli ostacoli. I sindaci di alcuni comuni lungo il percorso – segnatamente quelli nella zona di Stavelot che già nel 2024 erano parsi recalcitranti – hanno posto il divieto di passaggio della granfondo, perché il dispiegamento di forza pubblica avrebbe costi troppo ingenti anche per loro. Passi pure la Doyenne delle Classiche dei professionisti, ma alla prova di massa hanno detto di no.

Questo significa che i partecipanti alla prova di domani, convinti di affrontare lo stesso percorso dei professionisti, dovranno fare a meno di una serie di cote leggendarie come Wanne, lo Stockeu (su cui campeggia la celebre stele dedicata a Eddy Merckx), la Haute Levée, la Cote du Rosier, la Cote du Maquisard e anche la Desnie.

Gli organizzatori si sono trovati costretti a individuare delle alternative per arrivare al dislivello di 4.000 metri a fronte dei 4.395 della corsa dei pro’, ma non tutti hanno visto di buon occhio il cambiamento. Al punto che oltre ai tantissimi attesi domani al via da Liegi (le iscrizioni sono sold-out e per la prova più lunga prevedevano un’iscrizione di 97 euro) saranno tanti quelli che partiranno più avanti e, guidati da cicloturisti locali, percorreranno in autonomia il percorso originale, abbandonando quello ufficiale dove proporrà le suddette deviazioni.

Un caffè con i campioni

Stamattina sulla Redoute si parlava anche di questo. Poi, mano a mano che i campioni sono iniziati a sfilare, i cicloturisti fermi sulla cima hanno colto l’occasione per fotografarli e farsi una foto assieme a quelli che si sono fermati presso lo stand di Le Coffee Ride, accettando un caffè e un biscotto. La più simpatica di tutti, la campionessa del mondo Magdeleine Vallieres, ha trascorso sulla cima quasi dieci minuti, ammettendo di aver appena bevuto il caffè più buono da qualche tempo a questa parte.

Gli altri hanno accettato di scambiare il cinque con i tanti tifosi, che sono rimasti sulla cima fino all’ora di pranzo. Poi, quando anche l’ultima delle venti squadre è passata e ha proseguito la sua corsa verso Liegi, anche loro sono ripartiti. Alcuni seguendo ancora il percorso, altri per vie diverse verso casa o lungo i chilometri dei propri allenamenti.

Sulla strada verso Liegi, ci siamo prima imbattuti in un corridore veneto, Francesco Busatto, e tutta la sua squadra fermi presso il chiosco del suo fan club in Belgio. E poi su una strana coppia: un padre e davanti il figlio che non avrà avuto più di 12 anni, lanciato come un missile sulla sua biciclettina verso la città. Scene che danno un senso alla passione per il ciclismo, facendo capire come questo appartenga alla cultura e alla quotidianità delle città.

La Redoute a quest’ora sarà nuovamente silenziosa, ma da domani si accenderà di voci, colori e schiuma di birra. Ci saranno quelli che faranno fatica per superarla e gli altri che li inciteranno come se sulle bici ci fossero davvero loro. E’ lo stesso popolo, ciascuno capace di esprimersi a modo suo, in nome della stessa passione per la bicicletta.

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